BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno XV • Numero 58 • Giugno 2026
L’attualità di Nietzsche
Se l’Occidente si riconosce, per davvero, nei valori espressi nell’oratoria1 dei suoi più alti rappresentanti politici, allora risulta difficile, almeno per gli studiosi di queste società, come intendere il disimpegno morale con cui fa la guerra ad altre società che, come i propri rappresentati istituzionali e governativi, non negano l’esistenza di significati oggettivi, sostengono ugualmente che l’umanità abbia scopi intrinseci e che esistano verità assolute e valori morali universali.
Allora, se così stanno le cose, lungi dal poter parlare di un Occidente secolarizzato e tanto meno nichilista. Si dovrebbe, invece, ribadire che, come altre società cosiddette fondamentaliste, ugualmente l’Occidente sia un composito di società radicato nella crociata della propria fede, onde evitare, precauzionalmente, che altre società integraliste possano avere la velleità di minacciare la sua propria, prospera e veritiera identità esistenziale. Perché, per l’Occidente, una differenza, anche se assolutista, va fatta: l’Occidente incarna il Bene, gli Altri personificano il Male. In ogni modo, l’Occidente si dichiara una società secolarizzata e, nello stesso tempo, una cultura di radice cristiana. E, per prima cosa, l’Occidente rappresenterebbe il neoliberismo proclamato, anziché una dottrina, come l’ordine naturale dell’universo e massima aspirazione della specie umana.
In un tale contesto, ammetto, argomentare il valore dei nostri valori seguendo la traccia della filologia di Nietzsche appare, senz’altro, come una discussione quasi eversiva. Inoltre, molti potrebbero obiettare che sia metodologicamente sbagliato accostare l’Occidente contemporaneo all’Occidente di Nietzsche morto nel 1900. E tuttavia, basta rileggere Nietzsche per rimanere sconcertati dalla sua contemporaneità.
Nietzsche può essere ritenuto assai attuale. In effetti, già nel tardo Ottocento descrisse la crisi che attendeva l’Occidente nel Novecento. La rappresentò attraverso il suo concetto di nichilismo e della sua nozione relativa alla perdita di vigore dell’idea di un Dio contenitore dell’esuberanza dell’uomo. Tale crisi veniva intesa da lui come il vuoto, perché secondo Nietzsche, l’Occidente non era stato capace di elaborare una risposta umanistica e secolarizzata dinanzi al cedimento dei valori religiosi, metafisici ed assolutisti che legittimavano l’idea del patto sociale illuministico2 e, paradossalmente, creazionistico, patto che forniva un’identità alle moderne società occidentali, intese, soprattutto, come le società europee del Novecento.
Per formulare un giudizio equilibrato, sostenendo che la nostra epoca riflettere l’analisi nietzschiana della crisi dell’Occidente non si rendono necessarie citazioni accademiche. Di fatto, la società civile di Europa, Nordamerica e dei loro territori satelliti o ideologicamente neocoloniali, appare largamente segnata da mancanza di scopi, crisi d’identità, senso di colpa e smarrimento esistenziale, tutti punti chiave dell’attualità di Nietzsche circa la crisi dell’Occidente.
Concretamente, la coesione di queste società postmoderne dipende oggi, sostanzialmente, dalla loro adesione al modello neoliberista di generazione del capitale, al sistema di consumo globale, alla gestione digitale delle interazioni sociali e allo stile di vita neoliberale basato sull’estensione della logica di mercato a ogni aspetto dell’esistenza umana e che porta le persone a concepire sé stesse come imprese da gestire, ottimizzare e valorizzare, costantemente, per accrescere il proprio valore sul mercato.
In breve, queste società sembrano ostentare un’identità e una coesione che esibiscono come cifra il rifiuto dello stato sociale, il valore dello status sociale nella logica di mercato e il consumo come forma di espressione identitaria, consumo declinato, culturalmente, secondo il potere di acquisto dello status socioeconomico di appartenenza. In ogni modo, il punto non è se Nietzsche abbia detto che l’uomo occidentale sarebbe precipitato in un vuoto di senso ma il fatto che questo inabissamento sembra, effettivamente, la condizione in cui viviamo oggi con la perdita delle certezze, includendo la crisi di riferimento istituzionale e di legalità interrotta nell’ordinamento internazionale e, inoltre, la nostra incapacità di farci carico dell’assenza di senso e di creare nuovi valori esistenziali che non siano metafisici.

Nietzsche: filosofo del futuro
Uno dei giovani studiosi contemporanei che dedica speciale attenzione all’attualità del pensiero di Nietzsche è Alexander Prescott-Couch, professore di filosofia all’Università di Oxford. Nel suo saggio del 2024, Nietzsche and the Significance of Genealogy3, riferisce che in Umano, troppo umano (1878)4, Friedrich Nietzsche scrisse che la mancanza di senso storico sia il difetto originario di tutti i filosofi. Prescott-Couch sostiene che Nietzsche, accusando la filosofia di essere priva di senso storico, si faceva portavoce di tendenze più ampie del pensiero precedente all’Ottocento.
