Dott. Italo Grassi

Gli incontri impossibili: Hahnemann e Heinrich Schliemann

Tempo di lettura: 2 minuti

 

La bibbia di Hahnemann era nuovamente scomparsa.

Il medico tedesco: – E’ stata quell’incapace della nuova cameriera. L’avevo affidata a lei e, adesso, quella sciocca donna non ricorda più dove l’ha messa.-

Melanie: – Non ti preoccupare, io ho la persona giusta per ritrovarla: Heinrich Schliemann!-

Hahnemann, esterrefatto:- Cosa può fare lo scopritore dei resti di Troia?-

Melanie:- Se ha ritrovato Troia, troverà anche la tua bibbia!-

In quel momento la casa fu scossa da un boato assordante.

Arrivò la cameriera spaventata e urlante:- Schliemann ha fatto crollare il muro della sala!-

I coniugi Hahnemann si precipitarono e trovarono il famoso archeologo intento a sferrare formidabili colpi di piccone contro quel che restava della parete.

Hahnemann, sconvolto:- Perché mi state distruggendo la casa?-

Schliemann si asciugò il sudore dalla fronte e disse: – Si potrebbe dire che il piccone e la pala per gli scavi di Troia e delle tombe regali di Micene furono già forgiati e affilati nel piccolo villaggio tedesco dove ho passato otto anni della mia prima giovinezza. –

Il medico tedesco: – Dovete cercare la mia bibbia e non tombe regali.-

Schliemann: – Fino al più lontano futuro viaggiatori di tutti i continenti affluiranno nella capitale greca per ammirarli e studiarli.-

Hahnemann rivolto alla moglie:- E’ pazzo o soltanto idiota?-

Melanie spiegò: – Non ti sente perché è sordo. Soffre di otomastoidite cronica e all’orecchio sinistro gli è stato riscontrato un colesteatoma. Puoi curarlo?-

Hahnemann: – Se riesco a prendergli il piccone che tiene in mano, lo curo a modo mio!-

In quel momento passò davanti a loro la moglie di Schliemann adornata di sfavillanti gioielli.

Hahnemann:- Questi sono i gioielli che ho regalato a mia moglie. –

L’archeologo: – E’ il tesoro di Priamo!-

Hahnemann afferrò con le sue mani il collo di Schliemann:- Questi gioielli mi appartengono e li rivoglio indietro!-

I due, avvinghiati l’uno all’altro, ruzzolarono a terra. Il pavimento, indebolito dalle precedenti picconate, crollò sotto di loro e i due precipitarono in cantina. In mezzo a una nube di polvere, si udì la voce di Schliemann:- Ho guardato fisso negli occhi Agamennone.

Melanie togliendosi pezzi di calcinacci dai capelli si precipitò a vedere cos’era accaduto. Trovò il marito arrampicato su un armadio nel tentativo di sfuggire a  Schliemann che, vestito come un antico guerriero greco, lo minacciava con la spada.

Hahnemann implorò la moglie:- Vai a prendere un tubulo di Tellurium e dallo all’archeologo, così gli migliora l’udito e capisce che lui non è Agamennone ed io non sono un nemico troiano. Intanto cerco di tenerlo buono recitandogli passi dell’Iliade. “Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta…Aiò, che male la punta della spada nel mio fondoschiena! …che infiniti addusse lutti agli Achei, …aiò, basta pietà, fermatevi herr Schliemann, vi prego, o non riuscirò più a sedermi per dei mesi!…molte anzi tempo all’Orco….Ahi! maledetto archeologo…. incapace ed inetto…generose travolse alme d’eroi, e di cani e d’augelli orrido pasto lor salme abbandonò…io invece ti darò in pasto ai maiali,…Ahi!…appena riuscirò a scendere da qua.- 

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