Dott. Gaetano Maria Micciché

Nux vomica, full di Kappa e Donne

Tempo di lettura: 2 minuti

Tre Kappa, un 8 e un 10. Alla mia destra: “apro di 50, eccomi anch’io 50, pronto 50”. Metto 50.

“Carte: a me 3, 1 a me, 2 a me, 2 per me”.

Spizzo al millimetro, esce una punta nera, donna, poi un altra, donna. Full di Kappa e Donne. Mmmhhh.

Il cuore accelera la sua frequenza come un contapassi di corsa. “Parla l’apertura: passo, piatto 200, no, più 400” dico io.

“Passo, me ne vado”. 

Siamo rimasti io e lui. Dice: “tempo”. Silenzio assoluto, mi alzo per un sospetto di Havana dal cabaret di liquori assortiti dietro me. Mi riseggo, friggo.

“Piatto” dice lui. Conta le Fiche al centro del tavolo verde. Ha cambiato una carta. Che gli sia entrato un Full, difficile, bleffa certamente, ha solo una doppia. Dico: “rifletto” e mi accendo una sigaretta. Poi sussurrando: “più altri 1000”… così scappa penso. “Vengo ai più 1000” mettendoli, e dice fiero: “ Vedo”.

Ora non ho più nulla davanti a me. Scopriamo. Lentamente calo il mio bel full di Kappa e Donne. Non basta, dice: “3 Assi e 2 Jack”. E a due mani rastrella il cumulo di dischetti colorati. Non faccio una piega, mentre ride. “Si era tenuto il Jack ballerino, maledetto!”.

Chiamo giro, che termina in quattro mani.

Perso, stasera ho perso pesantemente. Migliaia di euro bruciati, come le mie mani e la mia scimmia bruciata. Poi le ultime chiacchiere stirate, si son fatte le due, “è tardi, andiamo”.

Mentre guido piano: “Maledetta sfortuna, maledetta sfortuna!”.

“Sei ancora sveglia”. “Come è andata?” “Bah, perso”. “Quanto?” “Te lo dico domani, dai andiamo a letto, vieni”.

Grazia non riesce a prendere sonno, troppo preoccupata, troppi soldi buttati, e non si riesce ad arrivare a fine mese, e lui gioca ancora a poker, perdendo. È disperata e due figli da crescere. Una lacrima, poi due, poi un fiotto silenzioso, muto e amaro. E si ricorda come un eco, il suo Giorgio ragazzo innamorato, le sue idee in divenire, i suoi progetti, le sue urla entusiaste per il primo contratto da universitario a tempo pieno. Lontano, tutto lontano, troppo lontano.

Ora questo vizio di tutti i giovedì, peggio di una droga che ci sta portando alla rovina. Esce presto, senza baciarmi più, preoccupato lo sento, prende la porta. Rimango ancora un po’ a letto, piccola, piccola. Poi i bimbi da portare a scuola. Chiedere aiuto, sì chiedere ad aiuto. Chiamo Alfonso il mio medico omeopata e gli racconto anche piangendo cosa accade.Mi ascolta col suo dolce distacco e mi prescrive per lui Nux Vomica 06/30LM capsule numerate. Una al risveglio, sono trenta giorni. Per me Ignatia 30CH tubo dose.

Il tempo di ordinarle perché Giorgio cominci la cura. Intanto gli vieto i giovedì sera: “I tuoi amici troveranno un quarto stai tranquillo. Gli diciamo che devi lavorare al tuo libro. Ora rimani con me e i tuoi bimbi”.

Commento: l’autore di questo narrato non vuole che finisca sempre col “tutti vissero felici e contenti”.

Non è nel suo intento. Ma vuole sottolineare che l’Omeopatia e la sua Nux, furono sicuramente la messa in moto per un cambiamento, una lunga salita per la libertà, tanto che la vicenda si avviò a un risultato sofferto ma vincente.

Le carte, il loro ambiguo fruscio, l’odore, e il loro tatto liscio tra le dita, divennero definitivamente un tempo svanito, e Giorgio disintossicato dalla dipendenza, tornò l’uomo, anzi no, il ragazzo che urlava e l’abbracciava alla notizia dell’incarico tanto desiderato.

E ora? 

“Vabbè, ma un tresette c’è lo possiamo fare, sì? Tanto non si gioca a soldi”

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