Dott.ssa Maria Desiderata D'Angelo - tempo di lettura 10 min.

Randagismo e abbandoni: amore disatteso

Adottare un cane ed un gatto è una cosa seria. Condividere la propria vita, il proprio sazio ed il proprio tempo con un Pet, significa decidere coscientemente di condividere nel bene e nel male la nostra vita con lui, per almeno 12, 14 se siamo fortunati, anche 20 anni. I cani, i gatti, i conigli, i furetti e nessun animale, tranne in rarissimi casi di storie romanzante, decidono consciamente di condividere la propria vita con noi. Siamo noi esseri umani, teoricamente dotati di intelletto superiore, a stabilire di adottare, comprare o in ogni caso convivere con loro. È un assunzione di responsabilità forse paragonabile a quella di avere dei figli. Ma nel momento in cui si decide consapevolmente di mettere al mondo un altro essere umano, in linea di massima si è coscienti del fatto che la nostra vita cambierà, e che saremo investiti della responsabilità di occuparci di un’altra vita, una vita che, nel caso dei figli, dipenderà da noi solo per un certo lasso di tempo, mentre per gli animali questa “dipendenza” vi sarà finchè la loro vita non terminerà. Purtroppo questo basilare concetto, e le azioni che ne derivano, vengono spesso disattesi e frequentemente tante persone adottano o comprano un animale, senza preoccuparsi di come la loro vita cambierà, e tanto meno del fatto che dovranno accudirli per decenni.

Quando entra un animale domestico in casa nostra

Il cambiamento di vita che avviene quando un Pet varca la soglia di casa può essere inaspettato: d’improvviso ci ritroveremo a dover pensare che deve nutrirsi, che dobbiamo occuparci delle sue deiezioni, che ha degli specifici bisogni etologici e pertanto va portato a spasso, oppure bisogna organizzargli una sorta di habitat dove possa cacciare, o scavare, o nascondersi. Gli animali poi non parlano, per cui dobbiamo cercare di informarsi sulle loro modalità di comunicazione, per far sì che stiano a proprio agio, che siano felici e che non si ammalino. Si tratta di accudire, ovvero avere cura, di un essere vivente, rispettando quelli che sono i sui bisogni, le sue inclinazioni e soprattutto apprezzando quello che può darci, senza mai stancarsi. Un cane o un gatto ci sono 365 giorni all’anno, per 24 ore al giorno, e vivono per noi. Per loro rappresentiamo il mondo, l’universo intero. Siamo coloro che gli danno di che vivere, da mangiare, un riparo sicuro, una dose di amore intraspecifico. Siamo la loro relazione più importante, unica ed insostituibile, mentre noi, dal canto nostro, a parte rari casi, abbiamo tantissime relazioni sostituibili. Infatti, se litighiamo con un amico ne avremo un altro, se la nostra relazione di coppia va in malora possiamo rifarci una vita, perfino nel caso un figlio andasse all’estero per lavoro, potemmo sentirlo al telefono. Per loro no. Noi siamo il loro “tutto” e pertanto, prima di accogliere un Pet, dobbiamo capire se siamo degni di tutto questo amore e dedizione, e se siamo in grado di garantirgli protezione, accudimento e sicurezza. 

Cosa ci danno in cambio?

Cani, gatti, conigli, furetti e tutti gli animali che accogliamo in casa nostra, sostanzialmente ci danno tutto. Tutto quello che possono. Ci danno amore, protezione abbaiando ai nemici, nutrimento con le piccole prede che ci regalano e noi disgustati storciamo il naso. Ci fanno coccole a modo loro, ci aspettano come se fossimo Godot, anche se siamo scesi a gettare l’immondizia per 10 minuti, e quando ci rivedono è come se non ci avessero visti da 10 anni e fossimo tornati dalla guerra! Non sono mai contrari a quello che proponiamo e ci sostengono qualsiasi decisione prendiamo. Insomma, i nostri pet sono un vero affare in termini emotivi ed emozionali! 

Purtroppo spesso non sono ricambiati

Sfortunatamente i nostri amici con la coda possono incappare in umani inaffidabili, superficiali se non addirittura crudeli, che li accolgono in maniera superficiale, senza chiedersi veramente quale impatto possono avere nella loro vita e che impatto la loro routine può avere su quella del pet; in maniera inaffidabile disattendono qualsiasi patto di convivenza, senza occuparsi di quelli che sono i loro bisogni e le loro necessità, e con immensa crudeltà possono arrivare a disfarsene senza alcuna remora, e senza preoccuparsi di che futuro avranno una volta abbandonati. 

