Michel Serres (1930-2019) è stato un pensatore nomade, un esploratore intellettuale che ha tracciato le sue rotte ai confini delle discipline, sfidando la tradizionale separazione tra scienze umane e scienze esatte. Lì si colloca quello che lui ha chiamato il passaggio a nord-ovest. La sua filosofia non risiede stabilmente in un unico territorio del sapere, ma si manifesta nel transito, nella traduzione e nella connessione. La conoscenza è dal suo punto di vista un sistema complesso ed interconnesso, la ragione soggiace profondamente a un reticolo di collegamenti più che sovraintendere ad un unico percorso lineare. Come in Leibniz, il primo classico del pensiero filosofico a cui Serres si è approfonditamente dedicato, il pluralismo metodologico è lo specchio di una realtà dove ogni punto offre la sua prospettiva, e può dunque essere origine, termine o snodo. Una struttura a rete, che è un’architettura della complessità. In una logica del continuo anche le percezioni inconsce sono rilevanti, la figura sfuma nello sfondo, la luce procede dall’ombra.
Hermes
Hermes, il messaggero degli dei, tesse il filo delle contaminazioni cui Serres ha saputo tener dietro: Comunicazione, Interferenza, Traduzione, Distribuzione, Passaggio a nord-ovest sono i cinque sottotitoli di cinque suoi saggi intitolati ad Hermes. Che, veloce ed intelligente, è anche dio dei viaggiatori, dei commerci, dei ladri, dell’eloquenza, è guida dell’anima dei morti nell’aldilà.
Il mondo è fatto di relazioni: l’interferenza tra le teorie è inerente agli oggetti stessi. Ogni oggetto è un carrefour, un incrocio di leggi e forme differenti. Il mondo è un intreccio di messaggi, che l’uomo ha la prerogativa di saper intercettare ed interpretare.
Passaggio a Nord-ovest*
L’ultimo titolo della serie Hermes è il programma di tutta l’opera di Serres. La rotta che collega gli Oceani Atlantico e Pacifico diventa la metafora del passaggio tra cultura umanistica e scientifica, tra continuo e discontinuo.
Gli scienziati rischiano di essere degli istruiti incolti, indifferenti agli uomini, ai loro rapporti, ai loro dolori, alla mortalità. Gli umanisti rischiano di essere dei coltivati ignoranti, il cui sapere è “senza albero né mare, senza nuvola né terra”, astratto sistema dei segni che non conosce le leggi della natura. A governare entrambi, d’altronde, ci sono spesso persone sia ignoranti che incolte.
Il pensiero moderno si era rassicurato che il calcolo infinitesimale mostrasse la connessione tra il locale ed il globale, tra l’uomo e la natura, tra il discreto ed il continuo. Ma la complessità dei nostri saperi mostra increspature e turbolenze che rendono oltremodo scomodo ed arduo quel passaggio.
Ci sono delle soglie critiche dove l’ordine ed il disordine si toccano. In questi momenti critici i due linguaggi delle scienze esatte e delle scienze umane si scoprono necessari l’uno all’altro. Come nel caos che segue all’incidente all’inizio de L’uomo senza qualità di Musil.
C’è da augurarsi che un terzo-istruito sappia navigare tra i diversi saperi, avventurarsi lungo sentieri tortuosi e passaggi nascosti.
Il viaggio di Zenone, quello in uno spazio infinitamente scomponibile, crea anche l’angoscia della domanda se egli possa mai arrivare. In realtà ogni piccolo spazio assomiglia agli altri, in quella che sembra una futile ripetizione ed in una quasi impossibilità a partire persino. Fin qui la razionalità è un mondo immobile, ripetitivo e privo di significato. Ma qui si insinua anche il suo punto di rottura. Irrompe la scelta, che fa dello spazio un campo di possibilità. Il cammino di Zenone non deve necessariamente essere lineare, ma può scegliere ogni possibile direzione e deviazione. Bisogna decidere. Così dalla linea si apre la mappa delle possibilità, le possibilità infinite del mondo reale.
