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27 Ottobre, 2026

Analisi e studio della biopatografia di un paziente nell’ottica della dottrina e della metodologia omeopatica

§§ 207, 208 e 209 dell'Organon

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La capacità di osservazione del paziente e dei movimenti che la sua Forza Vitale compie ed esprime attraverso i sintomi e le loro variazioni, dimostrata da Hahnemann, supera di gran lunga la capacità media di osservazione di qualsiasi medico.

A maggior ragione se si considera la sua capacità di organizzare non un metodo tra i tanti, ma «il metodo». Vale a dire, il percorso sicuro di procedure ordinate che corrispondano a ciò che il paziente manifesta del proprio disagio fisico e morale e che conducano con certezza all’unico e fondamentale obiettivo dell’atto terapeutico della medicina: restituire la salute al paziente.

In genere un paziente non sa, né immagina, l’attenta analisi che un medico hahnemanniano effettua prima di prescrivergli un rimedio, se questo è ciò che serve oppure di consigliargli ciò che sarebbe bene fare «in quel momento della sua esistenza» per favorire la guarigione.

Nel § 207 dell’Organon Hahnemann afferma testualmente: «Una volta ottenuti i dati precedenti (si riferisce alle malattie familiari o ereditarie), resta ancora al medico omeopata di accertare quale tipo di trattamento allopatico sia stato adottato fino a quel momento per la malattia cronica, quali farmaci di disturbo siano stati impiegati principalmente e frequentemente, nonché quali bagni minerali siano stati utilizzati e quali effetti abbiano prodotto, al fine di comprendere in una certa misura la degenerazione della malattia nel suo stato naturale. E, se possibile, correggere queste alterazioni artificiali dannose, oppure metterlo in condizione di evitare l’uso di farmaci che sono già stati impiegati in modo improprio».

Nel § 208 aggiungerà: «Dopo aver preso in considerazione l’età del paziente, il suo stile di vita e il tipo di alimentazione, le sue occupazioni, la sua situazione familiare, le sue relazioni sociali e così via, al fine di accertare se questi fattori abbiano contribuito ad aggravare la malattia, o in che misura abbiano favorito o ostacolato il trattamento. Allo stesso modo occorre comprendere il suo carattere e il suo modo di pensare, per sapere se questi rappresentino un ostacolo al trattamento o se debbano essere guidati, stimolati o modificati.»

Nel § 209 dirà: «Dopo aver fatto ciò, il medico cercherà, attraverso frequenti colloqui con il paziente, di tracciare il quadro della malattia nel modo più completo possibile, secondo le istruzioni fornite sopra, al fine di essere in grado di chiarire i sintomi più evidenti e peculiari (caratteristici) in base ai quali sceglie il primo rimedio anti-miasmatico (cioè costituzionale rispetto alla condizione patologica del paziente) o qualsiasi altro che presenti la maggiore somiglianza sintomatica, per iniziare il trattamento, procedendo allo stesso modo».

Una volta compresi e seguiti questi consigli clinici di Hahnemann, possiamo passare a comprenderli meglio con un esempio.

La profonda insoddisfazione di Yadira

Yadira è una donna americana di circa 65 anni. Si presenta molto disperata perché vive in Colombia da più di 20 anni e si sente rifiutata da tutti. Conosce molte persone, ma non ha veri amici né amiche. Cajicá è, per così dire, un grande paese o una piccola città e, come si dice comunemente, «paese piccolo, inferno grande». E lei lo vive continuamente come una realtà.

Negli ultimi anni ha lavorato come venditrice porta a porta di cosmetici. Questo le ha permesso di avere molti contatti e di mettere in evidenza le sue buone capacità commerciali, dimostrando di essere stata una brava imprenditrice per tutta la sua giovinezza. Eppure, molte persone hanno smesso di rivolgerle la parola. Soprattutto nell’alta società, dove Yadira vuole a tutti i costi far parte, sia che la apprezzino o meno, perché, secondo lei, quelle persone conducono la vita che lei vorrebbe vivere: organizzano feste, si divertono, vanno in yacht.

