Dott.ssa Maria Giovanna Careddu

Fitoembrioterapia: una terapia dolce, profonda ed efficace.

Tempo di lettura: 5 minuti

La Fitoembrioterapia è un metodo di cura relativamente recente. Se ne inizia a parlare dalla metà del 1900 con Pol Henry, considerato il padre delle Fitoembrioterapia.

La fitoterapia classica, a differenza della Fitoembrioterapia utilizza come materiale di partenza parti adulte della pianta già ben differenziate. La Fitoembrioterapia, al contrario, parte da tessuti embrionali indifferenziati, principalmente gemme, giovani getti e radichette, ma anche altri tessuti in rapida fase di accrescimento quali amenti, semi, floemi e xilemi.

Le principali differenze tra Fitoterapia classica e Fitoembrioterapia

Risiedono nella diversa composizione chimica del fitocomplesso che nel primo caso comprenderà principalmente metaboliti secondari, che prevalgono nelle strutture ben differenziate della pianta, mentre nei fitoembrioestratti prevarranno i metaboliti primari, tipici dei tessuti in fase di accrescimento.
I tessuti embrionali o meristemi sono costituiti da cellule staminali totipotenti, ovvero cellule altamente indifferenziate in grado, in seguito ad appropriati stimoli di origine esterna, ma anche interna alla pianta stessa, di differenziarsi dando origine a cellule altamente specializzate. Da una cellula meristematica può quindi formarsi una cellula dei petali, ma anche una degli steli, delle foglie, della corteccia, della radice e così via.

I tesori della fitoembrioterapia e della gemmoterapia 

Sono cellule ricche di materiale genetico (DNA e RNA), enzimi, vitamine, oligoelementi ed ormoni della crescita. Questi ultimi sono una loro peculiarità e spariranno nei tessuti adulti. Principalmente si dividono in due classi:

  • Ormoni della crescita propriamente detti (ormoni Yang in quanto strutture altamente dinamiche ed attive) che sono rappresentati da Auxine, Giberelline e Catechinine
  • Ormone della quiescenza (un ormone Yin, in quanto favorisce l’accumulo di un potenziale inespresso) che è l’acido absissico.

Quest’ultimo governa le gemme vere e proprie, quelle che compaiono nella pianta alla fine dell’autunno e che entreranno in una fase di quiescenza che le accompagnerà per tutto l’inverno, mentre gli ormoni Yang inizieranno a prevalere all’inizio della primavera e porteranno alla formazione dei giovani getti.

Fitoembrioestratti e gemmoterapici: un grande potenziale 

Oltre a tutte queste sostanze di natura chimica, i tessuti embrionali possiedono una grande energia potenziale che li rende unici nel loro genere.

Pol Henry capì subito l’importanza terapeutica che potevano avere tali tessuti e iniziò una serie di studi clinici che lo portarono a sviluppare questa terapia del tutto peculiare, naturale, dolce e allo stesso tempo molto profonda.

Le principali differenze tra fitoembrioestratti e gemmoderivati 

A volte i due termini sono usati come sinonimi, ma in realtà quando si parla di gemmoderivati si fa riferimento a macerati glicerici alla prima decimale, rimedi che hanno delle caratteristiche differenti dai fitoembrioestratti.

Entrambi utilizzano tessuti embrionali, ma le differenze non sono ne poche ne trascuralbili.
I fattori discriminanti che stanno alla base di tali differenze risiedono nelle diverse metodiche di produzione utilizzate, che portano a dei rimedi finali diversi in termini di energia, concentrazione, grado alcoolico e quindi di potenza terapeutica.

I Gemmoderivati

  • Nei macerati glicerici o Gemmoderivati classici si inizia con una macerazione di circa 20 giorni in un solvente costituito dal 50% di glicerina vegetale e 50% di alcool al 96%. Il rapporto tra vegetale e solvente è di 1:20 ed è calcolato in base al peso del residuo secco del soluto. Questo porta ad utilizzare, in 20 parti di solvente, un quantitativo di gemme fresche che va dai 3 ai 6 Kg, a seconda della percentuale di acqua del materiale fresco di partenza. Le gemme, inoltre, vengono spesso frantumate per aumentare la superficie di contatto col solvente ed estrarre un maggiore quantitativo di principi attivi.
  • Alla fine del periodo di macerazione si separa la parte liquida da quella solida per filtrazione sotto pressione moderata e si ottiene quello che viene definito il macerato glicerico di base o macerato madre.
  • Questo verrà quindi sottoposto ad una ulteriore diluizione 1:10 in un solvente costituito, questa volta, da 50% di glicerina, 34% di alcool e 16% di acqua a dare il gemmoderivato 1DH pronto all’uso, una soluzione idro glicero alcoolica nella quale l’acqua viene aggiunta però, come abbiamo visto, solo alla fine.

I Fitoembrioestratti 

  • La prima differenza che salta all’occhio è la composizione della miscela di macerazione. Pol Henry aveva insistito molto sulla presenza dell’acqua in questa miscela, in quanto questo solvente non solo è in grado di estrarre i principi vegetali idrosolubili, ma ne estrae anche quella che lui chiamava la“Quintessenza”della pianta, ovvero la sua Energia vitale.

