Dott.ssa Maria Desiderata D'Angelo - Tempo di lettura 9 min.

Le principali problematiche comportamentali nel cane

Come individuarle e valutarle per porvi rimedio

In medicina umana si parla di disturbo psichico o mentale per indicare una condizione patologica che coinvolge la sfera del comportamento, delle relazioni e la sfera affettiva e cognitiva delle persone.

In medicina veterinaria si parla di patologie o problemi comportamentali.

Quando queste patologie a carico della sfera emotiva e relazionale si manifestano, compromettono le relazioni del soggetto sia con altri individui della specie che con il nucleo familiare nel quale l’animale è inserito. Emerge così uno stato di sofferenza.

Quando il disagio diventa poi più grave, tale da divenire invalidante o disadattativo e perdura nel tempo, si parla di patologia mentale. La malattia mentale è caratterizzata da alternanze psicologiche e comportamentali che possono causare disabilità o pericolo per l’animale che ne è affetto.

La medicina comportamentale, branca della medicina veterinaria, si occupa dello studio e della cura delle malattie mentali dei nostri amici a 4 zampe. Le patologie comportamentali dei nostri animali sono purtroppo in aumento di pari passo con quelle dei loro compagni umani ed aumentano al diminuire della condizione di comfort e all’aumento delle condizioni di stress nelle quali si trovano costretti a vivere i nostri amici.

Per la società odierna, per esempio, è normale che un cavallo trascorra la maggior parte dei suoi giorni chiuso dentro ad un box, invece di fare la cosa più naturale per un ungulato, ovvero correre e brucare. Ai cavalli vengono riconosciute moltissime patologie legate allo stress ed all’inattività, sia dal punto di vista mentale che fisico.

Non se la passano di certo meglio gli animali da reddito sottoposti a condizioni di allevamento, detenzione e trasporto ai limiti della disumanità. Fatto salvo per qualche esempio felice di allevamenti biologici, nei quali il rispetto dell’etogramma di specie e del benessere animale viene posto all’apice delle priorità del management.

Purtroppo molto spesso i nostri amici e fedeli compagni casalinghi non vivono sereni al pari di tante altre specie animali addomesticate o tenute in cattività.

I cani e i gatti, spesso traumatizzati fin da piccolissimi da storie di violenza, abbandono e distacco precoce da madre e fratelli, vengono inglobati in situazioni domestiche e condizioni ambientali inadatte alla loro natura. Condizioni che alla lunga lasciano affiorare disagi che si manifestano dapprima con sintomi lievi e quasi impercettibili, per poi esplodere, apparentemente all’improvviso, con segni di disagio comportamentale intensi. Questi segni vengono spesso letti dai compagni umani come il “problema”. In realtà altro non sono che l’effetto di errori e comportamenti reiteratamente errati nella gestione del nostro pet.

Il pet “spugna emotiva”

Spesso, anche a fronte di un’infanzia felice, il nostro amico a quattro zampe viene letteralmente catapultato in un sistema familiare malsano, dove, anche in buona fede, viene umanizzato ed antropomorfizzato. Questo provoca la negazione dei suoi bisogni fisiologici più essenziali. Oppure, nella famiglia in cui vive, esisteva già prima del suo arrivo un forte disagio, una relazionale disfunzionale nella quale viene inserito, rendendosi inconsapevolmente una spugna emotiva, pronta ad assorbire tutto il disagio ed il male che lo circonda.

In questo spazio è stato già affrontato il problema del rispetto dell’etogramma di specie, sul quale quindi non mi dilungherò.

Il capitolo della patologia comportamentale è assai vasto ed in continuo e dinamico aggiornamento. Ciò grazie ai colleghi che con passione e dedizione dedicano il loro lavoro alla cura ed allo studio delle patologie emotive dei nostri pet. Proviamo insieme ad elencare quelli che sono i principali problemi comportamentali del cane e del gatto.

