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Pesticidi e cancro: il rischio aumenta del 150%
10 Settembre, 2026

Pesticidi e cancro: il rischio aumenta del 150%

RedazioneRedazione
Uno studio dell'Institut Pasteur rivela come i pesticidi, anche non classificati cancerogeni, aumentino il rischio di tumore in modo drastico

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Un rischio aumentato del 150%. Non è una boutade senzazionalistica, ma il dato messo nero su bianco  da uno studio pubblicato su Nature Health da ricercatori dell’IRD, dell’Institut Pasteur, dell’Università di Tolosa e dell’Istituto Nazionale di Malattie Neoplastiche del Perù. Vivere in aree ad alta esposizione agricola ai pesticidi aumenta in modo significativo la probabilità di sviluppare certi tumori, anche quando nessuna delle sostanze coinvolte è classificata dall’OMS come cancerogeno umano accertato. Un paradosso apparente che questa ricerca aiuta finalmente a spiegare.

Dodici pesticidi in circolo nel corpo, contemporaneamente

Uno degli aspetti più inquietanti emersi dallo studio riguarda le popolazioni indigene e contadine: queste comunità sono esposte in media a 12 pesticidi diversi, rilevati ad alte concentrazioni, tutti contemporaneamente. Un dato che mette in crisi l’approccio tossicologico classico, basato sulla valutazione di una sostanza per volta e sulla definizione di soglie di sicurezza individuali. Il punto cruciale è proprio questo: nessuna delle 31 sostanze chimiche agricole analizzate nello studio è classificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come cancerogeno umano accertato. Eppure, quando si combinano nell’ambiente e nell’organismo, il rischio cambia in modo drastico. La miscela fa la differenza, non la singola molecola.

Una mappa inedita del rischio

Per la prima volta i ricercatori hanno adottato un approccio integrato capace di mettere insieme dati ambientali, un registro nazionale dei tumori e analisi biologiche. Hanno modellato la dispersione di 31 sostanze chimiche agricole nell’arco di sei anni (dal 2014 al 2019), creando una mappa ad alta risoluzione delle aree a maggiore rischio di esposizione. Incrociando questa mappa geografica con i dati di oltre 150.000 pazienti oncologici diagnosticati tra il 2007 e il 2020, i ricercatori hanno potuto identificare con precisione le zone in cui l’esposizione ambientale ai pesticidi e l’incidenza di certi tumori coincidono in modo statisticamente significativoCome spiega Jorge Honles, dottore in epidemiologia all’Università di Tolosa: «Abbiamo prima modellato la dispersione dei pesticidi nell’ambiente in un arco di sei anni, creando una mappa ad alta risoluzione e identificando le aree a più alto rischio di esposizione».

Effetti biologici precoci e invisibili

Lo studio mostra qualcosa di particolarmente rilevante per chi si occupa di prevenzione: le alterazioni biologiche indotte dai pesticidi compaiono prima che il cancro si sviluppi. Si tratta di effetti precoci, cumulativi e silenziosi, che rendono i tessuti più vulnerabili ad altri fattori di rischio come infezioni, infiammazioni croniche o stress ambientali. Le analisi molecolari condotte all’Institut Pasteur dal team del ricercatore Pascal Pineau dimostrano che i pesticidi perturbano i processi che mantengono la funzione cellulare e l’identità delle cellule stesse. Il fegato, organo chiave nel metabolismo delle sostanze chimiche, risulta particolarmente esposto e viene considerato un vero e proprio “organo sentinella” dell’esposizione ambientale. Un altro elemento rilevante è che alcuni tumori, pur colpendo organi diversi, mostrano vulnerabilità biologiche comuni legate alla loro origine cellulare, vulnerabilità che possono essere indebolite proprio dall’esposizione ai pesticidi.

Il clima che peggiora tutto

Lo studio introduce anche un’ulteriore variabile: i fenomeni climatici estremi, come El Niño, aggravano l’esposizione alterando l’uso dei pesticidi e la loro dispersione nell’ambiente. Un intreccio tra crisi climatica, modelli agricoli insostenibili e disuguaglianze sociali che si trasforma in un rischio concreto per la salute delle popolazioni più vulnerabili. Le conclusioni di questa ricerca invitano a cambiare passo nello screening delle sostanze rischiose per la salute. Valutare i pesticidi uno alla volta, stabilire soglie di sicurezza per singola sostanza e ignorare il contesto socio-ecologico reale non è sufficiente a proteggere la salute delle persone. Serve un approccio che tenga conto della complessità delle esposizioni reali, delle loro interazioni biologiche e delle condizioni ambientali e sociali in cui vivono le comunità.

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