Maria Desiderata D'Angelo

L’amico meraviglioso: Riflessioni sul più antico amico dell’uomo

Eccolo. Arriva. Coda roteante, palla in bocca, salta e guaisce come se non ti vedesse da 10 anni, come se tu fossi tornato da una guerra di vietnamita memoria, ed invece eri andato 3 minuti dalla vicina a chiederle il sale. E ti riempie di baci, peli e bava, a volte non proprio con l’odore delle violette di campo…ma che bello essere coperti da tanto amore incondizionato!

Guardalo. Guarda i suoi occhi. Ti fissano estasiati, manco tu fossi un Dio sceso in terra…tutto sommato per lui lo sei. Sei il suo unico Dio; lui vive per te. Tu potrai avere 100 cani in vita tua, ma probabilmente lui avrà un solo “umano” a cui riferirsi. Come mai? Te lo sei mai chiesto? Ti sei chiesto chi è e da dove viene quel gomitolone di pelo, amore ed entusiasmo che approva incondizionatamente qualsiasi cosa tu faccia? Che anche se lo tratti male e non lo degni di uno sguardo, è pronto ad amarti sopra ogni cosa e per tutta la sua vita? Detta così si potrebbe pensare che viene da Marte o da un pianeta a noi ignoto, dove dare amore illimitato è nel normale corredo del DNA degli abitanti… e invece viene proprio dal nostro pianeta.

Come nasce questo sodalizio?

Molti millenni fa gli uomini primitivi si resero conto del vantaggio che poteva derivare dal condividere la loro vita nomade e piena di pericoli, con un animale che abbaiava e guaiva avvertendoli dell’arrivo dei predatori, ed in cambio pretendeva solo un po’ degli avanzi dei loro pasti. Probabilmente ci fu qualcuno, chissà, forse un bambino o un ragazzo, che ne avvicinò uno cucciolo, che ancora non aveva sviluppato appieno la diffidenza ed il carattere schivo tipico degli animali selvatici. Mi piace pensare che sia andata proprio così,  che tra cuccioli, sia nato l’amore più grande tra due specie diverse che il mondo conosca: la relazione tra l’uomo ed il cane.  Prima di questa relazione chi era quindi l’attuale cane? Un carnivoro non stretto, che per necessità poteva comportarsi da “spazzino” attingendo agli avanzi di predatori molto più attivi di lui, come i grossi felini e l’uomo stesso. Viveva in branco, da cui otteneva protezione, nutrimento, sicurezza, possibilità di tramandare il proprio patrimonio genetico, rifugio in caso di malattia e di disagio, accoglienza nella fragilità della vecchiaia.

L’antenato del cane del 3° millennio era anche un predatore, e certo non dei più teneri. In base al territorio e alle prede presenti in esso elaborava, di concerto con il suo branco, tecniche di caccia molto raffinate, al fine di ottenere il massimo della resa in termini di prede, che potesse fornire il sostentamento a sé ed al gruppo. Era dotato di una grande capacità collaborativa che gli consentiva di lavorare efficacemente in gruppo, ognuno svolgendo il proprio ruolo in base alle proprie caratteristiche fisiche, di sesso, di età, ma sempre per il vantaggio di tutto il branco. Questo comportamento innato viene peraltro oggi utilizzato per l’addestramento dei cani da salvataggio in mare o da ricerca sotto le macerie; questi eroi a quattro zampe infatti, altro non fanno che eseguire una sorta di esercizio in collaborazione con il loro conduttore, e questa cosa, oltre che avere il riscontro positivo immediato del premio che ricevono in termini di cibo, gli regala infinita gratificazione e soddisfazione, poiché mettono in atto un comportamento per loro innato.

L’accudimento dei cuccioli del branco ad opera di tutte le femmine è un altro esempio di profonda collaborazione tra canidi. Lo possiamo vedere ancor oggi nei branchi di tante specie di carnivori selvatici come il Lupo o il Licaone. Poiché nel branco si riproduce soltanto la coppia Alfa, ovvero quella dominante, quando i due esemplari della coppia Alfa vanno a procurare il cibo per il resto del branco, le altre femmine fungono da “zie”.  Attraverso un complesso meccanismo ormonale infatti, anche le femmine non puerpere, sono in grado di produrre latte per nutrire i cuccioli del branco. Non c’è da stupirsi quindi se tante cagne domestiche sono affette da pseudo-gravidanze con formazione di latte. Purtroppo però nessuno si occupa di eliminarlo come farebbero dei cuccioli con la suzione, e problemi di mastiti e neoplasie mammarie si manifestano con una certa frequenza. E cosa dire degli esemplari più vecchi e malati? Nelle specie selvatiche come i Lupi guidano il branco durante le trasferte in cerca di condizioni di clima e territorio migliori per la sopravvivenza: Si posizionano in testa alla fila assumendosi il rischio maggiore. infatti in caso di un attacco da altri predatori sarebbero mi primi ad avere la peggio, ma avrebbero salvato e protetto il branco.

 

Quali solo le parole chiave per l’etogramma del nostro fedele amico a quattro zampe?

Per etogramma si intende l’elenco di comportamenti o azioni esibiti da una specie ? A mio parere una parola è davvero fondamentale ed è: BRANCO. Contrapposta alla parola SOLITUDINE.