Yadira vive in questo conflitto attuale che, in realtà, la accompagna fin dall’infanzia.

Al momento si presenta con molteplici disturbi, sia fisici che mentali. Una grande sofferenza attuale perché la sua famiglia, composta da sei fratelli, non la cerca né vuole sapere nulla di lei. E il padre la respinge continuamente e senza pietà. Non le parla da molti anni, anche se lei va a casa in America con tutta l’intenzione di essere accettata.

Questa situazione è di vecchia data e si è manifestata quando è iniziata la separazione dei suoi genitori e la divisione dei beni. Yadira dice di essere l’unica a dire le cose in faccia e a dire la verità. Gli altri, invece, non vogliono vedere la verità e sono «ipocriti, bugiardi e cinici, codardi e miserabili». E lei glielo dice tutto in faccia.

Detto questo, vediamo che il problema fondamentale Yadira se lo è trascinato dietro e ripetuto fino all’età di 65 anni, senza correggerlo né superarlo. E soprattutto senza comprenderlo né accettarlo. Nonostante «lei dica sempre la verità», qualcosa non funziona perché, in realtà, sappiamo tutti che se non c’è pentimento non c’è correzione. Ma il pentimento è un sentimento che ha a che fare con l’amore, con la sofferenza di rendersi conto di aver fatto soffrire chi ami. E allora ti proponi di non ripetere mai più quel danno. Ed è una decisione che va oltre la ragione. L’unica vera premessa necessaria è che tu ami quella persona. Se non la ami, non puoi soffrire per averle fatto del male e non trovi motivo di pentirti.

Questa riflessione ci fa capire che Yadira può dire la verità, ma non si rende conto di non amare nessuno perché è un’egocentrica ed egoista.

Il fatto è che oggi vive da sola. Ha lasciato quello che era suo marito 20 anni fa perché si era stufata di lui e perché non le diceva le cose che lei voleva e si aspettava di sentire. E questo ci dimostra che è molto, spontaneamente, sprezzante. Anche se si lamenta di essere disprezzata, in realtà è anche una risposta al suo atteggiamento inconscio e abituale.

Si intromette ovunque, è dipendente dai luoghi in cui dice continuamente le sue «verità» e ormai è stata pubblicamente zittita in mille occasioni. Critica sempre gli altri e li rimprovera. Li corregge persino facendo osservazioni sul loro comportamento personale, come se fosse lei l’educatrice. È imprudente, insolente, censoria

Da allora non ha un compagno per paura di essere disprezzata. Oltre a non avere desideri sessuali. Gli uomini le interesserebbero se fossero ricchi e affascinanti.

Lei stessa dice: «Al ritorno in Colombia dall’ultimo viaggio ho pensato che mi sarebbe piaciuto trovare un uomo con cui formare una coppia perché per un attimo mi sono vista bella e mi piace piacere ed essere lodata. Ma solo al pensiero di dovermi sforzare di sistemarmi, di fare la simpatica per piacere a un uomo, di spogliarmi per avere rapporti sessuali che non mi vanno e tutto il resto, mi è venuta una pigrizia terribile. Anche perché mi sento insicura, vecchia, senza figli. Senza una buona posizione sociale, una bella casa, una buona immagine. Ho paura di essere rifiutata.

Come si evince dai suoi pensieri e dal suo comportamento, Yadira è una donna interessata, superficiale e pragmatica. Che vuole ciò che non sa avere, perché è semplicemente avida.

Si lamenta della sua sofferenza perché sente che tutto sia una catastrofe, dato che tutta la sua giornata è una catastrofe: le si rompono le cose, non la ascoltano quando chiede di riparare i guasti. Le si rompe l’auto. E tutto questo mille volte. Nessuno la aiuta a risolvere i problemi. Chiunque abusa di lei e non la prende sul serio. Deve discutere e litigare con tutti. È costantemente polemica e lamentosa.

Si atteggia sempre a vittima. Non pensa mai alle ragioni che gli altri potrebbero avere per comportarsi in quel modo. Pensa solo a se stessa, ai propri interessi e alle proprie pretese. È molto esigente e pretenziosa. Pretende senza averne diritto e il fatto che le cose non vadano come desidera la rende sempre irascibile, contrariata e intollerante. Tutti le danno fastidio.