Principali problemi comportamentali del cane 

I problemi comportamentali del cane sono tra le più frequenti motivazioni di consultazione del medico veterinario. Molto di essi sono causati da una scorretta relazione tra cane ed umano, e spesso si manifestano fin dagli albori della loro convivenza.

Troppo spesso gli umani scelgono una determinata razza di cane soltanto in base alle caratteristiche estetiche, senza considerare le inclinazioni comportamentali. Anche nel caso dell’adozione di un meticcio in difficoltà purtroppo, quello che vince su tutto è la prima impressione legata all’estetica. Specialmente quando si accoglie per la prima volta un cane in famiglia, travolti dall’idea romantica che ci si è fatti di quella determinata tipologia di cane. C’è chi compra un jack russel perché è di taglia piccola e pretende di tenerlo relegato sul sofà, oppure un maremmano perché ama il colore bianco. E poi ci sono le razze oggetto di adorazione per una moda del momento. Chiunque ricorderà il boom di dalmata in corrispondenza del noto film di Walt Disney nel quale due tenerissimi esemplari davano alla luce ben 101 cuccioli.

Poi c’è chi sceglie il cane come proiezione di sé stesso, come estensione del proprio ego. Si accolgono minuscoli chihuahua o peggio temibili molossi, un po’ come se il cane fosse l’immagine di sé, quella che il compagno umano vorrebbe vedere riflessa nello specchio.

I più frequenti problemi comportamentali del cane, fonte di preoccupazione per i loro umani sono l’aggressività, l’ansia da separazione, le fobie e paure, i disturbi eliminatori.

Aggressività

l’aggressività è un comportamento fisiologico in tutte le specie animali, ed è anche un comportamento molto spesso gli salva la vita. Se non ci fosse l’aggressività non ci sarebbero strategie di difesa, e questo nel mondo animale porterebbe all’estinzione di una data specie. Alcuni tipi di comportamenti aggressivi, manifestati in modo corretto, sono da considerarsi quasi fisiologici. Ad esempio l’aggressività da paura, quella protettiva nei confronti della prole, territoriale o quella da competizione per una preda.

E’ fondamentale quindi cercare di capire se questa aggressività una volta innescata è autolimitante, ma soprattutto è fondamentale individuare la causa che la scatena. Una mamma cagna che ringhia ad uno sconosciuto che si avvicina alla sua cucciolata, non può essere considerata patologica. In un cane che ha morsicato, va sempre individuata la catena di comportamenti che ha determinato l’evento “morso”. Quando l’aggressività non è innescata da situazioni di minaccia va sempre contattato un medico veterinario comportamentalista, a tutela del cane e dei conviventi.

Ansia da separazione

L’ansia da separazione più che un comportamento è uno stato emotivo alterato. E’ una sensazione che pervade il cane quando viene lasciato da solo. Anche in questo caso è fondamentale la prevenzione fin da cuccioli, chiedendo consiglio al proprio veterinario, per evitare che si instauri uno stato d’ansia nei cuccioli appena privati della loro famiglia canina. La motivazione di questa ansia che colpisce gli animali lasciati da soli è intuitiva. I cani sono animali da branco, in un branco non capita di essere lasciati da soli. Ove ciò dovesse capitare è perché il soggetto lasciato da solo o è gravemente malato, o non può stare in quel branco. E’ semplice comprendere come un cucciolo, che fino al giorno prima dormiva e stava tutto il giorno insieme alla madre ed ai fratelli, in un contatto fisico quasi continuo, possa essere angoscioso essere lasciato da solo. Ritrovarsi, magari di notte, in un luogo sconosciuto e senza l’odore di nessuno che gli sia familiare. E’ per questo che consiglio sempre quando un cucciolo fa il suo ingresso in casa, di lasciarlo il meno possibile da solo, almeno per i primi mesi e comunque per il tempo necessario al suo ambientamento. I cuccioli che cambiano ambiente hanno bisogno di essere rassicurati, devono imparare a conosce la loro nuova famiglia umana, per poter diventare degli adulti sicuri di sé.