Rispetto al Settecento filosofico, l’Ottocento viene talvolta descritto come il secolo storico, un secolo in cui, stando agli studiosi in materia, l’indagine su aspetti più universali della ragione umana avrebbe lasciato il posto a una maggiore attenzione a come particolari traiettorie storiche influenzerebbero il linguaggio, la cultura e i presupposti morali.
L’Ottocento è stato anche, stando a Prescott-Couch, quello che si potrebbe definire il secolo filologico. Nel senso tradizionale, la filologia è lo studio critico delle fonti scritte, comprese le loro caratteristiche linguistiche, la storia della ricezione e il contesto culturale. Oggi, si potrebbe dire che il termine, così inteso, suona obsoleto, evocando polverosi tomi eruditi di meticolosa critica delle fonti. Tuttavia, ci riferisce Prescott-Couch5, la filologia era una disciplina intellettuale di spicco nella Germania dell’Ottocento grazie a una serie di sviluppi metodologici che rivoluzionarono, all’epoca, la comprensione dei testi antichi e dei cosiddetti testi sacri. Stando al resoconto di Prescott-Couch, furono sviluppate nuove e rigorose tecniche di verifica delle fonti, le ipotesi puramente speculative sono state scoraggiate e sono stati condotti studi comparativi linguistici più dettagliati. Sebbene tali metodi fossero accademici, a volte al limite della rigidità scolastica, come riferisce Prescott-Couch, la loro applicazione ebbe un impatto culturale significativo, diffondendosi dalle riviste scientifiche alla coscienza pubblica.
Come riferisce Prescott-Couch, Nietzsche assimilò queste tendenze fin da giovane quale studente di talento a tutto tondo che ricevette una rigorosa formazione in greco e latino, lesse opere storiche di Voltaire e Cicerone e scrisse trattati filologici su argomenti quali il poeta greco Teognide di Megara che si era già occupato della morale vigente nel suo tempo.
Questa formazione filologica, racconta Prescott-Couch6, avrebbe influenzato non solo le prime opere di Nietzsche, che trattano direttamente dell’antichità greca, come La nascita della tragedia (1872)7, ma ugualmente i suoi libri successivi sulla morale e sulla psicologia morale. Stando a questo studioso, comprendere quest’influenza filologica sarebbe fondamentale per capire il significato dell’opera nietzschiana filosoficamente più importante, Genealogia della morale (1887)8, e il metodo filosofico genealogico che essa avrebbe ispirato.
Genealogia della morale, al giudizio degli studiosi, costituisce un’opera complessa. Tratta temi classici della filosofia morale, come il concetto di bene, il libero arbitrio, la responsabilità morale e la colpa. Tuttavia, come segnala Prescott-Couch, non li indaga in modo tipicamente filosofico, ad esempio ponendosi domande quali “Che cos’è il bene?” o “Abbiamo il libero arbitrio?”. Nietzsche, adotta, piuttosto un approccio storico, chiedendosi da dove provengano le nostre idee sul bene, sul libero arbitrio o sulla colpa.
Le risposte di Nietzsche a queste domande storiche sono state e continuano ad essere, per usare un eufemismo, controverse. Ad esempio, sosteneva che i presupposti egualitari e altruistici occidentali contemporanei fossero una forma di morale degli schiavi emersa dalle frustrazioni e dal risentimento di una casta sacerdotale risalente all’antichità greca. Questa morale degli schiavi si era sviluppata come una reazione contro quella che Nietzsche chiama morale dei padroni. Tale morale degli schiavi, secondo lui, poteva essere descritta e interpretata come un’etica arcaica che enfatizza le virtù dell’eccellenza, della salute e del rispetto per la gerarchia sociale. La morale dei padroni, sarebbe stata piuttosto una ribellione basata su quella forza che lui chiamava volontà di potenza9e che valorizza la forza e scredita la mitezza e l’intellettualismo libresco dei capi religiosi della casta sacerdotale dell’antichità greca e cristiana.
Genealogia della nostra nozione della morale
In risposta all’ipotizzata volontà di potenza, secondo l’approccio storico di Nietzsche, i capi religiosi dell’antichità avrebbero ideato un nuovo quadro valutativo in cui essi risultavano superiori, un quadro in cui la supposta volontà di potenza veniva classificata come male mentre la mitezza e l’altruismo della sottomissione veniva stimata come bene, effettuandosi, così, una riconsiderazione dei valori esistenti. Questi presupposti morali, storicamente sono stati adottati (introiettati) dalla casta inferiore degli schiavi, poiché valorizzavano il loro status inferiore e permettevano loro di reinterpretare la propria impotenza come una scelta di principio. In sintesi, secondo Nietzsche, molti dei nostri presupposti morali fondamentali derivano da un’arcaica competizione per lo status.