Vale la pena quindi domandarsi se stiamo facendo vivere al nostro cane armonia con quello che è il suo etogramma. Riusciamo a farlo sentire parte del branco, o siamo costretti per la frenesia dei tempi in cui viviamo a condannarlo ad una vita di solitudine? Perché se così fosse davvero non ci sono cure veterinarie e alimentazione che tengano. Il nostro cane lentamente si ammalerà. Lasciato da solo si ammalerà. In primis non capirà il motivo di questa solitudine, perché nella sua specie, neanche chi è vecchio e malandato viene lasciato da solo ma, anzi, gli viene affidato un ruolo strategico, un ruolo di protezione del resto del branco. Lasciato da solo senza interagire con altri esseri che siano della sua o di altre specie si annoierà, e proverà sensazioni negative accompagnate da stress, sensazioni di paura e di angoscia, oltre che di noia.  Cercherà di dissipare questo stress coi i mezzi a sua disposizione, ovvero le unghie ed i denti, scavando e mordicchiando mobili e suppellettili nella casa in cui lo abbiamo relegato in solitudine. Restando in solitudine, senza stimoli e senza uno scopo, lo stress aumenterà. Fino a che questa angoscia e questa paura non si trasformano in veri e propri attacchi di panico che vengono espressi distruggendo divani e mobili, e sporcando in giro per la casa; perché a volte la paura diventa talmente profonda da provocare la perdita del controllo degli sfinteri.

Interroghiamoci se il nostro devoto amico cane assume qualcuno di questi comportamenti. Perché non sono “dispetti”, come tanti sono portati a credere. I cani infatti, non hanno la struttura cerebrale adatta ad elaborare un concetto ed un comportamento come il “dispetto”. Questi comportamenti non sono azioni dirette contro i suoi compagni umani, ma reazioni a comportamenti messi in essere dai loro compagni umani stessi. Cerchiamo quindi di restituire parte dell’amore che ci viene dato, anche solo una piccola parte visto che restituire tutto l’amore che il nostro cane ci dona è praticamente impossibile. Non lasciamolo da solo, o facciamolo in meno possibile, e se proprio non possiamo, regaliamogli un compagno con cui fare branco, oppure evitiamo proprio di prenderne uno con noi. Se non possiamo assicurargli la giusta compagnia, se non per poche ore al giorno e magari noi stessi stanchi e stressati, evitiamo di rendere infelice un povero cane condannandolo alla solitudine ed allo stress.

Se invece possiamo, garantiamogli la nostra compagnia, o la compagnia di altri, magari portandolo a casa da un parente o da un amico, che probabilmente troverà anch’egli giovamento dalla compagnia dell’amico a quattro zampe. Ricordiamoci sempre che l’istinto di predazione, il bisogno di essere immersi nella natura, di seguire invisibili piste odorose, inaudibili ultrasuoni che  il nostro orecchio non è in grado di percepire, o tracce del passaggio di altri suoi simili,  sono molto importanti per il benessere del nostro compagno quadrupede. Condividere con lui un ora al parco qualche volta alla settimana fa benissimo ad entrambi, per non parlare di giornate con gite fuori porta immersi nella natura dove possa rispolverare il suo olfatto sopraffino ed il suo udito eccellente, alla ricerca di una preda, anche se questa è una pigna o un ramoscello caduto da un albero.

Anche noi avremo i nostri vantaggi in termini di salute e riduzione dello stress. Perché è vero, e tanti lavori scientifici lo dichiarano con fermezza: la convivenza con un cane può ridurre lo stress e migliorare la salute generale, sia attraverso le passeggiate condivise che hanno infiniti benefici su mente e corpo, ma anche nella sfera delle relazioni. Avere in casa un cane infatti ci obbliga ad occuparci ed accudire qualcuno, cosa per la quale anche noi siamo geneticamente concepiti, per di più quel qualcuno è sempre entusiasta delle attenzioni e delle cure che gli dedichiamo! Ed il tutto, a lungo andare, si ripercuote positivamente sulla nostra vita. Inoltre vivere la nostra vita con un cane facilita anche i rapporti interpersonali, poiché, spesso durante le passeggiate, interagiamo con i compagni umani di altri cani, chiacchierando e confrontandoci con loro, migliorando anche la nostra socializzazione.

Rispettare i fondamenti dell’etogramma del nostro compagno cane quindi, avrà effetti benefici non solo su di lui ma anche su di noi, migliorando la nostra qualità di vita e la nostra salute. Adottiamo un cane soltanto se siamo in grado di dedicargli tempo e attenzione, pena il suo rapido deperimento organico e mentale. Se non si ha molto tempo è meglio prenderne due che possano trascorrere la maggior parte della giornata insieme, o trovare soluzioni di condivisione del cane stesso con persone che possano occuparsene nelle ore in cui siamo assenti. Ricordiamo sempre che il cane ha bisogno di compagnia e di un ruolo, e non solo di spazio.

Un cane felice è il cane che fa la vita del suo umano, anche se questi lavora 10 ore al giorno in un edicola di 5 metri quadri, perché in quei 5 metri quadri c’è la cosa più grande e preziosa per quel cane: il suo branco, che siamo noi.

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