Redazione

La mia esperienza all’ospedale omeopatico di Glasgow

Fiona Chaff condivide la sua esperienza personale come paziente del Glasgow Homeopathic Hospital.
Tempo di lettura: 3 minuti

Nel 1996 sono stata ricoverata presso l’ospedale omeopatico di Glasgow come paziente e in un altro ospedale come paziente esterno per una biopsia della cervice. All’epoca vivevo nelle Shetland, con un bambino di 3 mesi. Sono stata sottoposta un PAP Test con esito anomalo dopo la nascita del mio terzo bambino.

Avrei dovuto viaggiare fino ad Aberdeen per una colposcopia, un viaggio di 250 miglia.  Ho rimandato il più a lungo possibile, in modo da potermi documentare sul problema e provare quante più terapie alternative possibili.

Il libro di Susan Quilliam “Positive Smear” è stata una grande risorsa, con molti dettagli sui fattori di rischio e sui possibili trattamenti.  Avrebbe dovuto essere possibile avere un trattamento laser, ma i diversi trattamenti non sono stati discussi con me. Mi hanno sottoposta all’equivalente di una colposcopia nelle Shetland con un consulente di cattivo umore, poco capace nell’utilizzo dello strumento.

Ho avuto sempre paura degli ospedali, non aiutata in questo, dall’esperienza del parto in ospedale. Dissi al medico che fece il primo striscio che volevo un trattamento omeopatico e lui disse che avevo preso la decisione sbagliata. Fortunatamente, nel 1995, c’era un nuovo medico che aveva fatto un po’ di pratica all’ospedale omeopatico di Glasgow. Fu felice di farmi da riferimento.

Sapevo, quando ho fatto il PAP Test anomalo, che non ero in buone condizioni mentali e fisiche; quindi, dovevo decidere se volevo vivere o morire. Avevo un matrimonio difficile e pochi soldi. Come risultato dell’esperienza, mio marito mi lasciò nel 1996.

Ho migliorato la mia dieta e sono stata generalmente più attenta con me stessa. Ho fatto più meditazione e yoga e ho cercato di rilassarmi di più. Ho fatto la cromoterapia e il counselling, e molta, molta Omeopatia.

Sono arrivata alla conclusione che quando si è malati, ci si può paragonare ad una pianta in vaso che può aver bisogno di essere nutrita o annaffiata, ma a volte ha bisogno di essere rinvasata. Può essere che tu non possa prosperare nell’ambiente in cui ti trovi.  Mio marito ha detto più tardi che pensava che stessi per morire e ha spento ogni sentimento per me. Mi sentivo come se dovessi affrontare l’esperienza da sola. Ho regolarmente il PAP Test, ogni pochi mesi e i risultati sono peggiorati fino a quando hanno detto che poteva svilupparsi un tumore.

Feci il viaggio di 400 miglia dalla mia casa nelle Shetland all’ospedale omeopatico di Glasgow, nel marzo 1996. Era buio e pioveva a dirotto quando arrivai con il mio bambino di 3 mesi che urlava. Le infermiere furono adorabili, mi fecero il tè e mi diedero biscotti al cioccolato e presero il bambino per un po’.

Mi hanno mostrato la mia stanza e in un paio d’ore dall’arrivo sono stata visitata da un omeopata, mi hanno fatto alcune analisi: pressione, urina e polso. Poi mi è stato somministrato un rimedio.

Ho cenato e sono andata a letto presto. Il bambino si è svegliato alle 4 del mattino e le infermiere lo hanno preso di nuovo, mentre io ho preso il tè e i biscotti al cioccolato.

Stavo cominciando ad abituarmi a questo. Mio figlio ha fatto grande amicizia con un’infermiera e ha riso per la prima volta con lei.

Ho avuto un altro colloquio con il medico omeopata la mattina dopo, e ho deciso che sarei andata per il l’esame di biopsia della cervice in un altro ospedale come paziente esterno. Un’infermiera è venuta con me dall’ospedale omeopatico e ha tenuto il mio bambino, mentre facevo il trattamento. Il medico che mi ha praticato la biopsia era come un autista di autobus e ovviamente non aveva letto i miei appunti, e ha continuato a lavorare a prescindere, senza chiedermi nulla.

Il cibo dell’ospedale non era il massimo, soprattutto per una madre che allatta. Il personale mi incoraggiava ad uscire nel pomeriggio. Sono rimasta per 4 giorni, finché non mi sono ripresa a sufficienza dalla biopsia. Quando ho lasciato l’ospedale per tornare a casa l’infermiera dell’ospedale omeopatico mi ha abbracciata e il tassista ha detto che dovevo essere una paziente molto speciale.

Pensavo che lo facessero con tutti. Ho ricevuto regolari controlli sulla mia salute per posta e mi hanno prescritto altri rimedi. 

Quando ho fatto il mio PAP Test successivo lo striscio era normale. Poi mi sono arrivati i risultati della biopsia che dicevano che non era poi così grave come sembrava e non c’era il rischio di cancro.

Le cure che ho ricevuto all’ospedale omeopatico erano proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento. Mi è stato dato il tempo di raccontare la mia storia e ho sentito che il medico aveva tutte le informazioni necessarie per darmi i rimedi appropriati. Questo contrastava con il trattamento convenzionale, che mi faceva sentire come una seccatura perché non volevo essere trattata, perché non mi adeguavo alla procedura standard.

Ho percepito l’ospedale omeopatico come un rifugio sicuro. Sono stati molto solidali e mi hanno aiutato a prendere la decisione di rifare la biopsia. Ho avuto un sostegno continuo dopo il trattamento omeopatico, ma nessuno dal mio medico di base. Quando sono andata a fare il PAP Test successivo, il medico non aveva letto i la mia cartella. Questo ha indebolito la mia fiducia nella medicina convenzionale. Come risultato di questa esperienza sceglierei sempre prima l’Omeopatia.

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