Il rapporto tra pianta e solvente è sempre di 1:20 e calcolato sul peso del residuo secco del vegetale, ma questa volta il solvente è costituito da 1/3 di acqua, 1/3 di glicerina vegetale e 1/3 di alcool. Inoltre le gemme non vengono spezzettate o triturate, ma vengono utilizzate intere. Questo perché, come diceva Pol Henry, le gemme fresche sono ancora vive e continueranno a crescere nella miscela di macerazione “esattamente così come un tulipano continuerà a crescere nel nostro vaso ornamentale”. In questo modo avremo non solo un’estrazione più completa, ma anche comprensiva dell’energia vitale della pianta che, tra l’altro, verrà salvaguardata mantenendo l’integrità delle gemme.

  • La macerazione viene sempre protratta per circa 20 giorni alla fine dei quali si procederà ad una separazione molto delicata e poco aggressiva, condotta principalmente per gravità e solo all’ultimo per leggera pressione, al fine di non ledere i tessuti vegetali.
  • A questo punto il fitoembrioestratto è pronto all’uso senza subire nessuna ulteriore diluizione. Abbiamo quindi un prodotto diluito 1:20 e non 1:200 come nel caso precedente, la cui maggiore concentrazione non sarà legata solo ad una diluizione più bassa, ma anche, ovviamente, ad una procedura di estrazione più profonda.
  • Cambia quindi la posologia che sarà notevolmente ridotta con i fitoembrioestratti (ad esempio 15 gocce al giorno anziché le 150 dei gemmoderivati classici) col vantaggio di una maggiore accettazione della terapia da parte del paziente.

In realtà, senza dilungarci troppo, vi è anche un altro gruppo di gemmoderivati, in cui si utilizza il macerato madre alcool glicerico al quale si aggiunge 1/3 di acqua in fase finale di produzione. Questo tipo di preparati ha una posologia simile a quella dei fitoembrioestratti, ma le sue caratteristiche saranno quelle di un macerato glicerico, sebbene concentrato.

Rimedi armonici e efficaci

I Fitoembrioestratti, in virtù di queste loro caratteristiche, sono quindi dei prodotti in grado di agire in maniera più armonica, più ampia, più omogenea e più dolce, quindi meglio tollerata dall’organismo che li riceve. Questo non significa che siano più leggeri, anzi, sono dei prodotti che riescono ad arrivare più in profondità, producendo azioni specifiche che non sono solo organotropiche, ma anche sistemiche e mentali.

Azione sistemica dei Fitoembrioestratti

Una delle peculiarità della Fitoembrioterapia è infatti proprio questa: la sua capacità di agire non solo a livello fisico, ma anche a livello mentale, operando dei cambiamenti che spesso fanno la differenza nel processo di guarigione. Facciamo un esempio su tutti: il Fitoembrioestratto di Ficus carica ha diverse azioni, ma principalmente si rivolge allo stomaco e al primo tratto dell’intestino, con un’azione che è lenitiva e sfiammante sulle mucose, ma anche digestiva. Questa sua azione digestiva si estende anche a livello mentale, dove il Fitoembrioestratto va a favorire la “digestione degli eventi”, con un effetto adattogeno importante ai fini della guarigione stessa. Spesso infatti le problematiche a carico dello stomaco sono legate ad una componente di stress dovuta a situazioni di difficile gestione e che, se non risolta, porta non solo ad una esacerbazione della sintomatologia, ma anche a delle recidive o cronicizzazioni. Qui sta la potenza dei fitoembrioestratti, la loro principale peculiarità che li rende dei prodotti di elezione in fitoterapia.

Da non sottovalutare il loro potere drenante, ovvero la capacità di favorire l’eliminazione di cataboliti, sostanze di rifiuto che derivano dal ricambio cellulare, ma anche dal metabolismo di alimenti e farmaci, favorendo una blanda stimolazione degli organi emuntori naturali, non solo fegato, reni e vie urinarie, ma anche pelle, vie respiratorie, intestino e sistema nervoso.

Di solito si fa in preparazione ad un trattamento specifico, sia omeopatico che allopatico, e la posologia in questo caso è leggermente inferiore a quella terapeutica: 2-3 gocce 3 volte al giorno per un periodo che va dai 20 ai 40 giorni.

Io personalmente, da farmacista, consiglio moltissimo la fitoembrioterapia ai clienti che si rivolgono a me per un consiglio, proprio perché so che otterrò un ottimo risultato in termini di guarigione, con la comparsa di effetti collaterali praticamente ridotta a zero.

Un ultimissimo consiglio: in gemmoterapia si trovano spesso dei complessi formati dall’unione di più gemme. Io personalmente preferisco di gran lunga quelli che si ottengono dalla macerazione simbiotica delle gemme e non dall’unione dei singoli derivati di gemme fatte macerare separatamente. Il primo tipo di preparati è infatti molto più raffinato ed è potenziato dalle interazioni sinergiche che si formano nella miscela di macerazione. Tali interazioni rendono il prodotto un nuovo rimedio a pieno titolo, che non ha nulla a che fare con quello ottenuto dall’unione dei singoli macerati la cui azione terapeutica è molto più limitata.

Aveva proprio ragione Aristotele,“In tutte le cose della Natura esiste qualcosa di meraviglioso”

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