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24 Luglio, 2026

Separati fuori casa

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La natalità è in forte decrescita e la vita della prole italica sempre più condizionata dalle vicende genitoriali. L’ISTAT a proposito di separazioni e divorzi evidenzia il calo degli ultimi anni senza metterlo in relazione con quello dei matrimoni. Insomma ci si separa di più e anche prima. 

Che la nascita di un figlio metta in crisi la coppia contemporanea è un fatto noto, e riemergere dalle tenebre della disgregazione non è cosa così semplice. Così la separazione/divorzio diventa un atto sempre più praticato. 

E i figli?

I figli diventano il terreno di battaglia dove questioni affettive, economiche, logistiche, ideologiche, religiose ecc. si scontrano nelle combinazioni più varie.

Quando i genitori non sono pacificati allora sono guai per tutti. Si va verso l’affidamento paritetico per dare modo di dividere equamente i tempi di convivenza al di là delle attitudini e volontà del bambino. Sì perché fino a 12 anni non vengono ascoltati, ovvero il loro parere viene considerato ininfluente, cosa che fa pensare a una pregiudiziale amministrativa (non si considera la persona ma l’età).

Quando va bene e i genitori abitano vicini, allora la prole può muoversi più agiatamente, ma anche lì le difficoltà non sono poche. Intanto l’abbigliamento così importante in certe fasce d’età. Se vai un giorno dalla mamma e quello seguente dal padre apparentemente è più facile, te la cavi con uno zainetto (a parte quello dei libri).  Già l’alternanza settimanale è più complessa. Avere una doppia casa e doppio letto si va verso un doppio guardaroba cosa che può innervosire i figli sia piccoli che più grandicelli essendo fonte di recriminazione verso il genitore al momento assente. La stesso se hai un doppio cane e un doppio gatto o altri animali, la affezione stessa subisce forti perturbazioni. Anche una bici portata su e giù, così come i libri di scuola. Masse di libri pesantissimi da trasportare perché gli insegnanti vogliono che tu per lunedì abbia letto quella paginetta e fatto l’esercizio di algebra a pagina 224 su un libro che pesa dieci kg. 

Lo stesso per gli amici, dopo la separazione i bambini possono ampliare la loro cerchia facendo due cerchie, dove spesso trovano altri figli di separati che sono presenti casualmente in momenti e per periodi più disparati compatibili con molteplici variabili. “No Marco non c’è fino a lunedì prossimo – ma come non era questa la settimana che stava dal babbo? – No hanno cambiato perché adesso lo tiene di più la nonna – poi va a fare la settimana bianca e tu ricordati che il pomeriggio del lunedì vai in  piscina – ma come non era il martedì – si hanno cambiato – anche Anna non c’è più deve andare a Catechismo il lunedì per quattro mesi e poi fa danza – però possiamo andarla a prendere noi alla scuola così in macchina ci stai un quarto d’ora con lei – beh non si può fare altrimenti…”

Ma quando i genitori litigano e semplicemente non si parlano i figli diventano i veri mediatori“. Dì a tua madre che non posso venire a prenderti in palestra il venerdì e che a scuola ci vai con lei la settimana prossima, poi però la settimana dopo ti posso portare io oppure vai con la mamma di Gioele. Però bisogna chiamarla…”

Con il cibo poi ci sono sempre guai in vista. La mammai vegana ti fa il tofu con le verdure e il padre incolto la salsiccia con le patate fritte. “Dì a tuo padre che quando sei di ritorno da lui puzzi e stai da schifo, non ti lava, hai anche l’alito pesante”. “Dì a tua madre che l’anno scorso quando sei andato a Cesenatico con lei e… lasciamo stare, sei tornato con delle chiazze su tutto il corpo”.

Il territorio  corporeo diventa così una fortezza della salute, e il bambino apprende di essere in mezzo a un guado ignoto e prende più o meno farmaci a seconda di decisioni controverse e irrazionali determinate più da eventi occasionali piuttosto che per scelte logiche. Però se i figli hanno una linea di febbre vanno in paranoia rapida e sono tutti concordi a dare la tachipirina, e se le recenti evidenze ne hanno evidenziato i cospicui danni non importa si fa così come ha detto il pediatra.

Le questioni ideologiche e i valori sociali vengono trasmessi con esibite invettive contro il militarismo e la guerra (più femminile) o al contrario con il mito del muscolo e della vittoria (in genere maschile). Trovare equilibri e neutralità è alquanto raro anche perché tutto viene usato per screditare il coniuge nemico.