Ciò che ha lasciato perplessi molti lettori della Genealogia della morale di Nietzsche, nell’opinione di studiosi come Prescott-Couch10, è come queste interpretazioni storiche devono essere rilevanti per le questioni filosofiche sulla moralità. Sotto quest’aspetto, Nietzsche affermava che il suo obiettivo ultimo fosse quello di valutare il valore dei nostri valori, ma non risulta chiaro in che modo le sue affermazioni storiche potrebbero o dovrebbero contribuire a questa valutazione. In ogni modo, rivolgendosi alla storia, potrebbe sembrare che Nietzsche stesse, semplicemente, spostando l’argomento della filosofia morale. Dopotutto, la questione relativa al fatto della provenienza storica dei nostri valori sembra una questione diversa dalle questioni filosofiche sulla loro natura, valore e autorevolezza. Nel giudizio di Prescott-Couch al riguardo, se Nietzsche stesse cercando di usare la storia per rispondere a queste domande filosofiche, allora potrebbe sembrare che stesse commettendo una fallacia, la “fallacia genetica”11.
In effetti, la fallacia genetica consiste nel presunto errore di valutare qualcosa sulla base della sua origine o delle sue caratteristiche passate. Ad esempio12, immaginate che qualcuno consideri che non si debba indossare una fede nuziale perché in origine riecheggia le cavigliere imposte alle donne per impedire loro di fuggire dai mariti. Anche se le fedi nuziali avessero avuto una storia così dubbia, questa storia non dimostra che sia sbagliato o riprovevole indossarle oggi. Dunque, quando Nietzsche suggerisce di rivalutare la morale cristiana sulla base di questa storia delle sue origini, si potrebbe sospettare che stia impiegando un tipo simile di ragionamento fallace.
La preoccupazione di cadere vittima della fallacia genetica è, infatti, ciò che, in parte, spiega la mancanza di un senso storico nella filosofia morale, come segnalava Nietzsche nella sua critica. Apprensiva dinanzi alla massima che presuppone che dimostrare che qualcosa abbia una cattiva origine non è sufficiente a dimostrare che sia cattiva, la filosofia morale si è tenuta distante dall’indagine storica. In effetti, allineati in una filosofia morale che si discosta dalla filologia storica, si potrebbe argomentare che nemmeno l’esame delle origini dei nostri valori sembra necessario per valutarli. Da una tale prospettiva, per valutare le nostre convinzioni e pratiche morali, pare che basti considerare le ragioni a favore e contro di esse, senza prendere in considerazione le origini storiche delle nostre credenze.
Dal punto di vista della filosofia morale astorica, ad esempio, per criticare l’egualitarismo, dovremmo soltanto considerare le potenziali obiezioni agli atteggiamenti egualitari, in particolare l’idea che promuovano l’appiattimento verso il basso, che impediscano il raggiungimento dell’eccellenza umana o che non riconoscano le presunte differenze di merito morale. Qualunque sia l’opinione su queste critiche, allineati con la filosofia morale astorica, sembra che formularle e valutarle non richieda di esaminare la storia dei nostri valori. Se questi punti risultassero corretti, si potrebbe capire perché tradizionalmente si sia sostenuto che la filosofia morale avrebbe dovuto procedere in modo astorico. Certamente, se la filosofia morale si dovesse limitare ad esaminare positivamente il valore dei nostri valori e se le storie sulle origini fossero ritenute accessorie oppure difettose a questo scopo, allora le storie sulle origini sarebbero, certamente, irrilevanti per la filosofia morale.
Nietzsche riteneva un tale ragionamento errato. La critica storica di Nietzsche riguardo la filosofia morale, per Prescott-Couch13, viene, solitamente, interpretata in due modi: che lui sostenesse che le informazioni storiche fossero direttamente rilevanti per l’autorità o per la giustificazione delle norme morali, oppure che fossero indirettamente rilevanti in quanto fornivano prove del fatto che gli atteggiamenti morali fossero motivati dal risentimento e ostacolassero eventuali conquiste umane.
Sulla traccia del pensiero di Nietzsche, Prescott-Couch14 suggerisce che per comprendere come la storia possa essere direttamente rilevante per lo status dei nostri valori, si potrebbe iniziare riconoscendo che il valore di molti manufatti umani dipende dalla loro storia. In questo senso, ad esempio, i dipinti di Picasso sono più preziosi delle repliche perfette perché provengono da Picasso e non da un copista. Ugualmente, si può argomentare che i ricordi di famiglia hanno un valore speciale per il loro legame storico con la famiglia stessa. Per precisare, volendo applicare la genealogia storica alla filosofia morale, si può sostenere che qualcosa di simile può valere pure per i nostri valori.
