Fermiamoci… ma non solo adesso

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Venerdì 10 aprile: i morti attribuiti ad infezione covid-19 nel mondo sono 101.732

È un numero enorme di persone morte, in pochi mesi. Spesso anziani e già malati, ma anche persone giovani e medici e personale sanitario. Un dramma collettivo che in poco tempo ha accomunato in un’unica condizione una vasta parte del mondo. Il mondo si è fermato; tutti chiusi in casa buona parte del tempo, se non per necessità inderogabili. Lo stiamo facendo per preservare le fasce più deboli delle nostre popolazioni, gli anziani, i malati, ma anche per preservare noi stessi. Comprendiamo che per fermare una pandemia bisogna agire come se fossimo un corpo solo. L’umanità divisa si riscopre famiglia umana che, se vuole superare il grave pericolo per la vita delle persone care, di se stessi e dei propri simili, deve saper agire un modo coerente, unanime, come un solo uomo.

Lentamente, il numero degli ammalati e dei morti sembra stia calando. Agire tutti insieme, spinti da uno scopo comune condiviso sta portando frutti. Ci siamo fermati tutti insieme e abbiamo preservato molti dalla sofferenza e dalla morte.

Quando questa pandemia sarà terminata, perché niente a questo mondo dura in eterno, potremo finalmente riprendere la nostra vita, la vita di tutti i giorni. Torneremo alle nostre occupazioni, purtroppo per molti con qualche problema economico in più creato dal lungo periodo di inattività. Torneremo ai nostri svaghi, agli amici, all’aperitivo, alle feste, il cinema, il teatro, i viaggi, le vacanze. Avremo superato la pandemia, il sistema immunitario di molti sarà meno impreparato e potremo guardare avanti.

In quel momento sarà meglio che guardiamo solo avanti, perché se volgessimo lo sguardo di lato, a fianco a noi, guardando la famiglia umana, con sconcerto e sofferenza scopriremmo che è solo passata una pandemia, mentre molte altre epidemie e sofferenze endemiche sono ancora in corso.

Quanta immensità di sofferenza e di morte sta inesorabilmente scorrendo a fianco a noi, senza che più ce ne accorgiamo, un po’ per distrazione, un po’ per abitudine. Eppure sono “pandemie” di sofferenza e morte dai numeri spaventosi, che interrogano la nostra coscienza e che ci dicono: “Fermati. Fermati come ti sei fermato per questa pandemia Covid-19. Fermati perché solo fermandoti potrai sentire il grido di dolore, lo strazio della sofferenza e della morte che attraversa la famiglia umana”. Se proveremo a fermarci nuovamente tutti riusciremo a sentire il grido che sale dalla Terra, di quanti nella famiglia umana continuano a soffrire e morire.

Fermiamoci a guardare i bambini che muoiono per fame e malattie facilmente curabili, se solo avessero le risorse.

Nel 2016, ogni giorno 15.000 bambini hanno perso la vita prima del 5° anno d’età: il 46% di questi – 7,000 bambini – nel periodo neonatale, i primi 28 giorni di vita. In aggiunta ai 5,6 milioni di decessi sotto i 5 anni, nel 2016 oltre 2,6 milioni di bambini sono nati morti, per cause in maggioranza prevenibili. Nel 2016 le principali cause di morte dei bambini sotto i 5 anni sono state per complicazioni di nascite premature (18%), polmonite (16%), complicazioni durante il travaglio e il parto (12%), diarrea (8%), sepsi neonatale (7%), malaria (5%). La malnutrizione contribuisce a quasi la metà di tutti i decessi sotto i 5 anni.

7000 bambini ogni giorno muoiono per le conseguenze della mancanza di cibo adeguato, per fame. 5 bambini ogni minuto, anche adesso, mentre stiamo leggendo queste righe, stanno morendo per mancanza di cibo.

Fermiamoci a guardare i bambini che muoiono nelle zone di conflitto, sentiamo il loro grido di dolore per le mutilazioni e le sofferenze che subiscono.

Quando i nostri figli potranno riprendere a frequentare la scuola, in Africa milioni di bambini continueranno a non poterle frequentare, a causa delle guerre e delle violenze che affliggono vaste regioni.

