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30 Gennaio, 2026

#1 – Riflessioni di un omeopata indisciplinato

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Me ne stavo tranquillo a spigolare quando si avvicina un amico di vecchia data che mi fa ‘perché non scrivi qualcosa per la rivista? Una cosa qualunque, basta che parli in qualche modo di Omeopatia’

Chi, io? Beh, mah, oh, eh, poi esaurite tutte le espressioni con le h, lui sempre lì in attesa, mi è toccato dire qualcosa. ‘insomma… veramente io… non sarebbe forse…’… Alla fine ho esaurito anche i puntini di sospensione e ho dovuto aggiungere qualcosa di sensato, ‘fammici pensare’ ho detto prendendo tempo, ma sapevo che ormai mi aveva fregato.

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Una sera, fuori da un cinema con amici; intorno altri gruppetti di persone.

Una ragazza apre la borsa, rimesta dentro, tira fuori un fazzoletto, cade un tubetto in terra. La ricordo piccolina, riccia, coi capelli neri. Non si accorge di niente, io riconosco subito di cosa si tratta.

Un ragazzo di un gruppo accanto nota la stessa cosa e si china a raccoglierlo. Guarda attentamente, è ancora chinato e la ragazza ne sente la presenza dietro e si scansa interrogativa, quasi infastidita. Lui si rialza, è magro e piuttosto alto, di capelli chiari. Le porge il tubetto e lei è distratta, non capisce, è mezza girata verso le amiche, ‘Aconitum 5 CH – dice il ragazzo quasi parlando al vuoto– anch’io lo uso, se prendo freddo’, e resta con il tubetto in mano a mezza via, sospeso.

Lei che lo guardava appena, in quell’attimo lo vede. Un accenno di sorriso di circostanza, nel suo divenire si trasforma in accoglienza, ‘Grazie, sì, anch’io se prendo freddo…’ e in quel momento due estranei si riconoscono.

‘Dai, vieni Terè’ le dice un’amica, ‘Carlo è ora di andare’ fa una voce dall’altro gruppo, ma i riccioli neri non si muovono e quell’altro resta fermo pure lui, è la foto di un attimo, le mani che si sfiorano con il tubetto di Aconitum nel mezzo e allora ho capito che l’Omeopatia, se vuole, fa miracoli.

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