Un esempio persuasivo sarebbe considerare, come propone Prescott-Couch15, il caso in cui i valori in questione, cioè i valori morali, includano o implichino comandamenti. A questo proposito, suggerisce Prescott-Couch, la loro storia può essere rilevante per valutare la loro carica di autorità e per ponderare l’obbligo di obbedirli. In effetti, molti precetti religiosi dipendono, per essere osservati, dall’autorità o dal potere che li impartisce. Al riguardo, osservava Nietzsche, considerando la società del suo momento storico, se si pensava ai membri del clero delle chiese cristiane ossessionati dal proprio status non sembrano comandanti autorevoli. Più specificamente, si può pensare, come puntualizza Prescott-Couch16, che l’autorità dei comandamenti morali dipende dalla loro provenienza da un Dio Creatore che dispone di un potere di sangue17 sulla nostra esistenza, oppure dalla pura convenzione o, addirittura, dalla ragione. Pertanto, nella misura in cui l’indagine storica rivela che i valori della morale (cristiana, nel nostro caso) derivano da una fonte secolare umana, fin troppo umana, allora la storia potrebbe minare la loro autorità. Sotto questo aspetto, se i valori cristiani risultassero da una tale indagine essere nati dal risentimento, come sosteneva Nietzsche, allora, secondo questo tipo di ragionamento, come segnala Prescott-Couch18, ciò minerebbe il loro valore per gli osservanti di tali precetti d’oggi. In effetti, un lavoro filologico che riconducesse la Bibbia a origini secolari potrebbe minare l’autorità degli insegnamenti morali in essa contenuti, in quanto minerebbe la convenzione che postula che questi insegnamenti provengano dal Dio di tale religione, come avrebbe puntualizzato Nietzsche.
Seguendo il suo ragionamento al riguardo, si può considerare che un altro modo in cui lo status dei nostri valori può dipendere direttamente dalla loro storia sarebbe nel caso essi includessero o implicassero credenze su affermazioni di valore, come effettivamente accade, poiché le informazioni storiche potrebbero influenzare la giustificazione delle nostre credenze. In effetti, chiunque può mettere in discussione una convinzione, scoprendo che il processo attraverso il quale l’abbia acquisita non sia affidabile.
Supponiamo, ad esempio, che qualcuno creda ad una convenzione molto diffusa nella letteratura new age secondo cui l’idea del vuoto nel buddismo comporti il vivere in spazi abitativi quasi vuoti e, poi, gli capita di studiare il pensiero dello studioso e filosofo Watsuji Tetsurō e impara che l’idea del vuoto nel buddismo si riferirebbe, fondamentalmente, all’ascolto dell’altro senza alcun pregiudizio. In una tale circostanza, potremmo chiederci cosa succederebbe se questo qualcuno scoprisse che la sua convenzione deriva da libricini editati da gruppi che non hanno mai studiato in modo filologico i testi storici. Codesta persona potrebbe, ragionevolmente, pensare che non sia più giustificato praticare il vuoto come assenza di arredi, in quanto la fonte della sua nozione avrebbe perso la sua fiducia. Se la fonte della sua nozione o convinzione circa il vuoto nel buddismo aveva piuttosto origine in un risentimento di un qualche monaco per i beni materiali, allora questo, in qualche modo, metterebbe in discussione tale nozione.
Analogamente, si può considerare l’ipotesi che abbiamo acquisito le nostre convinzioni morali dai nostri genitori e dalla cultura in generale, che a loro volta le hanno acquisite dai loro genitori e dalla cultura precedente in generale, risalendo in questo modo fino all’ipotetico clero (vendicativo) di Nietzsche. A questo punto, possiamo concludere che le nostre convinzioni morali risalgono ad un clero vissuto nell’antichità greca. Ma se con il metodo della disamina filologica storica risultasse che un esistito clero avesse istituito tali precetti mosso da una brama di vendetta, allora potrebbe capitare che noi considerassimo che un tale clero non sia attendibile come fonte autorevole delle nostre verità morali e, di conseguenza, considerare che dovremmo diffidare degli insegnamenti dei nostri genitori, delle convinzioni della nostra cultura e, quindi, delle nostre personali convinzioni morali.
Così, in modo semplice, possiamo anticipare l’indirizzo intenzionale di quest’argomentazione, vale a dire che la narrazione storica di Nietzsche può, quindi, aiutarci a liberarci dalle illusioni, svelando informazioni che mettono in discussione la nostra fede in presupposti che, sebbene siano radicati, risultano ingiustificati. Senz’altro, tale considerazione, seguendo i suggerimenti della filologia storica di Nietzsche, risulta attuale ed opportuna per riflettere circa il messianismo che oggi anima la cultura israelita, la cultura statunitense e lo schieramento dei loro alleati.
