Il caso contro l’idea dell’apprendimento di una realtà oggettiva. Parte II

Parte II - Materia organica che prevede facendosi rotta nell’incertezza
11 Maggio, 2024
Tempo di lettura: 10 minuti

BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno X • Numero 38 • Giugno 2021

 

Parte I

Il caso contro l’idea dell’apprensione di una realtà oggettiva

Come annunciato nell’editoriale dello scorso marzo, durante l’Anno X di questo trimestrale dedicheremo lo spazio editoriale di BIO a rinnovare il suo impegno nello svelare retropalchi cognitivi e sociali in cui si convengono e istituiscono i termini in cui vengono intessute le nozioni di conoscenza e realtà. Tale sforzo è il contributo di BIO all’opinione pubblica per decostruire la psicopolitica e la biopolitica del controllo sanitario embedded nella gestione della pandemia del Covid19. La posizione di Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità, come già segnalato nel precedente editoriale, non è quella di inserirsi nelle diatribe tra schieramenti politici e loro virologie ma di fare il caso contro l’idea dell’apprensione di una realtà oggettiva. Si tratta di una scelta che vuole evidenziare la fragilità dello scientismo assolutista, la nuova ideologia del bio-potere.

Nella precedente argomentazione abbiamo ragionato seguendo lo studioso dei processi cognitivi Donald Hoffman1, professore presso il Dipartimento di Scienze Cognitive dell’University of California, che sostiene che noi umani, contrariamente a ciò che supponiamo, non abbiamo accesso alla realtà oggettiva poiché nell’evoluzione abbiamo imparato ad apprendere o, più semplicemente, a vedere modelli adattivi alla fitness evolutiva, cioè alla riproduzione e sopravvivenza. In breve, riepilogando l’argomentazione, l’evoluzione avrebbe favorito una modalità percettiva che ci nasconde la complessa realtà, guidandoci semplicemente verso azioni utili per mantenerci in vita e riprodurci. In realtà, il contributo all’opinione pubblica auspicato è quello di far conoscere che lo scambio interdisciplinare tra neuroscienze, fisica e filosofia ci suggerisce di pensare alla nostra idea di realtà come un costrutto adattivo. Una tale proposizione costituisce, senz’altro, una partenza abbastanza fragile per l’assolutismo scientifico se si prendono in considerazione i vincoli dei nostri processi cognitivi.

Dunque, avvertiti nell’editoriale scorso dagli studi che suggeriscono che la specie, per la sua sopravvivenza, non può trastullarsi nell’allucinatorio eterogeneo continuo dei fenomeni della complessa realtà ma che deve, effettivamente, attenersi ad una visione selettiva di conservazione, in questa seconda argomentazione ci soffermeremo con Andy Clark2, professore di filosofia della cognizione all’University of Sussex in Inghilterra, per considerare il suo postulato che sostiene che la specie umana, esistendo nell’incertezza ma con un cervello strutturato e sviluppato, non può che muoversi ingaggiata nella predizione a favore della sua fitness, cioè del suo successo riproduttivo e di sopravvivenza, piuttosto che nella ricerca della verità assoluta. Infatti, si tratta di un altro contributo degli studi interdisciplinari che ci avverte sulla relatività delle conclusioni o “verità” cosiddette scientifiche.

 

Rimane indecifrabile come la materia organica riesca a dare origine all’intera varietà della mente, delle emozioni e dell’azione intelligente

Le osservazioni iniziali degli alieni non basati sul carbonio3 riportate nel racconto They are made out of meat, dello scrittore di fantascienza Terry Bissom pubblicato nel 1991, ci introducono, in un modo per niente ortodosso, all’argomentazione relativa alla specie umana come una specie che si muove ingaggiata nella predizione a favore della sua fitness. Seguiamo la loro conversazione:

  • Sono fatti di carne
  • Carne?
  • Carne. Sono fatti di carne.
  • Carne?
  • Non ci sono dubbi al riguardo. Ne abbiamo selezionati diversi da diverse parti del pianeta, li abbiamo portati a bordo delle nostre navi da ricognizione, li abbiamo sondati fino in fondo. Sono completamente carne.
  • È impossibile. E i segnali radio? I messaggi alle stelle.
  • Usano le onde radio per parlare, ma i segnali non provengono da loro. I segnali provengono dalle macchine.
  • Allora, chi ha costruito le macchine? È quello che vogliamo contattare.
  • Loro hanno fatto le macchine. È quello che sto cercando di dirti. La carne ha fatto le macchine.
  • È ridicolo. Come può la carne fare una macchina? Mi stai chiedendo di credere nella carne senziente.
  • Non te lo sto chiedendo, te lo sto dicendo. Queste creature sono l’unica razza senziente nel settore e sono fatte di carne.
  • Forse sono come gli Orfolei. Sai, un’intelligenza basata sul carbonio che passa attraverso uno stadio di carne.
  • No. Nascono carne e muoiono carne. Li abbiamo studiati per diversi periodi della loro vita, il che non ha richiesto molto tempo. Hai idea della durata della carne?
  • Smettila. Okay, forse sono solo in parte carne. Sai, come i Weddilei. Una testa di carne con un cervello al plasma elettronico.
  • No. Ci abbiamo pensato, dato che hanno teste di carne come i Weddilei. Ma te l’ho detto, le abbiamo sondate. Sono carne fino in fondo.
  • Senza cervello?
  • Oh, c’è un cervello. Benissimo è solo che il cervello è fatto di carne!
  • Allora … cosa esegue il pensiero?
  • Non stai capendo, vero? Il cervello pensa. La carne.
  • Carne pensante! Mi stai chiedendo di credere nella carne pensante!
  • Sì, carne pensante! Carne cosciente! Carne amorevole. Carne sognante. La carne è tutto! Hai capito?

 

La perplessità degli alieni, come si apprende dalla loro conversazione, aumenta quando imparano che noi, estranei carnosi, non siamo stati costruiti nemmeno da intelligenze non fatte da carne e che non ospitiamo neanche una semplice unità di elaborazione centrale non basata sul carbonio nascosta all’interno dei nostri carnosi esterni. Invece, tutto in noi sarebbe carne fino in fondo. Il risultato della loro riflessione è alquanto sorprendente. Incapaci di superare la loro sorpresa e, forse, il ribrezzo iniziale, gli alieni decidono presto di continuare il loro viaggio interstellare, mettendo da parte i nostri cervelli di carne di breve durata con l’inevitabile battuta di:

  • “e chi vuole andare ad incontrare carne”?

 

A parte questa carnofobia, gli alieni avevano sicuramente ragione ad essere perplessi. Carne pensante, carne sognante, carne cosciente, carne che capisce. Anche a noi stessi, a pensarci, fa effetto. Naturalmente, non sarebbe meno sorprendente se fossimo fatti di silicio4 o di qualsiasi altro elemento chimico della tavola periodica. Il fatto indecifrabile è, e rimane, come la semplice materia5 riesca a dare origine al pensiero, all’immaginazione, al sogno e all’intera varietà della mente, delle emozioni e dell’azione intelligente. La materia che pensa, la materia che sogna, la materia cosciente: questo sarebbe un fenomeno parecchio difficile da capire con l’intelligenza immaginata dal pensiero convenzionale, di qualunque cosa tale intelligenza sia fatta. Ma stando ad Andy Clark, ci sarebbe un indizio emergente per capire queste attività così “intangibili” della materia. Un indizio tra tanti e, anche se, d’accordo con lui, è utile, non risolverà tutti i problemi e gli enigmi. Tuttavia è un vero indizio che fornisce un pratico ombrello sotto il quale considerare (e in alcuni casi riscoprire) molti degli indizi precedenti individuati nei tentativi di fornire una spiegazione al fatto che semplicemente la materia organica dia origine all’immaginazione, al pensiero, alle emozioni e all’azione intenzionale.

