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24 Giugno, 2026

Chirurgia mininvasiva in veterinaria: la chirurgia omeopatica

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Per chi cura i propri pets con le MNC, in particolare con l’Omeopatia, la notizia di dover sottoporre il proprio amico a 4 zampe ad un intervento chirurgico è sempre una preoccupazione.

In generale tutti gli umani che condividono la loro esistenza con un cane o un gatto si mostrano sempre in apprensione quando il veterinario curante propone un intervento chirurgico per risolvere un problema del loro pet. Questo è più che comprensibile dal momento che anestesia generale ed intervento chirurgico possono avere un margine di rischio che non è mai pari a zero.

Tuttavia spesso, come ribadiva anche Hahanemman in un paragrafo della sua opera “Organon dell’arte del guarire”, in certi casi soltanto il bisturi può curare il paziente. Il grande Maestro padre scopritore dell’Omeopatia aggiungeva che, dopo l’azione del bisturi, il rimedio omeopatico può agevolare la guarigione e ripristinare l’equilibrio della salute del paziente.

Ma è sempre vero?

Alcune tecniche chirurgiche, sia per la complessità degli interventi, che per la tecnica utilizzata, posso essere molto invasivi e pesanti per il paziente che deve subirli. Molto spesso, dopo l’intervento, è necessaria una terapia farmacologica molto aggressiva per evitare infezioni, ridurre la sintomatologia dolorifica post operatoria e facilitare la guarigione delle ferite operatorie, nonché il ripristino delle funzioni fisiologiche del paziente.

Talvolta è così, ma non sempre. Fortunatamente è da oltre 15 anni che anche in medicina veterinaria disponiamo delle tecniche di chirurgia mininvasiva e laparoscopica. Queste tecniche riducono nettamente l’invasività degli interventi, il rischio di infezioni, il dolore post operatorio e garantiscono tempi di guarigione molto più rapidi. Ma vediamo insieme di cosa si tratta.

La chirurgia mininvasiva veterinaria

Per chirurgia mininvasiva si intende una serie di tecniche chirurgiche avanzate che consentono di operare gli organi interni di cani, gatti ed altri animali attraverso delle piccolissime incisioni di 3-5 millimetri, penetrando nella cavità addominale attraverso una strumentazione ed una telecamera collegata ad un monitor esterno. Gli strumenti sono veri e propri strumenti chirurgici che riescono ad incidere, cauterizzare per evitare emorragie, e consentire l’asportazione di porzioni di tessuti, sempre attraverso 2 o 3 piccoli fori. Questo è possibile grazie ad apparecchiature che prendono il nome di endoscopi rigidi.

I vantaggi sono molteplici: c’è una riduzione del dolore post operatorio, dei tempi di convalescenza ed un netto miglioramento del benessere del paziente. Inoltre, poiché con questa tecnica non si ha l’esposizione all’aria ambiente degli organi interni, cosa che invece accade con le tecniche tradizionali di chirurgia detta “open” o “a cielo aperto”, dopo l’intervento di chirurgia laparoscopica mininvasiva si può evitare la somministrazione di antibiotici per tempi lunghi, potendo praticare un’unica iniezione soltanto il giorno della chirurgia stessa, e direttamente durante l’intervento.

Anche gli antinfiammatori, salvo casi particolari, possono essere evitati in quanto, i tessuti sottoposti a questa tecnica innovativa, non tendono ad essere acciaccati e traumatizzati come nella chirurgia tradizionale.

In medicina umana è ormai prassi e la veterinaria segue le orme dei più alti livelli di chirurgia mini invasiva che fino a una quindicina di anni fa era appannaggio soltanto dei medici chirurghi di umana.

Uno degli strumenti più utilizzati con queste tecniche è l’ENSEAL ovvero uno strumento elettrochirurgico bipolare destinato all’utilizzo in procedure chirurgiche open e laparoscopiche per la legatura ed il taglio dei vasi sanguigni.