Questi aspetti relativi all’autorità e alla sua giustificazione costituiscono argomentazioni che i filosofi a volte sollevano riguardo alla rilevanza della storia per la filosofia morale e, in tal senso, risulta plausibile che Nietzsche stesse esprimendo concetti di questo tipo nelle sue argomentazioni circa la morale. Tuttavia, quest’interpretazione, stando a Prescott-Couch19, non coglie ciò che molti commentatori e lettori, specificamente non specialisti, considerano, in genere, essere le principali intuizioni del testo di Nietzsche. In particolare, riferisce Prescott-Couch, quando studenti universitari leggono la Genealogia, di solito ne ricavano l’idea che la storia di Nietzsche dimostri come gran parte della dichiarata preoccupazione nei cosiddetti valori morali cristiani per la virtù, la rettitudine e la giustizia sia meno nobile di quanto pretenda di essere. Stando a questo pubblico non specialistico, una tale preoccupazione è motivata piuttosto da una sorta di miscuglio di meschina vendetta, autocelebrazione e risentimento verso individui potenti e di alto rango. In questo contesto, però, stando a Prescott-Couch, ciò che conta sono le affermazioni di Nietzsche sugli interessi e le motivazioni specifiche di sacerdoti, guerrieri e schiavi, e non, semplicemente, il fatto che nessuna di queste figure fosse stata divina o autorevole.
Sotto quest’aspetto, risulta metodologicamente pertinente, sottolinea Prescott-Couch20, chiedersi in che modo tali interessi e motivazioni hanno potuto influire sulla critica nietzschiana della morale. In tal senso, qualcuno potrebbe immaginare che se Nietzsche avesse presupposto che le norme morali fossero state, originariamente, motivate dal risentimento, ciò le avesse rese direttamente dubbie, contaminandole, in qualche modo, anche se coloro che oggi vi si conformano non siano motivati allo stesso modo. Tuttavia, Prescott-Couch considera che Nietzsche non fosse interessato a fare una supposizione di tal genere. A parer suo, è, invece, più probabile che Nietzsche considerasse la sua narrazione storica rilevante in modo più indiretto, come prova di dinamiche psicologiche simili manifeste nella società di fine Ottocento e pure nella contemporaneità. In quest’ottica, la genealogia risulta, senz’altro, rilevante per una critica della morale perché fornisce la prova che la morale contemporanea presenti caratteristiche discutibili, quali prepotenti motivazioni, che non sono di per sé storiche.

Utilità della genealogia storica e della filologia di Nietzsche
Secondo le valutazioni di Prescott-Couch, l’idea che molte convinzioni morali radicate abbiano motivazioni dubbie non è difficile da accettare. Si può, in ogni caso, chiedersi, semplicisticamente, perché sia necessario rivolgersi alla storia per fare questa osservazione o constatazione. Per Prescott-Couch21 ci sono, in ogni caso, almeno due ragioni per utilizzare la genealogia. In primo luogo, perché la genealogia storica di Nietzsche ci aiuta a vedere queste dinamiche più chiaramente, raccontando una storia in cui esse sono presenti in forma semplice e senza veli. Mentre la morale contemporanea è ricoperta di complessità e razionalizzazioni, come sostengono gli studiosi in materia, se si guarda al passato, si può vedere meglio le dinamiche psicologiche che sono state oscurate nell’arco della loro storia. La genealogia storica, in quest’ottica, viene utilizzata per smascherare il presente. In secondo luogo, poiché siamo meno coinvolti, personalmente ed emotivamente, nel vedere le situazioni passate in un modo distaccato, siamo maggiormente in grado di adottare una prospettiva meno sprovveduta e più realistica. Mentre potremmo irritarci all’idea che le nostre convinzioni politiche siano motivate dal risentimento, saremmo più propensi a riconoscere questa dinamica in altri personaggi storicamente distanti, il che ci permetterebbe, poi, di riconoscerla più facilmente in noi stessi. In breve, la prospettiva della genealogia storica ci aiuta ad arginare l’assenza di critica nell’interpretazione della costruzione sociale della realtà.
Nell’interpretazione di Prescott-Couch22, questi aspetti costituiscono un filone importante del pensiero di Nietzsche. Tuttavia, si tiene a precisare che interpretare Nietzsche come un utilizzatore della storia in un tal modo indiretto ed evidenziale presenta delle difficoltà. In particolare, queste interpretazioni trattano il passato come una semplice versione semplificata del presente, che differisce dalla società contemporanea solo in aspetti marginali. Di conseguenza, sostiene, un approccio del genere trascura i cambiamenti storici significativi e le contingenze che sono, invece, centrali per le prospettive storiciste sulle nostre pratiche sociali. Se una siffatta interpretazione della genealogia di Nietzsche fosse l’unica possibile, puntualizza Prescott-Couch, farebbe apparire Nietzsche stesso come privo di senso storico. Se volessimo comprendere come la Genealogia di Nietzsche possa rispettare tali presupposti storicisti, Prescott-Couch propone di rivolgerci alla storia con il metodo genealogico di Nietzsche stesso. Ovvero, tornare alla filologia23, cioè all’analisi critica della ricostruzione dei testi scritti.