Il randagio in Italia e in Europa

Secondo dati risalenti al 2019, In Italia si stimano tra i 500-700 mila cani randagi. Per quanto concerne i cani, una volta abbandonati o partoriti da altri cani randagi, divengono vaganti, e pertanto il loro numero diventa ancor meno stimabile. Secondo l’ENPA, Ente Nazionale Protezione Animali, questa valutazione numerica, risalente al 2012, è ancora valida per fornire un ordine di grandezza al problema, sebbene sia un numero da leggere certamente per difetto; dati abbastanza precisi e più aggiornati, risalenti al 2018, sono disponibili sul sito della LAV (Lega Anti Vivisezione) che si impegna a censire sia i cani detenuti in canili sanitari, che nei rifugi. Purtroppo i dati sono sempre poco attendibili e questo non agevola la risoluzione del problema, in quanto non se ne conosce la reale entità. Sarebbe infatti auspicabile avere dati numerici più affidabili per fare un’analisi più dettagliata della situazione, e mettere in atto politiche e strategie efficaci per contrastare un fenomeno che causa gravissime sofferenze agli animali e rappresenta un ingente costo per la collettività. 

In Europa, soprattutto nei paesi dell’Europa meridionale, quali Spagna e Grecia, il fenomeno è al pari di quello italiano. Fiore all’occhiello della lotta al randagismo sono invece paesi come l’Olanda e l’Inghilterra, nei quali le politiche di tutela di cani e gatti, le campagne di sterilizzazioni spesso anche gratuite per i privati, nonchè alcune agevolazioni fiscali e di spese per le cure veterinarie, hanno rappresentato il cardine del successo in questa lotta, con risultati davvero eccellenti, tra i quali la drastica riduzione se non la scomparsa di animali randagi o vaganti. 

Il costo in sofferenze e denaro pubblico

Ogni cane o gatto ospitati in canili e gattili hanno un costo giornaliero per il loro mantenimento, oltre che delle spese straordinarie veterinarie. I fondi sono ovviamente in parte attinti da risorse pubbliche, anche se le associazioni animaliste private raccolgono continuamente denaro per la tutela ed il mantenimento degli animali abbandonati. Questi soldi pubblici potrebbero essere spesi per altro, se solo l’animale più incivile sulla terra, ovvero l’uomo, fosse in grado di assumersi le proprie responsabilità. Si stima infatti che ciascun animale detenuto in canile che costi 3,50 euro al giorno (dato fornito a LAV dal Ministero della Salute) per un totale di circa 1300 euro di costo annuale. La spesa sui dodici mesi quindi si attesta di poco inferiore ai 150 milioni di euro a livello nazionale. Denaro pubblico che potrebbe essere speso per altri servizi essenziali, se soltanto gli umani rispettassero le leggi e fossero più responsabili. 

Cosa dice la legge

Abbandonare un animale, oltre a essere un atto moralmente riprovevole, è anche un reato, come stabilisce l’articolo 727 del codice penale che prevede l’arresto fino a un anno, e una multa tra i 1.000 e i 10.000 euro. La gestione dell’animale randagio recuperato è regolata dalla Legge 281/91, e da diversi regolamenti Regionali, che secondo ENPA è tra le norme più avanzate al mondo nella tutela dell’animale. Innanzitutto, la norma proibisce l’abbattimento del randagio se non per eutanasia in presenza di malattie incurabili o di grave e comprovata pericolosità, cosa purtroppo consentita finanche in alcuni paesi dell’U.E. Grazie a questa legge vi è anche una rete di assistenza che fa capo alle Regioni, ai Comuni e alla Polizia Municipale. I cani abbandonati, quando hanno la fortuna di sopravvivere allo smarrimento o, peggio ancora, all’abbandono, vengono portati in un canile sanitario. 

Cosa si può fare per ridurre il numero degli animali abbandonati?

Accogliere un animale e disfarsene successivamente, crea tanta sofferenza, disagio e dispendio di energie da parte degli addetti ai lavori, oltre che di denaro pubblico. In concreto cosa possono fare i cittadini?

In primis adozioni consapevoli, consultando prima un Medico Veterinario che possa consigliare quale specie animale, ed all’interno della specie, quale razza o quali caratteristiche di taglia, razza, età e indole caratteriale è più adatta alle esigenze dell’adottante. L’animale adottato va poi obbligatoriamente “microchippato”, nel caso dei cani, e volontariamente per gatti e furetti. In questo modo, in caso si perdesse, i servizi ASL potranno riportarlo dal loro umano, e nel caso il suo umano impazzisse e decidesse di abbandonarlo, si potrà risalire all’intestatario del cane per multarlo. I cani semplicemente persi infatti, e dotati di microchip possono tornare ai padroni, mentre quelli non riconosciuti e quelli abbandonati, una volta curati, vengono portati al canile rifugio. I più fortunati saranno adottati da nuove famiglie, gli altri rimarranno in canile, in uno stato di vera e propria detenzione, senza però aver commesso alcun reato.  

