Dott. Gaetano Maria Micciché

La corona del Re

Tempo di lettura: 2 minuti

Una casa ben arredata, ampia, tutto in perfetto ordine, ogni cosa al suo posto, serrande semiabbassate, musica lieve dallo stereo di sottofondo, il resto è silenzio.

Siamo al tramonto di un giorno come un altro, nulla di particolare è successo.

Ho lavorato sino alle 14, spesa, telegiornale mentre mangio, poi la Palombelli con Forum, un po’ di riposo sulla poltrona blu, senza scarpe, aspetto.

Infatti lentamente, molto lentamente e puntuale sale un sordo dolore alla testa.

Puntuale al calare della luce di questo dicembre inoltrato, come una guardia svizzera, arriva questo malessere che dalla nuca si muove verso la fronte e lì si piazza a semi corona, a pinza.

Ho anche nausea, bruciori di stomaco, pesantezza, e gonfiore.

Cosa ho mangiato a pranzo?

Poco, una insalata con la feta, un bicchiere di Falanghina.

Mangiato pesante? Non mi pare. 

E intanto anche oggi la mia compagna e il suo corredo, è arrivata. 

Cefalea e bruciori di stomaco.

Ora mi alzo, esco. Camminare mi fa bene, almeno mi distraggo. 

Ma non sono solo, c’è sempre lei. 

Ora la cefalea è diventata pulsante ritmica coi i miei respiri, coi miei passi. Preme alle tempie.

Non mi sento per niente bene oggi, peggio delle altre crisi, mi sembra anche di avere un velo sugli occhi, che stropiccio inutilmente.

Per fortuna non è quotidiana. A periodi. Giorni di pace si alternano a giornate pesantissime. Oggi è una di queste.

Stasera a letto presto. Qualche goccia di “benzo” e ci rivediamo domani senza mal di testa, spero.

Ma prima una occhiata alle ultime curiosità sul web. Tavoletta illuminata, appoggiata alla pancia, prima di spegnere. 

Omeopatia… Omeopatia. Un centro medico dedicato ad essa, non lontano da casa. 

Proviamo? Proviamo.

Preso appuntamento con il dottor… dopodomani alle 19. 

Eccomi di fronte a lui.

Camice bianco, mezza età, simpatico, empatico si dice, una bella stretta di mano vigorosa.

Poche domande mirate ai sintomi, e mirate alla mia mente. Non mi incalza, mi lascia parlare, mi interrompe solo se non sono chiaro.

Poi, con un giro di parole, mi parla di energie, di medicina integrata, del legame mente-corpo, della necessità di esprimere i propri sentimenti, di crearmi legami profondi (sono separato-divorziato da sei anni, io che di anni ne ho 56), di cercare i vecchi amici significativi di un tempo.

Mi illustra poi l’approccio allopatico al problema di cui soffro, mi chiede un consenso informato, e parte con la ricetta omeopatica che così detta: Iris versicolor dosi Cinquantamillesimale in trenta mini capsule, poi un carminativo fitoterapico complesso per l’apparato gastroenterico in gocce.

Ho una mentalità aperta, mai avuto preclusioni per il nuovo, anche se so che è una forma di cura antica, mi affido fiducioso nelle mani dell’esperto omeopata.

Quindici giorni dopo.

Alla prima telefonata ad un amico storico, ho già “rimediato” un bell’invito per questo Capodanno.

Saremo in pochi, tamponati e vaccinati, devo solo preparare un lenticchie e cotechino come da tradizione. Ci sarà anche qualche femmina “free”. Bene, bene.

Ma intanto, non saprei come descrivermi ora: mi sento “stranamente” bene. Sto a metà cura, il mal di testa non è più tornato (anche se lo temo sempre), e i dolori gastrici totalmente scomparsi.

Di contro la casa non è più così in ordine, la musica è a “palla”, le finestre spalancate anche col freddo per fare entrare aria e luce, la stessa, che sembra entrata prepotentemente in me, e voglia di ballare.

“Senti come profuma…” e allora mi stappo (molte ore prima della mezzanotte), un Gran Cuvée ghiacciato e brindo. “Tanti Auguri !”.

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