BIO – Medicina Costruzione Sociale nella Post-Modernità – Educational Papers • Anno VI • Numero 23 • Settembre 2017
Scritto in collaborazione con Eugenia D’Alterio – biologa
Abstract
Stiamo, davvero, assistendo alle più disuguali società della storia umana? Se noi poniamo questa domanda a studiosi del rapporto tra storia e biologia, come Yuval Noah Harari,1 la risposta è, decisamente, sì.2 Le biotecnologie e l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale [AI] potrebbero aver già avviato un processo di speciazione3 della specie umana che condurrebbe alla formazione di ristrette élite di “post-umani” (validi) e ad un enorme sottoproletariato di “umani inutili” (non validi o economicamente inutili). Una volta che le popolazioni umane perdono il loro potere economico e politico, i livelli di disuguaglianza si propagano in una spirale allarmante.

Proprietà e disuguaglianza
Ma la disuguaglianza risale all’età della pietra. Già 30 mila anni fa, gruppi di cacciatori-raccoglitori, in territori che oggi chiamiamo Russia, seppellivano alcuni membri (l‘élite) della comunità in sontuose tombe piene di monili, perle d’avorio, bracciali, e oggetti vari, mentre altri membri dovevano accontentarsi di un buco nudo nel terreno. Tuttavia, i gruppi preistorici di cacciatori-raccoglitori erano ancora più egalitari di ogni società umana successiva, perché avevano poca proprietà. La proprietà, come ben sappiamo, è un pre-requisito per la disuguaglianza sociale a lungo termine.
A seguito della rivoluzione agricola, la proprietà si è moltiplicata e con essa la disuguaglianza. Mentre gli umani acquisivano la proprietà della terra, degli animali, delle piante e degli utensili, sono emerse rigide società gerarchiche, in cui le piccole élite monopolizzarono la maggior parte della ricchezza e del potere per generazione dopo generazione. Ugualmente, oggi, mentre alcuni gruppi monopolizzano sempre più i frutti della globalizzazione, miliardi di persone sono lasciate indietro.
Noi umani abbiamo accettato questa disposizione come naturale e, addirittura, come divinamente ordinata. Inoltre, la gerarchia (caste biologiche) non era solo la norma ma, perfino, una condizione ritenuta ideale. Come potrebbe esistere l’ordine senza una chiara gerarchia tra aristocratici e cittadini, tra uomini e donne, o tra genitori e figli? Sacerdoti, filosofi e poeti, in tutto il mondo, hanno spiegato, pazientemente, che, come capita riguardo il corpo umano, non tutti gli uomini sono uguali: i piedi devono obbedire alla testa – così, anche, nella società umana, l’uguaglianza non porterebbe altro che caos.
Nell’era tardo-moderna, tuttavia, l’uguaglianza diventò, rapidamente, il valore dominante nelle società umane, quasi ovunque. Ciò dovuto, in parte, all’estendersi di nuove ideologie come l’umanesimo, il liberalismo e il socialismo. Ma è stato anche dovuto alla rivoluzione industriale, che rese le masse più importanti di prima. Le economie industriali si sono basate su masse di lavoratori, mentre la difesa si è basata su eserciti di militari. Ad esempio, i governi di democrazie e dittature, hanno investito, pesantemente, nella salute, nell’educazione e nel benessere delle masse, perché avevano bisogno di milioni di lavoratori, in salute per lavorare nelle fabbriche, e di milioni di militari, anch’essi in salute e fedeli da occupare nei settori militari.
Di conseguenza, la storia del ventesimo secolo si è concentrata, in larga misura, nella riduzione della disuguaglianza tra classi, razze e generi. Verso il 1990 il mondo era molto più egalitario del mondo del 1900. Con la fine della guerra fredda, le popolazioni sono diventate sempre più ottimiste e si aspettavano che il processo sarebbe continuato e si sarebbe accelerato nel XXI secolo. In particolare, si sperava che la globalizzazione avrebbe diffuso la prosperità economica e la libertà democratica in tutto il mondo e che, conseguentemente, le persone dell’India e dell’Egitto, ad esempio, avrebbero goduto degli stessi diritti, privilegi e opportunità come quelle in Svezia e in Canada. Intere generazioni sono cresciute su questa promessa che ora appare come un’illusione. La globalizzazione ha, sicuramente, beneficiato grandi segmenti di umanità, ma i segni di crescente disuguaglianza, sia tra le società che all’interno delle società stesse sono evidenti.