Dal punto di vista fisico soffre di pressione alta e ha sempre paura di avere un ictus o qualcosa di simile. Soprattutto ha paura del cancro. In particolare quello ai polmoni, perché sua madre e suo nonno materno sono morti di quello. E io sono come mia madre.

Yadira dice: -“Da quando mi sveglio sto male. Mi fa male tutto il corpo. Tutti i muscoli. Dolori alla schiena e alle articolazioni. E penso continuamente, senza sosta, alle mie possibili malattie. Vivo piena di ansia per la mia salute. Tra le altre cose perché non risolvo proprio nulla. So che dovrei fare esercizio, ma non ne ho voglia. Sono stanca e pigra.

Ma voglio avere una casa. Avviare la mia attività di cosmetici e vivere in pace, ma sembra impossibile. Mi agito e mi complico la vita. Le cose si accumulano e voglio fare tutto in una volta. Non ho tempo per fare tutto quello che devo e quando mi stanco mi metto a mangiare e a guardare film fino alle tre del mattino oppure mi appassiono ai social discutendo ed entrando in tutte le chat che posso. Quando voglio dormire devo alzarmi più volte per andare in bagno. E non riposo. La mattina mi alzo già tardi e tutto è un caos e una corsa.

Mi rendo conto ormai che mi occupo di mille cose per non concentrarmi su nulla, perché ho paura di fallire e paura delle responsabilità. Faccio meticolosamente mille progetti, ma sono troppo codarda per portarli a termine perché parlo, parlo, parlo e poi ho paura di non essere all’altezza di ciò che ho detto. Ho paura di fallire. Tutto mi fa paura.

Ogni cosa è un disordine, la mia casa, i miei pensieri. Seguo i miei impulsi. Compro e sperpero senza misura. Non riesco a evitare di fare ciò che voglio nel momento in cui lo voglio e quindi è tutta una follia. Ho bisogno di pace.

Mi sento fragile, ho sempre bisogno di essere accettata e sono capace di frequentare persone che non voglio, che non mi piacciono, ma voglio che mi accettino a tutti i costi e di solito mi rifiutano e parlano male di me, per cui divento una “macchia d’olio” socialmente e molte persone non mi rivolgono la parola per quello che hanno sentito dire su di me. Provo gelosia e invidia per ciò che sono e per ciò che hanno. E per i rapporti affettivi che hanno, anche se sono falsi. Poi provo molto rancore e rimugino sulle cose brutte che mi hanno fatto.

Mi fa male la testa. La sento calda come se avessi la febbre. Dimentico tutto, i nomi delle persone, persino delle amiche.

Ho un forte gonfiore addominale fin dal risveglio. Afte dolorose.

Vorrei mangiare di tutto, ma poi mi assale una sonnolenza irrefrenabile accompagnata da stanchezza e flatulenze molto rumorose e maleodoranti.

Faccio programmi con diverse amiche durante il giorno e quando arriva l’ora non ne ho voglia e annullo l’appuntamento. Ho sbalzi d’umore frequenti. Quando mi ricordo quanto poco mi vogliano bene, mi deprimo e mollo tutto.

Alla fine tutta la mia vita è un pasticcio che non porta da nessuna parte.

In sintesi, vorrei che lei vedesse ciò che fa male a me e non ciò che fa male agli altri a causa mia. Nemmeno a lei. Mi ascolti quando parlo e non mi dia la sua opinione né le sue interpretazioni basate sulla sua esperienza, perché non è la mia.

Mi capisce?

