Salute inquinamento e Covid-19

Dott.ssa Luisella Zanino
Tempo di lettura: 2 minuti

Oggi possiamo chiederci come questa pandemia abbia influito e possa influire in termini di tutela dell’ambiente e in questi termini le suggestioni sono molte, sia relative a ciò che è avvenuto che per ciò che avverrà.

Contemporaneamente alla pandemia è aumentato a dismisura l’uso di plastiche usa e getta e dunque di rifiuti, sanitari e non, con prevedibili e preoccupanti conseguenze per l’ambiente, sia a breve sia a lungo termine, relative al loro smaltimento. 

Durante  il periodo di lockdown, come prevedibile, c’è stata  nel mondo intero una  netta riduzione delle emissioni inquinanti, un riappropriarsi di spazi da parte di altre specie animali e da qui sono nate domande scomode sulle responsabilità degli umani nella salvaguardia del pianeta Terra: urbanizzazione selvaggia prodotta dall’uomo, sfruttamento delle altre specie animali fino a provocare zoonosi causa di pandemie come questa,  disastrose conseguenze per il cambiamento climatico provocato dalla specie umana. 

Per contro, in una visione ottimistica del nostro futuro, la profonda e gravissima crisi che ha coinvolto l’intera umanità potrebbe avere un  ruolo positivo  nel risvegliare le coscienze verso  progetti etici e di sostenibilità ambientale in grado di salvare questa nostra Terra e con essa l’umanità intera.

Poiché all’inizio della pandemia la diffusione del SARS-COV-2 fu maggiore nelle aree più industrializzate, una delle domande che il mondo scientifico italiano e mondiale si pose in relazione alla sua diffusione fu se l’elevata virulenza e mortalità, in alcune zone più che in altre, fosse correlata ai livelli degli inquinanti atmosferici, la stessa OMS nel rapporto pubblicato nel 2018 pone l’accento sulla salute dei bambini e la qualità dell’aria. O ancora, è possibile consultare sull’argomento lo studio del Gruppo ACP Pediatri per Un Mondo Possibile dal titolo: ” COVID-19 e Inquinamento ambientale: esiste una relazione? Una review e una riflessione sulla letteratura esistente”.  Ad oggi studi condotti in tutto il mondo indicano che l’esposizione a tali livelli, sia a breve che a lungo termine, favorisce non solo una aumentata letalità ma anche un aumento del contagio da COVID-19. Una delle ipotesi è che il PM (acronimo dall’inglese “Particulate Matter”, materiale particolato, meglio reso in italiano con “polveri sottili”), insieme ad altri contaminanti chimici e biologici, possa agire come vettore di trasporto del virus per via aerea, favorendone la diffusione. Esistono ad oggi evidenze sul nefasto contributo dovuta alla esposizione cronica all’inquinamento atmosferico nella suscettibilità alla malattia da SARS-COV-2 poiché l’esposizione al PM potrebbe indebolire la risposta immunitaria, con conseguente incapacità di difendersi dall’invasione del virus.  Gli inquinanti atmosferici indurrebbero inoltre una maggiore espressione dei recettori ACE-2, chiamati in causa nella suscettibilità a farsi infettare, e l’esposizione al PM e agli inquinanti atmosferici provocando infiammazione cronica delle vie respiratorie, causerebbe maggior predisposizione ad infezione grave o letale. Altri fattori ambientali e demografici giocherebbero un ruolo nell’elevato tasso di mortalità italiano, ivi compreso l’invecchiamento della popolazione, le comorbidità presenti soprattutto negli individui più anziani, il tasso di inquinanti e, non ultimo, lo stress del SSN italiano, con saturazione dei posti ospedalieri, particolarmente  nei reparti di rianimazione. non ci resta che sperare che la crisi che ha coinvolto l’ umanità possa risvegliare le coscienze verso una seria sostenibilità ambientale.

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