I principali sintomi dell’ansia da separazione sono le vocalizzazioni, la distruzione di oggetti e le deposizioni in luoghi inappropriati, che avvengono quando il cane resta da solo.

E’ importante non sottovalutare questi sintomi e dargli la giusta lettura: un cane che distrugge il sofà quando lo lasciamo solo per ore non fa un dispetto. Un cane che urina o defeca nel ben mezzo del salone non ha nulla contro di voi. Quel cane ha avuto un vero e proprio attacco di panico e nel primo caso ha dissipato ansia e stress con i mezzi a sua disposizione, ovvero denti e zampe, nel secondo caso il suo panico era talmente incontrollato che ha provocato il rilascio degli sfinteri con conseguente perdita di feci ed urine. Punire un cane che ha distrutto il sofà o ha sporcato il salotto equivale a punire una persona che si è mangiata le unghie o ha perso urina durante un attacco di panico. Non ha alcun senso ed è fortemente controproducente in quanto peggiorerà lo stato di ansia generalizzata.

Fobia e paura

Anche fobia e paura sono le facce di una stessa medaglia. Da un lato la paura che è una sensazione adattativa e fisiologica e si manifesta in risposta ad uno stimolo. Essa è volta ad evitare i pericoli. Dall’altro la fobia che è uno stato di paura irrazionale, con intensità altissima ed ingiustificata in relazione allo stimolo che la provoca.

Solitamente la paura si manifesta in modo graduale, mentre la fobia si sviluppa più rapidamente, dando origine a sintomi più eclatanti, come veri e propri attacchi di panico.

Il cane che ha paura non va mai rimproverato, anche se durante l’attacco di paura combina qualche guaio, ma anzi, gli vanno offerte piccoli premi alimentari molto saporiti, nella speranza di distrarlo.

Paura e fobia non sono infatti dei comportamenti indotti, ma delle sensazioni negative che pervadono e sconvolgono il soggetto che le prova. Offrire qualcosa di saporito può talvolta riuscire ad interrompere la sensazione spiacevole con quella piacevole del sapore della leccornia offerta. In caso di cani estremamente fobici si può persino arrivare al rifiuto della leccornia proposta. In questi casi è opportuno quanto prima contattare un medico veterinario comportamentalista per impostare una terapia corretta.

I disturbi eliminatori

Sono il mezzo più rapido attraverso il quale il cane, ed anche il gatto, comunicano il loro disagio e sono fonte di grande disagio anche per i loro compagni umani conviventi. Le eliminazioni inappropriate possono essere causate da marcatura territoriale, o da mancata abitudine del cucciolo a sporcare fuori, oppure a stati di stress, eccitazione, ansia, paura. Ma possono anche rappresentare problemi patologici metabolici che vanno sempre indagati prima di effettuare un’ipotesi di disturbo comportamentale. In caso di cani che perdono urine o feci, è sempre importante effettuare un esame fisiologico. Spesso i disturbi eliminatori si risolvono impostando alcuni cambiamenti nella gestione delle passeggiate e dell’ambiente in cui vivono i nostri amici. Talvolta, occorre un ausilio da parte del medico veterinario specializzato in comportamento animale.

La risoluzione dei problemi comportamentali del cane può essere raggiunta soltanto attraverso la piena collaborazione di tutti i componenti della famiglia nell’attuare i consigli, gli esercizi e le prescrizioni del veterinario comportamentalista. Non mi stancherò mai di ripeterlo: atteggiamenti aggressivi e punizioni possono solamente aggravare questi disturbi, ingenerando nel cane uno stato di paura e di ansia dal quale è poi difficile regredire. Non punite in modo aggressivo il vostro amico! Ricordate sempre che voi ed i vostri familiari rappresentate per lui il branco del quale fa parte. Non essere accettato dal suo gruppo è davvero la cosa peggiore che può capitargli.

Nel prossimo articolo ci occuperemo dei problemi comportamentali del gatto.

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