Nel 2018 sono stati feriti o uccisi non meno di 12.000 bambini in zone di guerra. Quando per i nostri figli saranno finite le restrizioni causate da questa pandemia Covid-19, più di 300 milioni di minori continueranno a vivere in zone di conflitto dove si consumano ai danni dell’infanzia atti disumani, oltre che uccisioni e mutilazioni, come violenze sessuali, rapimenti, attacchi contro scuole e ospedali.

Fermiamoci a guardare i malati deformati dalla lebbra, quella malattia che per noi è reminiscenza del lontano medioevo.

Nel 2017 la lebbra ha colpito 210.671 persone; non erano di meno le persone che negli anni precedenti avevano contratto la lebbra. E’ una epidemia silenziosa, soprattutto perché è distante da noi, solo 33 nuovi casi in Europa. Una percentuale molto alta va incontro a disabilità gravi e permanenti per mancanza di diagnosi precoce e cure, eppure sarebbe facilmente curabile con le terapie a disposizione, ma mancano i servizi sanitari e le risorse economiche.

Fermiamoci ad asciugare il sudore sulla fronte di chi soffre di malaria.

Nel 2017 il numero di casi totali di malaria è stato stimato dall’OMS intorno ai 219 milioni, con circa 435 mila decessi in un anno.

Nelle aree ad alta trasmissione di malaria, Africa e India, i bambini sotto i 5 anni sono particolarmente vulnerabili all’infezione e sviluppano la malattia in forma grave. Nel 2017 il 61% dei decessi riguardava i bambini sotto i 5 anni. Per curarla si usano i derivati della china, l’idrossiclorochina, quella che per fortuna da noi non manca ed è utilizzata nel trattamento dei malati Covid-19. L’OMS ha lanciato un appello affinché, mentre ci si concentra nella cura del Covid-19 non si dimentichino le risorse e le cure per i malati di malaria.

Fermiamoci di fronte alla tosse insistente, con sputo di sangue, delle persone che si consumano malate di tubercolosi; quella malattia così diffusa anche nelle nostre popolazioni sino a mezzo secolo fa.

Nel 2017 10 milioni di persone hanno contratto la tubercolosi e 1,6 milioni sono morti nello stesso anno a causa della malattia. Le cause: mancanza di igiene, di alimenti, di case salubri e mancanza di servizi sanitari e risorse economiche per fornire i farmaci efficaci per la cura.

Quanta sofferenza, quante morti. La maggior parte di questa sofferenza e queste morti sarebbe facilmente evitabile, le terapie ci sono, ma non sono là dove c’è necessità.

Di fronte alla minaccia pandemica di un nuovo virus mutato, capace di diffondersi rapidamente e creare una patologia insidiosa che può portare alla morte, la famiglia umana si è fermata per arginare il problema e così sta riuscendo a contenere il numero di morti.

La fame, le guerre, la lebbra, la malaria, la tubercolosi, sono solo alcune delle sofferenze e cause di morte a cui milioni di persone sono esposte ogni anno e sarebbero facilmente prevenibili o curabili.

Purtroppo, forse, sono tra noi da troppo tempo, non sono una minaccia nuova.

Troppe sono le sofferenze e le morti provocate dall’egoismo e dall’indifferenza dell’uomo, di fronte alla loro enormità il passo vacilla e lo sguardo rimane attonito, così che molte non riusciamo a nominarle e ci fermiamo sul margine dell’abisso.

Forse è una sofferenza a cui siamo abituati e siamo rassegnati? Forse è una sofferenza che non ci riguarda da vicino? Eppure se abbiamo il coraggio di fermarci possiamo sentire il grido di dolore che sale dalla terra e qualcuno che ci chiede “Dov’è il tuo fratello? Ho sentito il suo grido”.

Non voltiamo lo sguardo. Se avessimo il coraggio di fermarci anche per loro, le strutture di morte, di potere e di egoismo che sottraggono ingenti risorse utili per sfamare e curare intere popolazioni sarebbero costrette a prendere atto che la famiglia umana è unita, come un solo uomo, e sa fermarsi per proteggere e salvare i più deboli, i malati e gli indifesi, come stiamo facendo adesso.

Dal Blog del dott. Bruno Galeazzi

 

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