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3 Luglio, 2026

Cedimento strutturale in atto!

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Una calda vibrazione attraversa la tenda del sonno. La mente ordina di continuare a dormire. L’oscuro silenzio è percorso da scosse bollenti. Sembra che un Dio di fuoco stia galoppando nelle mie vene e ad ogni suo passaggio il sangue si trasformi in sudore. Poi il frastuono cessa. Resta solo un riverbero acustico di parole, un brusio che arde e si scioglie in un aspro sussurro:

“CEDIMENTO STRUTTURALE IN ATTO!”   

Una spirale di fumo mi ghermisce la gola. Respiro peggio di una vecchietta asmatica. Poi uno schermo si surriscalda e schizza nel vuoto infinito. Sull’oblò compare la sfera Solare, enorme e bianca. Fuggo dalla cabina prima di bruciare come un fiammifero. La tuta spaziale mi stringe fino a farmi sentire un elefante infilato in un forno a microonde. Esco come un getto di vapore sparato fuori da un geyser. Un corto circuito trancia di netto il cavo di sicurezza. Senza cordone ombelicale divento un piccolo feto circondato da liquido amniotico incandescente. Per fortuna una mano metallica mi strappa, come una tonsilla, dall’arroventata gola dell’universo.

Il fiato proveniente dai condizionatori d’aria allevia il bruciore delle ustioni sul mio corpo. Devo portare questa astronave lontana dal Sole. Mi siedo davanti alla tastiera del computer e ordino l’accensione dei retrorazzi. C’è un’esplosione. Migliaia di frammenti metallici mi colpiscono. Spilli impazziti invadono la mia rete neurale. Vedo la mia immagine su decine di monitor accesi. Sono una maschera di sangue. I motori si fermano e le gigantesche paratie crollano con un fragore assordante. Il sole sparisce,mentre il buio mi circonda, mi afferra, mi risucchia in un vortice di cariche elettriche.

Apro gli occhi. Esco dall’oscuro mondo di fuoco e penetro in un rigido involucro di pelle sudata. Mi siedo sul bordo del letto. Il pavimento sotto i piedi sembra una lastra di ghiaccio. Rivolgo lo sguardo verso lo specchio. Sul mio viso affiorano minuscole eruzioni d’acne rosacea e sui fianchi ho sottili smagliature bianche. Tollero i peli superflui delle gambe e le piccole varicosità alle caviglie, ma detesto la cellulite sui fianchi e sui glutei. Il ventre è ancora gonfio, ma l’arrivo delle mestruazioni ha attenuato il dolore e messo in fuga i timori dell’inconscio: il mio corpo non si sta deformando e nessun cedimento strutturale è in atto. Anche se, da poco, ho compiuto cinquant’anni e vorrei ubriacarmi per dimenticarli!

Sul comodino c’è una monodose di Lachesis 200 ch. La prendo o non la prendo?

Mio marito sta ancora dormendo. La sua tranquillità m’infastidisce e mi sembra eccessiva, quasi sospetta. Ha qualcosa da nascondere? Un serpente mi sibila all’orecchio. Il dubbio mi assale, come una spirale nera, assieme ad un’altra ondata di calore.

Metto sotto la lingua la monodose di Lachesis, è meglio!

  

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