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R. Roberts: «La ricerca in omeopatia è di altissimo livello»

Lo sostiene Rachel Roberts, chief executive di dell’Homeopathy Research Institute (HRI)
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La ricerca omeopatica è attendibile quanto quella allopatica? Attorno a questa domanda ruota l’attendibilità che si concede all’Omeopatia, argomento centrale per moltissimi cittadini. Per questo motivo Rachel Roberts, Chief Executive dell’Homeopathy Research Institute (HRI), ha voluto rispondere in prima persona ai microfoni di Quotidiano Salute, fugando ogni possibile dubbio. L’HRI è un ente di beneficenza con sede nel Regno Unito, che promuove la ricerca  omeopatica assicurandosi che vengano adottati standard di livello internazionale. «La ricerca in Omeopatia è di altissimo livello: i parametri utilizzati sono gli stessi impiegati per la ricerca in medicina allopatica. Vengono utilizzati test clinici, trial, proprio come se si trattasse di un farmaco tradizionale»

«La ricerca in Omeopatia è di altissimo livello»

«L’omeopatia è una vera e propria medicina – spiega Rachel Roberts nel corso della sua intervista – Attualmente abbiamo a disposizione un numero di evidenze validate scientificamente sufficienti a dimostrare che gli effetti di queste cure vanno ben oltre il placebo». «Il nostro Istituto si dedica principalmente alla revisione degli studi più rilevanti condotti dagli scienziati in tutto il mondo. In questo momento, ad esempio  è in corso una Revue sull’otite in età pediatrica. L’obiettivo di questo studio è di contribuire alla riduzione dell’uso degli antibiotici nei bambini. Un traguardo che credo possa essere desiderabile e condivisibile da tutti».

Lo studio sull’otite e quello sulle infezioni

Ma quello sull’otite non è il solo studio che l’Istituto porta oggi avanti. In India è infatti in corso uno dei più grandi studi mai effettuati in ambito pediatrico, riguardante infezioni di varia natura. «Sotto la lente degli studiosi ci sono neonati e bambini, tutti di età non superiore ai due anni, affetti da infezioni di diversa natura. Una parte è stata curata con l’Omeopatia, un’altra con la medicina tradizionale – racconta la ricercatrice -dalle osservazioni condotte finora dagli scienziati è emerso che i piccoli a cui sono state somministrare le cure omeopatiche hanno mostrano meno “effetti collaterali”, come reazioni a livello delle vie respiratorie, e complessivamente il numero di giorni di malattia è risultato più esiguo».

«Medicina complementare, non alternativa»

Aspetto fondamentale che la dottoressa Roberts vuole sottolineare è la complementarietà della medicina omeopatica rispetto a quella allopatica. Non si tratta cioè di farmaci da utilizzare in sostituzione, ma in aggiunta a quelli allopatici prescritti dal medico. «L’omeopatia non è una scelta alternativa alla medicina allopatica, è complementare, integrativa. Nella vita reale è possibile ricorrere ad entrambe le cure, anche io lo faccio quotidianamente. L’Omeopatia è, in altre parole, uno strumento in più a disposizione di medici e specialisti»

 

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