Le masse diventano ridondanti
Ancora più inquietante, mentre entriamo nel mondo post-industriale, LE MASSE DIVENTANO RIDONDANTI. I migliori eserciti non si affidano più a milioni di reclute ordinarie ma, piuttosto, ad un numero relativamente piccolo di soldati altamente specializzati che utilizzano kit ad alta tecnologia: armi, droni, robot e cyber-worm autonomi, etc. Già, oggi, la maggior parte di noi è militarmente inutile. La stessa cosa potrebbe accadere presto nell’economia civile. La rivoluzione industriale ha portato allo sviluppo di macchine che hanno eliminato, man mano, noi umani in lavori che richiedono forza e azioni ripetitive. Ma la sostituzione non è stata travolgente. Con i poteri cognitivi, che le prime macchine non potevano concedersi, noi umani eravamo, in gran parte, sicuri del nostro lavoro. Ma una tecnologia sempre più avanzata ha evoluto l’intelligenza artificiale (AI) tanto da farle superare noi umani in sempre più competenze, con una deriva di sempre più probabile sostituzione di noi umani in sempre più posti di lavoro. È vero che molte nuove attività lavorative potrebbero mostrarsi, ma ciò non risolverà, ovviamente, il problema.
Le Intelligenze Artificiali non necessitano di più intelligenza di quella di noi umani per trasformare il mercato del lavoro. Hanno, ormai, intelligenza sufficiente per fare bene il compito assegnato. E questo processo è inarrestabile, sostiene Harari, e i bambini e gli adolescenti d’oggi ne stanno già affrontando le conseguenze. La maggior parte di ciò che loro apprendono, oggi, a scuola sarà probabilmente irrilevante per la ricerca di un lavoro e se lo trovano, una volta arrivati ai 40 o 50 anni, probabilmente, se vorranno continuare ad avere un posto di lavoro, comprendere il mondo ed essere rilevanti riguardo ciò che accade, dovranno reinventarsi ancora e ancora, e sempre più velocemente.
Noi umani disponiamo praticamente di due tipi di competenze: fisiche e cognitive, e se i computer ci superano in entrambe le abilità, potrebbero superarci, anche, nei nuovi posti di lavoro, proprio come nei vecchi. Di conseguenza, miliardi di noi umani potremmo diventare disoccupabili e disoccupati e veder l’emergere di un’enorme nuova classe: la classe inutile e ridondante.4 Questo è il motivo per cui le società umane nel XXI secolo potrebbero essere le più inique della storia. Inoltre, ci sono altre ragioni per temere un tale futuro nel quale i nipoti dei magnati della Silicon Valley potrebbero diventare una casta biologica superiore.
Traducendo la disuguaglianza economica in disuguaglianza biologica artificiale
Con i rapidi avanzamenti nel campo biotecnologico e bioingegneristico, possiamo raggiungere un punto in cui, per la prima volta nella storia, diventa possibile tradurre la disuguaglianza economica in disuguaglianza biologica artificiale. La biotecnologia consentirà presto di ingegnerizzare corpi e cervelli e di migliorare le nostre capacità fisiche e cognitive. Tuttavia, tali trattamenti saranno, probabilmente, costosi e disponibili solo alla casta superiore della società, a meno che il bio-hacking porti ad un modello in cui più persone hanno accesso al sapere in materia e le industrie e le loro università si vedano costrette a cedere parte del monopolio sulla ricerca biologica. In ogni modo, l’umanità potrebbe, quindi, evolversi in diverse caste biologiche specializzate.5

Durante la storia, i ricchi e gli aristocratici hanno sempre considerato di avere competenze superiori a tutti gli altri, ecco perché storicamente hanno avuto il controllo della bio-politica. Ad esempio, un blasonato poteva essere più talentuoso di un contadino ma doveva la sua superiorità solo a discriminazioni di rango, legali ed economiche. Tuttavia, entro il 2100, i ricchi potrebbero considerarsi, effettivamente, più talentuosi, più creativi e più intelligenti di quelli che vivono in slum. Questo divario di capacità tra ricchi e poveri sarà, quasi, impossibile eliminarlo. La bio-ingegnerizzazione, assieme all’aumento dell’Intelligenza Artificiale, possono comportare la speciazione dell’umanità in una piccola élite di superumani (caste utili) e una massiccia sottoclasse di popolazioni ridondanti (caste inutili).6
Ecco un esempio concreto: il mercato dei trasporti su gomma. Oggi ci sono molte migliaia di conducenti di camion, taxi e autobus nei paesi avanzati. Ogni categoria gestisce una piccola parte del mercato dei trasporti e guadagna un potere politico a causa di ciò. Possono costituirsi in sindacati e, se il governo attua qualcosa che nuoce loro, possono andare in sciopero e serrare l’intero comparto.