L’indizio può essere riassunto in una sola parola: previsione. Per affrontare, rapidamente e senza esitazioni, un mondo incerto e rumoroso, cervelli come il nostro sarebbero diventati maestri delle previsioni, cavalcando le onde degli stimoli sensoriali rumorosi e ambigui e, in effetti, cercando di spingersi per stare davanti a loro. Un surfista esperto resta in posizione il tempo giusto: vicino ma appena prima del punto in cui si infrange l’onda. Questo fornisce potenza e, quando l’onda si rompe, non lo cattura. Il compito del cervello umano non è dissimile, sostiene Clark. Tentando costantemente di prevedere i segnali sensoriali in arrivo, diventiamo in grado di conoscere il mondo che ci circonda e di affrontare quel mondo nel nostro pensiero e nella nostra azione. Tuttavia, una previsione che ci consenta di affrontare il mondo con successo non è facile. Una buona riuscita dipende, in modo cruciale, dalla stima simultanea dello stato del mondo e della nostra incertezza o certezza sensoriale. Ma se lo si fa bene, sostiene Andy Clark, noi umani possiamo conoscere e affrontare, comportamentalmente, i nostri mondi, cavalcando in sicurezza onde su onde di stimolazione sensoriale.

 

La materia ingaggiata a prevedere con successo complessi giochi di energie

Nel paradigma di Clark, la materia, quando è organizzata in modo da non poter fare a meno di provare (e provare, e riprovare) a prevedere con successo i complessi giochi di energie che stanno attraversando le sue superfici sensibili all’energia, avrebbe molte proprietà interessanti. La materia, così organizzata, si trova in una posizione ideale per percepire, capire, sognare, immaginare e (soprattutto) agire. Percepire, immaginare, comprendere e agire risultano ora raggruppati insieme, emergendo come diversi aspetti e manifestazioni dello stesso complesso sistema sottostante guidato dalla previsione e anche sensibile all’incertezza.

Affinché tali proprietà emergano pienamente, tuttavia, devono essere soddisfatte molte altre condizioni. Secondo Clark, le superfici sensibili all’energia, le cui perturbazioni variabili nel tempo (e rilevanti per l’azione) devono essere previste, sono molte e variegate. In noi umani includono occhi, orecchie, lingue, nasi e l’intero organo sensoriale un po’ trascurato, la pelle. Includono, ugualmente, una gamma di canali sensoriali più “rivolti verso l’interno”, tra cui la propriocezione (il senso della posizione relativa delle parti del corpo e le forze che vengono dispiegate) e l’interocezione6 (il senso delle condizioni fisiologiche del corpo, come il dolore, la fame e altri stati viscerali). Le previsioni relative a questi canali più rivolti verso l’interno (introversi) si dimostreranno cruciali nel resoconto fondamentale dell’azione e nel tenere conto dei sentimenti e delle esperienze coscienti.

L’aspetto più importante è, secondo Clark, che lo stesso articolato sistema di previsione deve funzionare in un ambiente interno tipicamente complesso, multilivello e variegato. In questa economia neurale complessa (e ripetutamente riconfigurabile) ciò che viene scambiato sono previsioni probabilistiche, flesse ad ogni livello, modificando le stime della nostra incertezza. Qui, popolazioni neuronali diverse (ma densamente interanimate) imparano a prevedere varie regolarità salienti dell’organismo ottenute su molte scale spaziali e temporali. In tal modo, stando a questa teoresi, queste regolarità di previsioni probabilistiche, si agganciano a schemi che specificano di tutto, dalle linee e dai bordi, alle strisce zebrate, ai film, ai significati, ai popcorn, ai parcheggi e ai caratteristici schemi di attacco e difesa della squadra di calcio preferita. Il mondo, così rivelato, risulta un mondo su misura per i bisogni, i compiti e le azioni dell’uomo. È, di conseguenza, un mondo fatto di, per così dire, offerte, cioè di opportunità di azione e intervento. Ed è, a parere di Clark, anche un mondo che viene sfruttato, più e più volte, per ridurre le complessità dell’elaborazione neurale per mezzo di abili routine di azione che alterano lo spazio di ricerca per il cervello predittivo nel contesto delle sue relazioni con il corpo e l’ambiente.7

