Gli incontri impossibili: Hahnemann e Pavese.

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“Durante la notte come sta? Riesce a dormire?”

“E’ bello andare a dormire, perché ci si sveglierà. E’ il mezzo più rapido di fare mattino.”

“Sento dolore e astio nelle sue parole. Lei rimugina molto sulle cose del suo passato, ma è anche un uomo vendicativo?”

“Vendicarsi di qualcuno – Fa’ come se lo perdonassi – abbandonalo alle vendette della vita. Non c’è trascorrere di tempo che non infligga da sé, senza spinta da parte dell’offeso, cose atroci a ciascuno.”

“Penso che l’amore potrebbe aiutarla.”

Pavese avrebbe mostrato un sorriso amaro. “Amare un’altra persona è come dire: d’or innanzi quest’altra persona penserà alla mia felicità più che alla sua. C’è qualcosa di più imprudente?”

“Ce l’ha con le donne o con l’amore in generale?”

“Se nascerai un’altra volta dovrai andare adagio anche nell’attaccarti a tua madre. Non hai che da perderci.”

“Odia le donne a tal punto da non avere mai scritto poesie per conquistarne una?”

“Io comincio a far poesie quando la partita è perduta. Non si è mai visto che una poesia abbia cambiato le cose.”

“Ho ottanta anni, sono vedovo e vivevo nel dolore di un amore scomparso, ma adesso che ho trovato una donna meravigliosa, la mia vita nuovamente è risorta.”

“Chiodo scaccia chiodo. Ma quattro chiodi fanno una croce.”

“Con questo intende dire che se la mia donna mi lascia non mi resta altro da fare che il suicidio?”

Pavese avrebbe sospirato: “Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla.”

“Melanie non mi lascerebbe mai. Per me lei ha lasciato uomini che l’amavano.”

“La donna che frega un altro per venire con te, fregherà te per andare con un altro.”

Hahnemann avrebbe spalancato così tanto gli occhi che non si sarebbe meravigliato di vederli schizzare fuori dalle orbite come due proiettili impazziti. Avrebbe sbottato con tono perentorio: “Questo a me non accadrà mai!”

“La cosa più segretamente temuta accade sempre.”

“Prenda queste gocce di Natrum Muriaticum e torni tra un anno: io, tedesco e amante delle donne, sarò qua ad aspettarla con quella che sarà diventata mia moglie.”

“Sono un popolo nemico, le donne, come il popolo tedesco.” Avrebbe risposto Pavese, impassibile,  prima di uscire dallo studio, trascinandosi dietro, con passo lento e triste, il peso della sua esistenza.                   

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