In non più di 30 anni, a questa parte, i veicoli potrebbero essere ad auto-guida. Ciò comporterebbe che un’unica società controllerebbe l’algoritmo che ispeziona l’intero mercato dei trasporti. Tutto il potere economico e politico, precedentemente condiviso da migliaia di operatori, sarebbe ora nelle mani di un’unica società, fruita da una manciata di miliardari.
Una volta che le masse perdono la loro importanza economica e il loro potere politico, lo Stato è meno incentivato a investire nella loro salute, nella loro istruzione e nel loro benessere. È molto pericoloso essere ridondante, perché il nostro futuro dipenderebbe dalla buona volontà di pochi e, forse, questo altruismo si protrarrà per qualche decennio. Ma in un momento di crisi – come un evento catastrofico – queste elargizioni si ridurrebbero.

Tutta l’umanità potrebbe diventare ridondante
Nelle società europee, con una lunga tradizione di valori umanistici e di prassi del welfare state, forse l’élite si prenderà cura delle masse, ma il vero problema sarà nei grandi paesi in via di sviluppo come India, Cina, Sudafrica e Brasile. Questi paesi possiamo paragonarli a un lungo treno: le élite occupanti i vagoni di prima classe godono di un livello di assistenza sanitaria, di istruzione e di reddito, in linea con le nazioni più sviluppate del mondo, ma i milioni di cittadini comuni che occupano i vagoni di terza classe soffrono ancora di malattie diffuse, ignoranza e povertà.
Che cosa preferiranno le élite indiana, cinese, sudafricana e brasiliana nel prossimo secolo? Investire nel risolvere i problemi di centinaia di milioni di poveri ridondanti o occuparsi di poche centinaia di migliaia di ricchi? Nel XX secolo, le élite mondiali si occupavano di risolvere i problemi dei poveri, perché questi erano militarmente ed economicamente indispensabili. Tuttavia, nel XXI secolo, la strategia più efficiente (e spietata) potrebbe essere quella di lasciar andare le inutili carrozze di terza classe e di procedere con la prima classe. Ad esempio, al fine di competere con la Corea del Sud, il Brasile potrebbe aver bisogno di una manciata di super-umani piuttosto che di milioni di lavoratori sani ma inutili.
Di conseguenza, la globalizzazione che dovrebbe determinare prosperità e libertà per tutti, potrebbe, effettivamente, provocare la speciazione umana, ossia la disuguaglianza dell’umanità in diverse caste biologiche (specializzate). La globalizzazione unirà il mondo su un asse verticale e abolirà le differenze nazionali, ma dividerà, contemporaneamente, l’umanità su un asse orizzontale ( utili e inutili).
Da questo punto di vista, il risentimento populista attuale verso le “élite” è fondato. Se non stiamo attenti, i nipoti dei maestri di Silicon Valley potrebbero diventare una casta biologica superiore ai nipoti dei montanari delle Appalachi.
C’è ancora un passo ulteriore sulla via della disuguaglianza inimmaginabile. A breve termine, il criterio della sovranità delle popolazioni potrebbe passare, esclusivamente, ad una piccola élite che possiede e controlla gli algoritmi master e i dati stessi che li alimentano. A lungo termine, però, la sovranità allegorica potrebbe spostarsi completamente dagli umani agli algoritmi. Ma una volta che l’Intelligenza Artificiale diventa più intelligente dell’élite umana, tutta l’umanità potrebbe diventare ridondante.
Cosa succederebbe dopo? Non ne abbiamo assolutamente idea – noi, letteralmente, non possiamo immaginarlo. Come potremmo? Un computer super-intelligente per definizione ci darà risultati molto più fertili e creativi di quelli che possediamo.
Naturalmente, la tecnologia non è totalmente deterministica. Possiamo usare gli stessi progressi tecnologici per creare tipi di società e situazioni molto diverse. Ad esempio, nel XX secolo, noi umani potevamo utilizzare la tecnologia della rivoluzione industriale – treni, elettricità, radio, telefono – per creare autoritarismi o le, cosiddette, democrazie liberali. Basti pensare alla Corea del Nord e alla Corea del Sud: hanno avuto accesso a, esattamente, la stessa tecnologia, ma hanno scelto di impiegarla in modi, socialmente, molto diversi.
Nel XXI secolo, l’aumento dell’Intelligenza Artificiale e della biotecnologia, certamente, trasformerà il mondo – ma non impone un risultato singolo e deterministico. Possiamo usare queste tecnologie per creare tipi molto diversi di società. Come usarle con saggezza è la domanda più importante a cui siamo a rispondere.