Come ci racconta Prescott-Couch, gran parte della ricerca filologica all’epoca di Nietzsche era interessata a indagare il modo in cui i testi antichi e sacri erano stati compositi con elementi divergenti cuciti insieme da fonti contrastanti. Al riguardo, Julius Wellhausen, storico e filologo a cavallo tra l’800 e il 900, sostenne che il Pentateuco24, fosse un manufatto umano scomponibile in cinque fonti indipendenti, ciascuna delle quali risalente a un’epoca successiva a quella di Mosè, sorta di scrittore leggendario del dio degli israeliti, che in precedenza si riteneva fosse l’unico autore. Questa critica delle fonti permette di considerare la Bibbia degli israeliti meno come un’opera unitaria e più come un amalgama di elementi distinti con storie diverse. Queste notizie, ottenute attraverso la filologia e la storia, scoraggerebbero la ricerca di una teologia unitaria nella Bibbia, suggerendo, piuttosto, un approccio meno teologico nei suoi confronti in generale.
Seguendo la narrazione di Prescott-Couch, da adolescente a Schulpforta25, Nietzsche apprese questo ampio approccio filologico dei testi antichi. In particolare, il suo insegnante Friedrich August Koberstein, studioso e storico della letteratura tedesca, gli suggerì di fare ricerche su un poema riguardo la saga del re ostrogoto Ermanarico26, vissuto nel IV secolo. Il poema viene considerato enigmatico dagli studiosi perché alcune parti descrivono Ermanarico come un nobile eroe, mentre altre lo ritraggono come un codardo e un assassino della moglie, perciò, non risultava stato chiaro come i lettori dovessero giudicare Ermanarico. Adottando una prospettiva storica, il giovane Nietzsche sostenne che questi conflitti derivavano dal fatto che il poema non aveva un unico autore, ma traeva origine da una varietà di fonti. Nelle considerazioni di Nietzsche, la saga era una costruzione stratificata con parti provenienti dal Vicino Oriente, altre dalla Germania, e altre ancora dalla Danimarca e dalla Gran Bretagna.
Questo approccio ampio ai testi, stando agli studiosi, influenzò il pensiero di Nietzsche sulla morale contemporanea, che egli descrive, metaforicamente, nella prefazione alla Genealogia come una lunga e difficile scrittura geroglifica. Per aiutarci a decifrare la descrizione di Nietzsche circa la morale della modernità cristiana, Prescott-Crouch27 segnala che quando analizziamo criticamente i nostri valori contemporanei, emergono alcune apparenti tensioni. Per esempio, ci avverte, molti credono che le eccellenti conquiste umane meritino ammirazione e ricompense speciali, perciò si ritiene che sia giusto ricevere ricompense speciali per cose che ci si è meritati. Tuttavia, le cosiddette eccellenti conquiste umane spesso sono dovute, almeno in parte, a talenti innati che non si acquisiscono con il lavoro, quindi queste visioni o valutazioni morali sembrano in contraddizione. In effetti, gran parte della filosofia morale consiste nell’analizzare tali giudizi intuitivi, individuare le tensioni tra di essi e considerare le modalità per risolverle, proprio, sostiene Prescott-Couch, come un approccio teologico alla Bibbia consiste nell’identificare le affermazioni teologiche esplicite e implicite nel testo, individuare le tensioni tra di esse e considerare le modalità per risolverle.
Tuttavia, l’approccio filologico di Nietzsche è diverso. Come l’analisi storica di Wellhausen circa la tōrāh o Bibbia degli israeliti, Nietzsche riconduce i diversi aspetti del nostro quadro morale a fonti distinte. Nel linguaggio metaforico della sua cerchia intellettuale, gli elementi da essere interpretati come perfezionisti avevano come provenienza la casta dei guerrieri, quelli da essere ritenuti egualitari, la casta sacerdotale e quella degli schiavi, mentre altri aspetti del quadro morale dell’inizio del Novecento, come ad esempio, il rispetto per gli antenati, avevano origini ancora diverse. Per cui, stando alla filologia e alla genealogia storica, piuttosto che una semplice confluenza di elementi differenti, gli studiosi, attraverso questo metodo, individuano nella Bibbia un documento che è stato riscritto e reinterpretato nel corso del tempo, spesso da individui con motivazioni complesse e contrastanti. Di conseguenza, un approccio filologico alla moralità l’intende come un amalgama complesso piuttosto che come un quadro valutativo unitario.