Il nostro percorso nella vita e nella conoscenza non è un’astrazione su una mappa ideale, ma una negoziazione continua con la complessità del mondo reale. Il mondo non è uno spazio vuoto, ma un tessuto denso di ostacoli e strutture che si manifestano a ogni livello, dal più grande al più piccolo, costringendoci a un cammino infinitamente più ricco e tortuoso di quello che avevamo pianificato.
Finalmente Zenone affiderà ogni sua scelta al caso. Accettando totalmente la casualità come guida del suo cammino. Dall’amor fati, come Nietzsche aveva chiamato l’accettazione dell’eterno ritorno, scaturisce in effetti un’avventura ed un’esplorazione continua.
*Il libro Passaggio Nord Ovest sarà editato in lingua italiana dall’editore Meltemi il 3 luglio 2026
Il Contratto naturale
L’accordo tra le due culture deve anche poter portare ad una nuova alleanza tra l’uomo e la natura, un patto di simbiosi e reciprocità con la Terra.
Tutte le guerre che gli uomini si fanno tra di loro, finiscono oggi per confluire in una comune guerra contro il mondo, la natura, contro il nostro pianeta. Con un esito inevitabile. “Vinto, infine il mondo ci vince”.
Siamo stati finora parassiti della Terra che ci ospita. I vari contratti sociali, che ignoravano il mondo, dovrebbero essere sostituiti da un Contratto naturale, che ci impegni a vivere in simbiosi con la natura di cui facciamo parte. Non più un patto tra uomini sul mondo, ma un patto con il mondo.
Morale per disobbedienti
Dal Contratto naturale deriva un giusto paradosso: essere ribelli verso gli uomini per essere fedeli al mondo. Riconoscere l’esattezza delle cose, e creare scompiglio nelle gerarchie del potere. L’elogio è di un pensiero critico, che sappia però sottomettersi “all’intelligenza coraggiosa, alla verità piena e alla bellezza del mondo”.
Quella che Serres propone è un’etica che sappia argutamente stare dalla parte dei deboli: un’etica del dono, del perdono, dell’empatia, della modestia. L’invito è questo: essere disobbedienti, ma con empatia, umiltà e “un pizzico di spirito birichino”.
Una comunicazione etica non simula in maniera arrogante, ma dissimula con dolcezza. In netta antitesi con l’imposizione gerarchica del duro, l’approccio dolce si fonda sulla costruzione di relazioni, sulla connessione e sulla creazione di valori condivisi. Non è una strategia di debolezza, ma di intelligenza emotiva e sostenibilità.
Ogni atto di dono e perdono non è solo un gesto etico, ma un passo concreto verso la creazione di un mondo più felice, più leggero e più profondamente umano.
I cinque sensi
Quel che Serres propone è un naturale superamento del dualismo cartesiano, dove al primato della vista e del lògos si affianchi e si sostituisca il valore dei sensi non verbali: il tatto, l’olfatto, il gusto. Un sapere incarnato, la cui saggezza risieda nella gratuità sensoriale e nel caos del mondo fisico, e non in ragionevoli principi economici. Alla durezza del sapere e del discorso, l’estetica saprà sostituire la dolcezza dell’esperienza immediata.
È un manifesto di Filosofia quello di Serres, che dichiara guerra a una filosofia disincarnata, anoressica, intrappolata nel teatro delle parole. Occorre ritornare in modo radicale e senza compromessi al corpo, alla pelle, al groviglio dei sensi come unico, autentico fondamento della conoscenza e dell’esistenza. Il senso non è da cercare nelle formule, ma nel corpo che freme, che soffre, che gioisce. È solo la saggezza del corpo che davvero sa gustare la complessità del mondo.
La nostra epoca è malata. È malata di astrazione, di mediazione, di un linguaggio che ha divorato il mondo. La guarigione non può arrivare da altre parole, da nuove teorie o da discorsi più raffinati. La vera cura risiede nel silenzio, nell’umiltà di tornare ad ascoltare il mondo attraverso i sensi.
In principio non era il Lògos, ma la grazia dei sensi del corpo.