Ma da dove provengono, possiamo ben chiederci, tutte queste previsioni e stime della nostra incertezza sensoriale? Nella teoresi di Clark, anche se gli incontri, basati sulla previsione, con il gioco delle energie attraverso i nostri sensori, sono ciò che rivelano, come effettivamente sono sotto la loro parvenza fenomenica, cioè un mondo strutturato complesso adatto al coinvolgimento e all’azione, la conoscenza che tali previsioni riflettono deve ancora essere verificata e spiegata. In una svolta particolarmente soddisfacente, si rivelerà che la carne che tenta costantemente (utilizzando un’organizzazione interna multilivello) di prevedere i giochi dei dati sensoriali (parzialmente auto-causati) è ben posizionata per apprendere queste stesse regolarità, sostiene Clark. Infatti, lui considera che l’apprendimento e l’elaborazione on-line siano, quindi, supportati utilizzando le stesse risorse di base. Questo perché percepire il nostro corpo e il mondo, se quest’impostazione interpretativa risulta corretta, implica imparare a prevedere i nostri stati sensoriali in evoluzione, stati che rispondono sia al corpo in azione che al mondo. Un buon modo per prevedere quei cambiamenti degli stati sensoriali consiste, sempre secondo Clark, nel conoscere il mondo (compreso il nostro corpo e le nostre azioni) che sta causando i cambiamenti fenomenici. Il tentativo di prevedere il gioco della stimolazione sensoriale può, quindi, essere esso stesso utilizzato gradualmente per installare gli stessi modelli che consentiranno alle previsioni di avere successo. Il compito della previsione sarebbe, di conseguenza, una sorta di “paradiso del bootstrap”, cioè di modelli di progettazione.8

 

Il pacchetto cognitivo che sostiene le previsioni strutturate in un mondo che risulta significativo

Carne o materia come questa, che simula e prevede, risulta addirittura una carne che immagina e desidera. E con queste prerogative, tale carne diventa in grado di guidare i propri stati interni “dall’alto verso il basso”, utilizzando la “conoscenza” e le connessioni che le consentono di abbinare i dati sensoriali in arrivo con previsioni strutturate. E una carne che desidera e immagina è (potenzialmente almeno) carne capace di “disturbare” la sua immaginazione per ragionare, per pensare quali azioni potrebbe o non potrebbe eseguire. Il risultato, in tutta questa teoresi sulla cognizione umana di Clark, è un convincente “pacchetto cognitivo” in cui la percezione, l’immaginazione, la comprensione, il ragionamento e l’azione sono co-emergenti dai “ronzii” e dalle “macinazioni” del cervello predittivo che stima l’incertezza. Gli organismi che percepiscono e agiscono sulla base di tali flussi “sotterranei” di predizione possono essere descritti come esseri attivi, capaci di “conoscenza”, immaginativi in ​​un ricco contatto cognitivo con un mondo che risulta a loro strutturato e significativo. Quel mondo che emerge può essere definito come un mondo fatto da modelli di aspettativa: un mondo in cui le assenze inattese sono percettivamente salienti, come qualsiasi evento concreto, e in cui tutti i nostri stati mentali sono colorati da delicate valutazioni della nostra stessa incertezza.

Stando a Clark, per completare il quadro, tuttavia, dobbiamo collocare un tale sistema di previsione interno nella sua sede. Quella sede – come l’immagine del surf vuole anche suggerire con forza – sarebbe un “agente” mobile incarnato situato in molteplici reti di strutture materiali e sociali che rendono l’esperienza più consapevole. A tal proposito, questo studioso dell’esperienza umana cosciente ritiene che per stabilire un contatto completo e soddisfacente con il pensiero e il ragionamento di agenti come noi, si debbano prendere in esame le miriadi di effetti del complesso “ambiente progettuale”, sociale e fisico, in cui apprendiamo, ragioniamo e agiamo. Senza questo ambiente, fatto da modelli di aspettative, il nostro tipo di risposta selettiva al mondo non potrebbe mai emergere o essere mantenuta e, in una tale evenienza, ci ritroveremmo trascinati nell’incertezza rischiando la nostra sopravvivenza. Perciò Clark conclude che è il cervello predittivo che opera in un ricco contesto corporeo, sociale e tecnologico, ad introdurre menti come la nostra nel regno materiale. In particolare qui, l’attenzione alla previsione paga, utilizzando, inevitabilmente il linguaggio metaforico, ricchi dividendi, offrendo strumenti nuovi e potenti per pensare all’orchestrazione, momento per momento, delle risorse neurali, corporee e ambientali, in efficaci coalizioni transitorie per la risoluzione dei problemi. Alla fine, nell’interpretazione di Clark, il cosiddetto cervello predittivo si rivelerà non come un “sistema di inferenza” interno isolato ma come un “sistema” di coinvolgimento orientato all’azione, come un nodo abilitante (anche se, come accade, carnoso) in schemi di densi scambi reciproci che legano cervello, corpo e mondo strutturato percettivamente in termini di modelli di aspettative e significati.