È difficile non rendersi conto degli avvertimenti. Nella corsa per rendere i computer più intelligenti di noi, l’umanità convoca un demone che potrebbe portarla a codificare sé stessa nell’oblio. Invece di assistenti al “silicio” potremmo stare a costruire assassini al silicio. La storia di un’intelligenza artificiale, nelle vesti di un fantoccio cattivo, è stata raccontata mille volte anche al cinema. E ancora, il nostro destino, in mano a robot intelligenti, potrebbe peggiorare portandoci ad una classe di umani inutili.
Gli umani senza lavoro sono uomini inutili e ridondanti? Per rispondere a questa domanda, consideriamo che solo negli Stati Uniti, a dicembre del 2016 il tasso di disoccupazione era di 4,7%. Dunque, circa 7.2 milioni di persone non hanno un posto di lavoro, ma sono ancora portatori di un valore. Harari ha una definizione specifica di “inutile” e utilizza questo termine sconvolgente per sottolineare il fatto che si parla di inutile dal punto di vista del sistema economico e politico, non dal punto di vista morale. Le strutture politiche ed economiche moderne sono state costruite sulla premessa reale che noi umani eravamo utili allo Stato: soprattutto come lavoratori e/o militari. Con i ruoli assunti dalle macchine, i nostri sistemi politici ed economici, semplicemente, smetteranno di attribuire valore al lavoro umano.
Harari fa, anche, previsioni ancora più trancianti. Anche se le popolazioni potrebbero non costituire più un valore economico e militare per lo Stato, lo Stato potrebbe ancora occuparsene in termini di sopravvivenza economica. Quello che potrebbe essere molto più difficile è fornire senso e/o significato alle persone, una ragione per alzarsi al mattino e attendere alla vita quotidiana. Per coloro che non si rallegrano della prospettiva di un mondo post-lavoro, la soddisfazione sarà merce da pagare: i nostri stati d’animo e la felicità controllati da fans e droghe, la nostra eccitazione e gli attaccamenti emotivi trovati non nel mondo reale ma in realtà virtuali immersive.
Tutto ciò porta alla domanda: cosa dobbiamo fare? Prima di tutto, prendere la questione molto sul serio, e farla parte dell’agenda politica, non solo dell’agenda scientifica. Questo è qualcosa che non dovrebbe essere lasciato ai ricercatori e alle corporazioni, che sanno molto sul materiale tecnico, sull’ingegneria, ma non hanno, necessariamente, la visione né la legittimità per decidere il futuro corso dell’umanità.
- Yuval Noah Harari storico e professore universitario israeliano. Dal 2012 membro della Accademia israeliana delle scienze e delle lettere, insegna all’Università Ebraica di Gerusalemme.
- Yuval Noah Harari. Sapiens: A Brief History of Humankind. Harper-Collins Publisher, New York, 2015. Ed. italiana Sapiens. Da animali a dei, 2017, Bompiani
Homo Deus: A Brief History of Tomorrow. Dvir Publishing, 2015. Ed. italiana Homo deus. Breve storia del futuro, 2018, Bompiani - La speciazione è un processo evolutivo grazie al quale si formano nuove specie da quelle preesistenti. Il fenomeno opposto è l’estinzione. Il concetto di speciazione è stato essenzialmente sviluppato da Ernst Mayr. La speciazione risulta dalla selezione naturale e/o dalla deriva genetica, che sono i due motori dell’evoluzione. Questo fenomeno è una delle colonne portanti del neodarwinismo. La speciazione umana consiste in una graduale evoluzione, ma la specie rimane la stessa, rispondente ad una tendenza evolutiva, nel tempo, di alcuni caratteri cranio-facciali forse anche in relazione all’alimentazione e all’ambiente. Successivamente i fattori culturali nascenti (linguaggio, scrittura, arte) hanno favorito questi processi naturali che oggi sono incentivati artificialmente da una ricerca sempre più sfrenata e incontrollabile.
- Harari utilizza il l’espressione “the useless class”. Con il termine “inutile” vuole sottolineare il fatto che si parla di inutile dal punto di vista del sistema economico e politico, non dal punto di vista morale.
- Yuval Noah Harari. Sapiens: A Brief History of Humankind. Harper-Collins Publisher, New York, 2015 / Homo Deus: A Brief History of Tomorrow. Dvir Publishing, 2015.
- La ridondanza è l’essere sovrabbondante, eccessivo o non necessario.