Il controllo delle nascite

Altro grande e fondamentale capitolo è quello del controllo delle nascite, che va opportunamente concordato con il proprio Medico Veterinario di fiducia. Il controllo delle nascite attraverso l’evitare gravidanze insostenibili o la sterilizzazione chirurgica, è a tutt’oggi l’unico reale strumento di riduzione del randagismo. Nella mia pratica clinica quotidiana ci tengo sempre a far riflettere agli umani che convivono con i miei pazienti e che, mossi da una comprensibile voglia di far procreare il loro compagno a quattro zampe, mi richiedono un parere. Rispondo sempre che i 3, 5 o 10 cuccioli o gattini nati dal loro amico con la coda, sottrarrebbero dei “posti” ad altrettanti sfortunati animali, già nati ed ostaggio di canili e gattili, se non paggio abbandonati loro stessi per strada, nelle campagne o chissà dove. L’obiezione che molto spesso mi sento ripetere è che non è “naturale” sterilizzare gli animali, o impedirgli di riprodursi. Questa affermazione è di certo vera, ma è anche vero che i nostri animali domestici di naturale purtroppo hanno oramai ben poco, condividendo a stento qualche comportamento con i loro avi selvatici. Pertanto faccio sempre notare che è meno naturale, e spesso più disagevole, avere “voglia” di procreare e non poterlo fare! Anche a chi mi chiede se una sola volta può far procreare fido meticcio o micia soriana, rispondo sempre che una sola volta non è naturale, e che i cani e gatti randagi, se non si interviene, si riproducono 1 o 2 volte all’anno dando alla luce un numero di cuccioli e gattini che può arrivare numeri davvero impressionati. Si stima infatti che se si facesse accoppiare una cagna, anche una sola volta nella vita, e questa desse alla luce 6 cuccioli di cui 3 femmine, ed a loro volta queste tre femmine si accoppiassero, nel giro di 10 anni nascerebbero circa 500 cuccioli. Da questi numeri è evidente come anche solo il singolo parto di una cagna o di una gatta possa sfociare in un grandissimo problema di randagismo. 

Altro punto chiave fondamentale nella lotta al randagismo è quello di adottare un cane o un gatto attraverso associazioni animaliste, o direttamente da canili e gattili. Questo gesto è importantissimo in quanto rende disponibile un posto per i più sfortunati ancora in cerca di una casa, o per quelli in uno stato tale di salute da necessitare un ricovero prima di poter sperare in un’adozione. Ogni cane o gatto adottato in canile, oltre ad esservi grato per l’intera sua vita, solleverà le strutture che lo avevano in carico dall’onere di accudirlo, ed anche la collettività, delle spese per mantenerlo. Adottare un animale in difficoltà è quindi un gesto meraviglioso, sia per l’animale che viene adottato e anche per gli altri che potranno essere accolti al suo posto, nonché per l’intera società. 

Se non ho un cane o un gatto, come posso contribuire alla riduzione del randagismo?

Se non si ha proprio modo di scegliere una convivenza con un animale, ma si ha una pulsione interiore a cercare di aiutarli, i modi sono davvero tanti: si può collaborare con le associazioni animaliste private, presenti in tutta Italia, attraverso donazioni, sia in termini di denaro, ma anche di beni utili agli animali, come cibo, cucce, scodelle e tutto quello che può servire. Si possono adottare cani e gatti a distanza con piccolissime donazioni, a sostegno di associazioni, o acquistare gadget i cui proventi verranno devoluti in beneficenza. Sempre attraverso associazioni animaliste presenti sul territorio, ci si può rendere disponibili anche ad ospitare per periodi temporanei animali che cercano adozione, e si può perfino andare nei canili a fare compagnia e portare a spasso i cani detenuti in queste strutture. Oltre a donazioni di tipo materiale, si può donare il proprio tempo, offrendosi come volontario per una serie di incombenze, come l’assistenza in canile, oppure rendendosi disponibile a trasportare animali da far adottare in luoghi lontani da quello dove è stato accolto. Vi sono infatti delle persone molto generose e dal cuore nobile che spendono il loro tempo e denaro per accompagnare in lungo ed in largo per l’Italia questi animali sfortunati, fino alla destinazione nella quale, grazie ad una casa sicura ed un’adottante amorevole, la loro vita cambierà, trasformandosi da incubo terribile a favola d’amore. Un amore vero, cristallino e sincero, come quello che gli animali sanno regalarci per tutta la loro vita. 

 

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