 

Postilla sulla relatività delle conclusioni o “verità” cosiddette scientifiche

Se come sostiene Donald Hoffman, noi umani, contrariamente a ciò che supponiamo, non abbiamo accesso alla realtà oggettiva poiché nell’evoluzione abbiamo imparato ad apprendere modelli adattivi alla fitness evolutiva, cioè utili alla riproduzione e sopravvivenza, questo significa che l’evoluzione ha favorito una modalità percettiva che ci nasconde la complessa realtà, guidandoci semplicemente verso azioni utili per mantenerci in vita e riprodurci.

Se, come sostiene Andy Clark, la specie umana, esistendo nell’incertezza ma con un cervello strutturato e sviluppato, non può che muoversi ingaggiata nella predizione a favore della sua fitness, cioè del suo successo riproduttivo e di sopravvivenza, questo significa che il nostro cervello non è strutturato per la ricerca di una verità e tanto meno assoluta.

Se questi resoconti, emersi dall’interdisciplinarietà tra neuroscienze, fisica e filosofia, che stiamo divulgando nello spazio editoriale di BIO nel suo Anno X, circa la relatività adattiva dei nostri modelli cognitivi e circa l’elaborazione dei modelli probabilistici di prevedibilità, risultano attendibili, ciò dovrebbe ricordarci della nostra possibile ignoranza e conseguente tracotanza riguardo alle politiche di controllo sanitarie legittimate da uno scientismo assolutista. In breve, l’apporto all’opinione pubblica sperato è quello di far conoscere che tale scambio interdisciplinare ci suggerisce quasi un assioma: la nostra idea di realtà non sarebbe che un costrutto adattivo e, dunque, una partenza cognitiva abbastanza fragile sia per l’assolutismo scientifico che per le politiche di controllo sanitarie e di salute pubblica che ne derivano.

______________Note _________________

1 Donald Hoffman. The Case Against Reality. Why Evolution Hid the Truth from our Eyes. W.W. Norton & Company, N.Y. 2019

2 Andy Clark. Surfing uncertainty. Prediction, action, and the embodied mind. Oxford University Press, 2019

3 Il carbonio si trova in tutte le forme di vita organica ed è la base della chimica organica.

4 Il silicio è il secondo elemento per abbondanza nella crosta terrestre dopo l’ossigeno.

5 Tradizionalmente descritta come sostanza di cui sono fatti gli oggetti sensibili, concepita come esistente in sé, provista di peso e di inerzia, stesa nello spazio e capace di assumere una forma.

6 The Interoceptive Mind. From Homeostasis to Awareness. Edited by Manos Tsakiris and Helena De Preester. Oxford University Press, 2018

7 La filosofia del corpo o cognizione incorporata è un concetto ideato da una corrente di filosofi, cognitivisti e ricercatori di intelligenza artificiale secondo i quali la natura della mente umana sarebbe ampiamente determinata dalle caratteristiche e dai movimenti del corpo umano. Sostengono che tutti gli aspetti della cognizione (idee, pensieri, concetti e categorie) sarebbero plasmati da aspetti del corpo. Tali aspetti comprendono il sistema percettivo, le intuizioni che sottostanno alle capacità di movimento, le attività e le interazioni con l’ambiente, e i presupposti ontologici sul mondo integrati nel nostro corpo e nel nostro cervello.

8 Bootstrap è una raccolta di strumenti liberi per la creazione di siti e applicazioni per il Web. Essa contiene modelli di progettazione basati su HTML e CSS, sia per la tipografia, che per le varie componenti dell’interfaccia, come moduli, pulsanti e navigazione, così come alcune estensioni opzionali di JavaScript.

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