COVID-19 può manifestarsi anche solo con sintomi digestivi

Ricercatori cinesi avvertono che alcuni casi possono sfuggire alla diagnosi a causa di una sintomatologia diversa da quella attesa

Non solo sintomi respiratori. Tutti coloro che leggono quotidianamente gli aggiornamenti sull’evoluzione della pandemia da coronavirus sono abituati a pensare alla polmonite come manifestazione dell’infezione. Ma la questione potrebbe essere più complessa. Secondo uno studio realizzato in Cina, infatti, quasi il 50 per cento dei soggetti presi in esame ha avvertito prima sintomi dell’apparato digerente, e segnatamente perdita di appetito e diarrea. Costoro hanno per giunta avuto un decorso della malattia più lunge e più grave, che ha molto peggiorato il quadro clinico. La questione è tutt’altro che irrilevante, dal momento che identificare la malattia COVID19 il più presto possibile permette non solo di sottoporre i pazienti a cure più specifiche (e quindi più efficaci), ma anche agli operatori sanitari di prendere da subito le dovute cautele, e quindi abbassare tra le loro fila il numero di contagiati.

La ricerca pubblicata sull’American Journal of Gastroenterology, realizzata su 204 pazienti di età media di circa 55 anni, ricoverati in provincia di Hubei tra il 18 gennaio e il 28 febbraio, ha contato 99 pazienti ( il 48,5 per cento) che presentavano all’ospedale sintomi digestivi come principale lamentela. Addirittura 7 pazienti non hanno mai manifestato alcun tipo di difficoltà respiratoria. Il tempo medio intercorso tra il manifestarsi dei primi sintomi e il ricovero in ospedale è stato di 8,1 giorni: un tempo molto più elevato di quello dei pazienti con sintomi respiratori. Ciò, con ogni probabilità, è dovuto alla maggiore difficoltà, tanto per i malati quanto per i medici, di identificare correttamente la malattia, dal momento che fiato corto, perdita di appetito e vomito non sono tra i sintomi normalmente considerati in fase di diagnosi. Anche l’evoluzione della malattia tra i due gruppi si presenta, secondo lo studio, in maniera diversa. Con l’aggravarsi della condizione del paziente, infatti, tendono ad aggravarsi anche le affezioni dell’apparato digerente, e conseguenza di ciò è che i pazienti senza sintomi digestivi avevano maggiori probabilità di essere curati e dimessi (60 per cento) rispetto a quelli con sintomi digestivi (34 per cento).Entrando nello specifico, i sintomi digestivi più comuni sono stati perdita di appetito nell’84 per cento dei casi, diarrea nel 29 per cento, vomito nello 0,8 per cento e dolore addominale nello 0,4 per cento.

La ricerca in esame fa seguito ad un’altra (ad opera dell’Università di Wuhan e del Wuhan Institute of Virology of the Chinese Academy of Science) che aveva affrontato un argomento simile, secondo la quale COVID19 non si trasmette solo attraverso le goccioline di saliva di cui tutti abbiamo sentito parlare in questi giorni, ma potrebbe trasmettersi anche per via oro-fecale. Questo tipo di trasmissione può essere frequente nel caso dei bambini, o per via sessuale negli adulti. I ricercatori cinesi invitano quindi a tenere alta la guardia e non lasciarsi sfuggire questo tipo di pazienti, dal momento che una diagnosi precoce potrebbe salvar loro la vita e tenere il personale medico al sicuro da possibili contagi.

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