Riflessioni

1.- La prima cosa interessante che una persona in cura con l’Omeopatia deve comprendere è che i sintomi sono l’espressione visibile dei propri dinamismi interiori, che sono invisibili per loro stessa natura. Ad esempio, tutta la memoria conscia e inconscia della propria vita, del proprio divenire e del proprio destino. La memoria non è una funzione visibile. Si riconosce quando la persona racconta fatti della propria vita. Allo stesso modo, i contenuti custoditi nell’inconscio – poiché non sono stati o non sono urgenti per la sopravvivenza o per lo svolgimento della vita quotidiana attuale – non sono visibili. Si manifestano quando accade qualcosa che li rende evidenti, cioè visibili agli occhi. Ad esempio, Maria non voleva andare in gita con i suoi amici perché si sentiva tradita e, sebbene avesse detto di sì, il giorno prima si era slogata un piede e aveva dovuto stare a riposo.

Pertanto, il medico omeopata non interpreta a suo piacimento la storia di un paziente, ma ricava i sintomi dal suo comportamento.

2.- I sintomi che il medico omeopata rileva sono tutte quelle modalità di essere nel mondo che fanno soffrire il paziente perché non gli permettono di essere ciò che vorrebbe essere. Nel caso di Yadira, essere in pace, amica di tutti, amata e adulata, o almeno riconosciuta da tutti come «una donna vera». Cioè, in parole povere, una donna fantastica, di cui tutti desiderino la compagnia.

3.- Per il medico omeopata è importante conoscere, per quanto possibile, la storia di ciascuno dei familiari e la storia della famiglia. Vale a dire, i conflitti e le malattie familiari. Nel caso di Yadira, come lei stessa dice, «assomiglio a mia madre» nel carattere e nella costituzione… e lo stesso vale per le virtù e i difetti, e soprattutto per la continuità patologica, come l’ipertensione, la predisposizione al cancro, ecc.

In parte perché si ereditano sia le malattie visibili sia le predisposizioni apparentemente invisibili. Anche perché non solo si ripetono gli schemi dei conflitti, ma questi crescono, man mano che si ripetono, e aumentano fino a «toccare il fondo» e costringere il paziente a cercare una soluzione; egli, logicamente, è l’ultimo anello della catena familiare che ha ricevuto tutto, il buono e il meno buono, con il compito di guarirlo.

Questo avviene naturalmente. In primo luogo perché fa male, provoca sofferenza e tutti noi vogliamo liberarci dal dolore. E poi perché, inconsciamente, seguendo leggi incontrovertibili dell’evoluzione, della Natura e dell’Ordine divino, la specie familiare si risana e si contribuisce al miglioramento della specie umana.

4.- Il paziente che si cura con l’Omeopatia è indispensabile che tenga conto di tutto ciò che fa parte del suo modo di essere nel mondo, perché quando il medico effettua un’analisi della totalità ha bisogno di distinguere ciò che appartiene alle buone o cattive abitudini, ai vizi comportamentali, da ciò che sono sintomi reattivi, conseguenza inevitabile di certi comportamenti, come il dolore al collo dovuto a una postura scorretta permanente sul lavoro e alla mancanza di esercizio fisico, o la tosse dovuta al fatto di essere un fumatore cronico, e la stitichezza dovuta a un’alimentazione scorretta e a una vita sedentaria.

In Yadira si verificano molte cose di questo tipo tutte insieme perché conduce una vita caotica, cosa che lei stessa riconosce ma non corregge. Conclude la giornata con totale insoddisfazione per tutto ciò che non è riuscita a portare a termine a causa del caos e dell’accumulo di tutto, per aver voluto troppe cose contemporaneamente e non averne fatta nessuna. Per aver vissuto in modo frenetico pensando fondamentalmente a come ottenere ciò che hanno gli altri, e per l’esasperazione di sentirsi sempre non amata.

Il risultato è che alle nove di sera si rinchiude nella sua stanza e si abbuffa di schifezze di ogni tipo, si appiccica ai social per dire tutto ciò che non è riuscita a dire durante il giorno e si consola con film più o meno stupidi fino alle tre del mattino. Di conseguenza, si alza a pezzi, in ritardo, e la vita ricomincia nel caos, intossicata da tutto, per cui il suo umore è a terra e la sua insoddisfazione sale alle stelle, progressivamente.