Questo approccio filologico storico, osserva Prescott-Couch28, si differenzierebbe dalle forme più tipiche di filosofia morale perché non presupporrebbe che esista una risposta univoca a domande come Che cos’è il bene. Piuttosto, puntualizza Prescott-Couch, tale approccio mette in luce i filoni contrastanti del nostro pensiero morale, fornendo una spiegazione della loro presenza che suggerisce, stando a lui, l’impossibilità di conciliarli. Ovvero, così come una filologia storica della Bibbia potrebbe minare i presupposti della teologia cristiana, ovvero la possibilità di costruire una teologia unificata che si adatti ai testi sacri, allo stesso modo una filologia della moralità minerebbe un presupposto di una certa corrente della filosofia morale, ovvero l’esistenza di una teoria morale unificata in grado di dare un senso alle nostre assunzioni e pratiche morali. Infatti, ribadisce Prescott-Couch, da una prospettiva storica, gran parte della filosofia morale appare impegnata in un progetto apologetico senza speranza, nel tentativo di conciliare ciò che non può essere conciliato. Insomma, non esisterebbe, ironicamente, un compromesso tra padroni e schiavi.
Ora, sostiene Prescott-Couch, se l’approccio filologico di Nietzsche fosse rilevante solo per la metodologia filosofica, potrebbe sembrare di scarso interesse al di fuori del dibattito accademico. Tuttavia, avverte Prescott-Couch, questo approccio alla moralità non solo evidenzia un problema per la filosofia morale contemporanea, ma anche per noi stessi. Al riguardo, segnala, che il fatto stesso che le nostre moderne concezioni morali siano frammentate e disunite pone dei problemi. Tale frammentazione, osserva Prescott-Couch, significa che è difficile agire in modo coerente poiché manca un quadro di riferimento generale per conciliare le considerazioni contrastanti nel processo decisionale pratico. Significa, in effetti, che potremmo essere portati a valutare noi stessi secondo criteri contraddittori, impedendoci di raggiungere gli standard che ci siamo prefissati. Ci metterebbe, semplicemente, l’uno contro l’altro. Sotto quest’aspetto, sostiene Prescott-Couch29, Nietzsche considerava questo tipo di frammentazione e tensione nelle nostre concezioni morali una sorta di malattia, uno dei modi in cui la società moderna è malata.
Per quanto ci riguarda quali partecipanti passivi di quest’argomentazione, si può asserire che una volta compreso come gli strumenti della filologia possano essere applicati alla morale, si rende facile capire come possano essere estesi ad altri aspetti della cultura contemporanea. In particolare, esaminando la storia delle norme che strutturano le diverse identità sociali, spesso riusciamo a far emergere forme evidenti di conflitto interno latente nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, analizzando la storia delle norme di genere, possiamo discernere più chiaramente le tensioni all’interno delle concezioni contemporanee di genere. Specificamente, se sei una donna, dovresti essere allo stesso tempo un angelo del focolare e una donna in carriera di successo, mentre se sei un uomo, devi essere un maschio alfa evitando di essere eccessivamente maschile. Queste norme contrastanti, segnalano gli studiosi, spesso creano conflitti in coloro che si identificano con tali identità, perciò chiarire il conflitto, nei termini facilitati dalla filologia storica, può aiutare ad evitare tentativi infruttuosi e frustranti di conciliare questi elementi contrastanti.
Naturalmente, la frammentazione e la tensione non sono necessariamente negative: possono esserci tensioni produttive, come intuì Nietzsche. I teorici successivi che hanno voluto applicare questo approccio filologico alla sfera culturale, segnala Prescott-Couch, hanno mirato spesso a sottolinearne il potenziale emancipatorio di questo metodo. In particolare, comprendere le storie nazionali come genealogie sfaccettate che danno origine a comunità politiche complesse e composite piuttosto che a culture unificate, ci permette di apprezzare il dinamismo della ricchezza culturale e di mettere in discussione le visioni semplicistiche dell’omogeneità culturale. Da una tale prospettiva si può affermare che, in effetti, l’unità non è una virtù in ogni ambito.
Facendo un passo indietro, una domanda centrale riguardo a Nietzsche è quella di chiederci perché un autoproclamato filosofo del futuro sia stato così interessato al passato. Esaminando la storia dello storicismo nietzschiano, possiamo, facilmente, individuare una risposta. Se impiegata in modo critico, la filologia non costituisce, semplicemente, uno strumento per esplorare il passato, ma uno strumento per plasmare attivamente il futuro.
- Arte e azione di parlare in pubblico per convincere o emozionare un uditorio.
- Il concetto di patto sociale illuministico si riferisce alla teoria politica contrattualista, sviluppata principalmente nel XVIII secolo, secondo la quale l’autorità politica e la struttura della società non derivano da un diritto divino o naturale, ma da un accordo razionale e consensuale tra individui liberi ed eguali.
- Alexander Prescott-Couch, Nietzsche and the Significance of Genealogy. In Mind, Volume 133, Issue 531, Pages 623–650, July 2024.
- Prima opera di Nietzsche presentata in quella forma aforistica che si rivelerà poi essere la sua più peculiare.
- Alexander Prescott-Couch. op. cit. July 2024.