 

La mediazione familiare

I figli, se all’inizio speravano in una riconciliazione si sono presto rassegnati e cercano di non inasprire la battaglia. Poi se prendono le parti di un genitore è ancora peggio per tutti e così abbozzano arrivando a forme di astensione dal giudizio che farebbero invidia a un monaco Zen.

“Cos’è l’ADHD?” Il padre non lo sa molto bene ma risponde lo stesso. “È una malattia del sistema nervoso”. Il bambino non replica neanche perché gli sembra che Marco sia un bambino sano, allegro, intelligente, sempre premuroso. “Ma è contagioso?” “No, non credo”.

I bambini interiorizzano codici, se i codici sono sbagliati, ovvero se una persona sana viene considerata malata dalla società e uno malato al contrario, sano, allora nascono gli “switchamenti” che sono alla base di ambiguità di valutazione e di comportamento, giusto per capirsi è come non distinguere la destra dalla sinistra.

Le dualità parentali vengono confermate anche nel sociale quando i bambini conoscono meglio le famiglie dei loro amici. Le famiglie già messe alla prova dalle 15 sedute di mediazione familiare fatta da psicologi e avvocati addetti ai lavori, risultano ancora più in disaccordo per il semplice fatto che i mediatori mettono alla luce ancora di più le loro nefandezze, e tra un senso di colpa e una ferita narcisistica, si scagliano sempre più con piglio aggressivo contro il partner e a volte verso il mediatore stesso.

Se avvocati, psicologi, magistrati, giudici, pediatri, assistenti sociali e compagnia bella fanno la ronda sui dissapori famigliari certo non si può dire che agevolino la loro vita.“ Tutti siamo dalla parte del bambino” pensando che il bambino abbia codici e una percezione della realtà decisa a tavolino. Psicologi e neuropsichiatri infantili suggeriscono anche una età più adatta per ridurre i traumi da separazione: “l’età ottimale per ridurre al minimo l’impatto emotivo è quella prescolare, dai 3 ai 6 anni, quando i bambini non internalizzano la colpa”.

Il bambino a volte capisce il bluff e fa di tutto per evitare confronti istituzionali: se deve andare dallo psicologo si fa venire il mal di pancia e se va dall’assistente sociale il mal di pancia gli viene davvero.

L’unico suo rifugio diventa il cellulare. Lo hanno già sdoganato e in casa lo usano tutti tenendoselo vicino come il mitico Tamagotchi. Se un genitore perde di vista il cellulare va in ansia, perde la ragione, lo cerca forsennatamente ovunque, tralasciando il resto e dando così il buon esempio. Molti se lo saranno dimenticato ma in Giappone, la patria della solitudine, avevano già previsto tutto. Questa consolazione è un po’ ostacolata dalle recenti disposizioni (no social fino a 15-16 anni) fatte però da analfabeti del digitale e facilmente bypassabili.

L’umano bambino ha bisogno di comunicare e di avere affetto e così se lo procura come può visto che deve sopravvivere in un mondo sempre più allo sbaraglio dove gli adulti si comportano in modo infantile e dove i bambini devono comportarsi da adulti.

 

Bambini e Omeopatia

Le famiglie che si curano con l’Omeopatia non sono da meno, nel senso che si separano come tutte le altre. Però è noto che i comportamenti etici sono migliori rispetto alle famiglie allopatiche. I bambini sono più liberi, più rispettati, frequentano scuole più umane, vivono più a contatto con la natura, mangiano cibi più sani, usano meno lo smartphone. Queste condizioni sono il frutto di una cultura affine alla naturale propensione dei bambini a vivere una vita sana, a giocare e ad esprimersi.

Il concetto di “soppressione” per l’Omeopatia coinvolge anche questioni esistenziali così come ben ci insegna il maestro omeopata Paschero nella sua dottrina. Per esempio responsabilizzare troppo un bambino significa farlo diventare adulto precocemente così come l’opposto, non educarlo e lasciarlo a se stesso, riproduce conseguenze analoghe. Soprattutto in età pediatrica si attuano soppressioni di tutti i tipi e in modo esponenziale. Non solo la medicina interventista o la scuola militarista, anche il contesto famigliare mette il bambino di fronte a dover gestire se stesso in circostanze complesse e contraddittorie.

L’Omeopatia nei confronti del bambino è molto attrezzata e vicina ai suoi bisogni. L’omeopata oltre alla prevenzione primaria, dovrebbe aiutare la famiglia nel processo di  sanificazione delle informazioni manipolate e dei codici malsani.

Mentre in passato le religioni dominavano il quadro promettendo premi e  minacciando castighi, ora con gli dei in esilio, sono i bambini a dover decodificare i messaggi di un mondo sempre più lontano da loro e a dover riconoscere gli attacchi esterni alla loro integrità emotiva.

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