Grazie all’ENSEAL si evitano anche le legature ed i punti interni che devono essere applicati per suturare i vasi sanguigni ed evitare quindi emorragie post operatorie. L’ENSEAL infatti sigilla e taglia vasi, afferra e seziona i tessuti durante l’intervento, coagula e reseca vasi, tessuti o fasci vascolari di dimensioni fino a 7 mm di diametro. Non sono necessarie quindi fastidiose legature interne ed il rischio di emorragie è praticamente ridotto al minimo.

La chirurgia endoscopica in veterinaria: è la stessa cosa della laparoscopica?

Spesso la dicitura laparoscopia viene considerata un sinonimo di endoscopia, o erroneamente vengono considerate la stessa cosa. Ma non è proprio così; per laparoscopia si intende infatti una tecnica che, come accennato sopra, consente di accedere all’interno della cavità addominale del paziente attraverso dei piccoli fori e di operare visualizzandone l’anatomia attraverso una telecamera.

Per endoscopia invece si intende una tecnica che consente di entrare all’interno di cavità naturalmente presenti nel corpo dei nostri pazienti cani e gatti, e di effettuare alcune procedure attraverso dei piccolissimi strumenti e una telecamera. Gli esempi più esplicativi sono le endoscopie del tubo digerente: attraverso il cavo orale l’endoscopio penetra nell’esofago, poi nello stomaco e nel primo tratto dell’intestino tenue; oppure dallo sfintere anale si può arrivare nei primi tratti dell’intestino crasso, come il retto ed il colon.

L’endoscopista può in questo modo non solo visualizzare lo stato degli organi che riesce ad esplorare con l’apparecchio endoscopico, ma in caso di reperti anomali, può effettuare biopsie, asportare masse e rimuovere eventuali corpi estranei. L’endoscopia ha infatti un ruolo principalmente diagnostico e talvolta diviene operativa quando le caratteristiche ad esempio di una massa da asportare, consentono l’intervento.

Nel caso dell’endoscopia l’invasività è ridotta al minimo, forse ancor meno della chirurgia laparoscopica, perché non si deve neanche creare un’apertura in una sede anatomica dove non è presente, ma si sfrutta un’apertura già esistente.

Altre sedi anatomiche dove solitamente si effettuano endoscopie sono le cavità nasali per esplorare essere stesse ed i bronchi, il meato uditivo interno, altrimenti difficilmente esplorabile, i genitali soprattutto femminili, ed in casi particolari l’apparato urinario. Nel caso dell’endoscopia spesso una terapia post procedura è perfino inutile, tranne quando i reperti visivi non svelano determinate alterazioni dei tessuti, organi ed apparati esaminati.

Perchè si possono definire chirurgie omeopatiche

Ho coniato il termine di “chirurgia omeopatica” perché queste tecniche mininvasive sono davvero il sogno di ogni medico veterinario omeopata! La scarsa invasività chirurgica è sinonimo di dolcezza e l’azione di queste tecniche risulta gentile ed efficace, proprio come l’omeopatia se ben prescritta. Come per i rimedi gli endoscopi e laparoscopi sono strumenti potenti, precisi ed allo stesso tempo dolci che consentono di cambiare lo stato patologico in stato di salute, senza creare grossi effetti collaterali. Va da sé che, come per qualsiasi specializzazione, bisogna affidarsi a professionisti preparati, e così facendo i risultati sono veramente notevoli. Poi il fatto che le terapie post operatorie e post interventistiche possano essere ridotte la minimo impatta in modo molto positivo sulla salute globale del paziente: ridurre l’uso di antibiotici e antinfiammatori di sintesi agevola l’equilibrio del microbiota intestinale e riduce gli effetti collaterali legati alle terapie farmacologiche.

Quindi anche in questo caso, il termine “chirurgie omeopatiche” è sempre più adatto in quanto, per le terapie post operatorie di queste chirurgie si possono utilizzare anche soltanto rimedi omeopatici come ad esempio Arnica o Hypericum o Staphysagria, rimedi che agevoleranno ancora di più il ripristino dello stato di salute del paziente, rendendo i tempi di recupero ancora più rapidi. Se sei interessato a queste procedure chirurgiche chiedi al tuo veterinario di fiducia che saprà sicuramente indicarti dei professionisti preparati ai quali rivolgerti.

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