Questa mancanza di igiene è una conseguenza della sua stessa patologia, per cui le due cose si intrecciano in un circolo vizioso che dovrà essere spezzato dal punto di vista terapeutico. Ma per il medico è necessario riconoscerlo e identificarlo.

5.-Nella misura in cui si comprende la storia e la sua evoluzione. Cioè, come si è arrivati a questa situazione, inizia l’analisi specifica per cercare di capire da dove bisogna cominciare a districare il groviglio, che è ciò che la paziente presenta nella sua vita. Cioè, la selezione dei sintomi autentici. Ciò che impedisce alla persona di vivere la propria vita in modo armonioso e giusto per poter arrivare dove sente di voler arrivare con capacità, forza, crescita e con tutti i sensi, che è ciò che sarebbe di per sé la salute o un comportamento sano, soddisfacente ed efficace. In altre parole, la selezione dei sintomi caratteristici dell’OGGI di Yadira.

6.- Rileggendo la storia è facile per chiunque identificare i problemi del suo comportamento: caotico, sconsiderato, impulsivo, insolente, maleducato, pretenzioso, esigente, intollerante, sprezzante, critico, provocatorio, polemico, ambizioso, frenetico, impaziente, egoista ed egocentrico.

Questo modo di essere rende la vita impossibile sia a lei che agli altri. Ecco perché la cacciano da ogni parte. E lei non vuole capirlo. In altre parole, testarda e ostinata. Naturalmente molto superba.

A ciò si aggiungono elementi più antichi e originari, come le conseguenze del disprezzo e del continuo rifiuto, che hanno costituito l’origine prima di tutto questo comportamento.

Come dice alla fine del suo racconto, ha sempre fatto la stessa cosa, anche con suo padre e la sua famiglia: esigere, rimproverare, censurare, aggredire fino all’esasperazione, sostenendo di essere l’unica a dire la verità su tutto, indignata per quanto tutti siano ipocriti e falsi. Questa è la sua interpretazione. E quindi, invece di correggersi, insiste affinché tutti tengano conto di ciò che lei prova e pensa. In altre parole, una grande egoista ed egocentrica.

Yadira ha avuto le sue ragioni per evolversi in questo modo, solo che non è giustificabile. Ha anche avuto occasioni per maturare e comprendere cose fondamentali per vivere in armonia e crescere personalmente. Ma la realtà è che il disturbo patologico non le ha permesso di rendersene conto. Inoltre, non è stata educata. È una donna maleducata. Non le è stata insegnata l’educazione di base per muoversi nel mondo con gentilezza. E anche questo conta molto.

7.- Considerando tutto ciò e confermandolo attraverso l’evidente comportamento della paziente, cosa fa un medico omeopata? Non la giudica. La comprende. Analizza e identifica il conflitto esistenziale e lo separa dal conflitto patologico, ovvero da “quello” che impedisce alla paziente di ritrovare il proprio equilibrio e il proprio cammino.

Prende i sintomi organizzati predominanti, straordinari, peculiari e singolari dell’OGGI della vita della persona. Li gerarchizza, li ordina dal punto di vista del loro valore dinamico e riconosce un’immagine peculiare, chiara, esatta e precisa di ciò che deve essere modificato.

Subito dopo, il compito del medico omeopata sarà quello di trovare il rimedio Similimum, ovvero il rimedio che corrisponde evidentemente al bisogno del paziente. Un bisogno che si riconosce attraverso i suoi sintomi.

Una volta individuato il rimedio, dovrà stabilire la posologia. Ovvero, la potenza e la frequenza con cui il paziente dovrà assumere il rimedio scelto fino a quando la condizione patologica non cambierà.

Come si può comprendere in una vita come quella di Yadira, ci sono molte fasi che non sono ancora venute alla luce. Si tratta di sintomi e aspetti della sua sofferenza che si manifesteranno poco a poco e che il medico omeopata avrà la possibilità di modificare, utilizzando diversi rimedi per le diverse fasi della sofferenza.

E così, come accade con gli strati di una cipolla, per fare un esempio semplice, le fasi della sofferenza vengono rimosse una ad una e il paziente guarisce progressivamente e completamente anche dalle sofferenze più complesse.

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