- Ibidem
- Opera che rivoluzionò l’interpretazione della Grecia classica, sostenendo che l’arte greca non fosse solo equilibrio e serenità, ma il risultato dell’incontro tra due impulsi opposti: l’apollineo (ordine, sogno, forma) e il dionisiaco (caos, ebbrezza, musica). La tragedia greca classica (Eschilo, Sofocle) sarebbe nata proprio dall’unione di questi due elementi, permettendo ai Greci di affrontare l’irrazionalità della vita, per poi decadere con l’arrivo di Socrate e il razionalismo.
- Opera polemica che critica l’origine e il valore dei valori morali tradizionali, in particolare quelli cristiani. Attraverso tre saggi, indaga la genesi psicologica e storica di concetti come “bene/malvagio” e “colpa”, smascherandoli come strumenti di risentimento degli “schiavi” contro i “signori”, cioè di quelli che osservano la morale (schiavi) e quelli che ubbidiscono alla loro volontà di potenza (i padroni).
- Per Nietzsche la volontà di potenza è l’intima essenza della condizione umana, intesa come forza vitale, creativa e dinamica che spinge l’individuo all’auto-superamento, all’espansione e alla creazione di nuovi valori. Non sarebbe solo desiderio di dominio sugli altri, ma principalmente dominio su di sé, affermazione della vita nella sua tragicità e produzione di senso nel caos del mondo. Per Nietzsche, la vita non è semplice volontà di sopravvivenza. La volontà di potenza si manifesta nell’arte e nella capacità di creare, interpretare e imporre i propri valori, sostituendo la vecchia morale cristiana e platonica. Nel suo aspetto più maturo, la volontà di potenza si fonde con l’amore per il proprio destino, accettando e volendo tutto ciò che accade come necessario. In sintesi, rappresenta l’affermazione gioiosa della vita e la volontà di plasmare la realtà secondo la propria visione artistica e creativa.
- Alexander Prescott-Couch. op. cit. July 2024.
- Commette la fallacia genetica chi offre valutazioni basate esclusivamente sulla fonte di una cosa o sulla storia di un’idea, piuttosto che giudicare i meriti (o i demeriti) effettivi di quella cosa o di quell’idea.
- L’esempio è tratto da “Attacking Faulty Reasoning” (7a ed., 2012) di T. Edward Damer.
- Alexander Prescott-Couch. op. cit. July 2024.
- Ibidem
- Ibidem
- Ibidem
- Disporre di “potere di sangue” sulla vita di qualcuno è un’espressione metaforica e arcaica che indica un controllo assoluto, totale e spesso arbitrario sull’esistenza di un’altra persona, fino a poterne decidere la morte o la sopravvivenza.
- Alexander Prescott-Couch. op. cit. July 2024.
- Ibidem
- Ibidem
- Ibidem
- Ibidem
- La distinzione tra genealogia storica e filologia risiede principalmente nel loro oggetto di studio e nel metodo applicato: la prima si concentra sulla ricostruzione delle origini e delle discendenze familiari o concettuali, mentre la seconda si occupa dell’analisi critica e della ricostruzione dei testi scritti.
- Denominazione di etimologia greca della prima parte della Bibbia che gli ebrei chiamano tōrāh (legge).
- È il più antico monastero cistercense della Sassonia, originariamente fondato (1127) in Schmölln, ma trasferito dal vescovo Udo di Naumburg nel 1136 a Pforta. Nella sua qualità di casa madre del monastero di Leubus in Slesia, Pforta ebbe nel sec. XII una certa importanza per gl’inizî della colonizzazione della Slesia; il nucleo principale dei suoi possedimenti si trovò tuttavia essere poi nei dintorni di Pforta e di Kösen. Nel 1543, dopo l’introduzione della Riforma, il monastero fu trasformato in scuola divenuta poi celebre (con Grimma e Meissen) nella storia della cultura come una delle tre scuole principesche (Fürstenschule). Ebbe tra i suoi scolari Klopstock, Nietzsche, Ranke e von Wilamowitz- Möllendorf. Nel sistema di vita degli scolari si è conservata qualche traccia della vita monacale di un tempo.
- Apparteneva, secondo Cassiodoro, alla stirpe regia degli Amali, ed era figlio di Achiulfo. Con sicurezza però sappiamo solo che fu molto bellicoso; che estese i dominî del suo popolo, allora ancora stanziato nella Russia meridionale, e si rese terribile ai vicini. Nel 375, assalito dagli Unni e dagli Alani, dovette cedere, e si uccise. La leggenda s’impadronì presto di lui; ed egli fu raffigurato nelle saghe germaniche del Medioevo come il tipo del tiranno crudele. Cassiodoro è stato un politico, letterato e storico romano, che visse sotto il regno romano-barbarico degli Ostrogoti e successivamente sotto l’Impero romano d’Oriente.
- Ibidem
- Ibidem
- Ibidem









