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Gli uomini sono più soli delle donne

Un disagio che comporta un peggiore stato di salute e una tendenza al suicidio molto maggiore
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Gli psicologi lo sanno già da tempo: gli uomini si suicidano molto, molto più frequentemente delle donne. la proporzione è schiacciante: 80% contro 20%. Ma com’è possibile? È qualcosa di connaturato all’essere umano, o è il frutto di una costruzione sociale? Rispondere a questo quesito è molto più complesso che prendere atto dei dati in sé, ed è probabile che in ogni caso non si arrivi a una risposta univoca. I motivi sono molteplici, e affondano le loro radici tanto in aspetti biologici quanto in sovrastrutture culturali. Qualche indizio però lo abbiamo, e riguarda il modo, diverso, in cui uomini e donne approcciano alla solitudine.

Gli uomini sono più soli delle donne

Horror vacui. Sebbene la locuzione latina si riferisca a un aspetto fisico e non a uno piscologico, rende bene il senso di terrore e spaesamento che può affliggere una persona che si senta sola. Pare, però, che la solitudine colpisca uomini e donne in misura e modo diverso. Una delle circostanze in cui questa differenza risulta più evidente è nell’elaborazione del lutto. A notarlo furono per primi gli psicologi sociali Margaret e Wolfgang Stroebe. Secondo le loro ricerche, divenute molto popolari negli anni ’80, gli uomini che perdono il partner hanno una possibilità tripla di morire nell’anno successivo rispetto ai casi in cui a sopravvivere sia la donna.

Il collegamento tra senso di solitudine e salute

Quando l’organismo è sottoposto a un grosso carico di stress, come nel caso dell’elaborazione di un lutto, spesso si verifica un forte abbassamento delle difese immunitarie. Gli uomini si sono quindi dimostrati molto meno resilienti delle donne nella gestione delle criticità della vita. Scavando più a fondo nelle motivazioni alla base di questa grande discrepanza, gli psicologi hanno ipotizzato che la differenza sia nel modo in cui i due sessi vivono la socialità. Mentre le donne conservano più spesso una vita sociale attiva anche dopo il matrimonio, gli uomini hanno una maggiore tendenza a chiudersi nel nucleo familiare. Il risultato è che quando questo nucleo viene a mancare il senso di smarrimento è molto maggiore.

Un problema fisiologico o sociale?

Fin qui gli aspetti che potremmo definire “connaturati”. A questi, poi, si aggiungono altri che attengono a una società in rapida trasformazione, nella quale l’uomo ha difficoltà a ridefinire il proprio ruolo. Quando, ad esempio, la perdita del partner non è data dalla morte, ma dal divorzio, capita che l’uomo si trovi ad affrontare molte criticità contemporanee. La perdita della casa in cui vive, l’impossibilità di vedere i figli, l’abbattimento del proprio tenore di vita. Per quanto riguarda la vicinanza alla prole, in particolare, l’asserita (ma per niente dimostrata) incapacità di prendersene cura comporta spesso sentenze di allontanamento molto punitive, che sfociano in gravi depressioni.

La necessità dell’ascolto

Una situazione come quella appena descritta, poi, può fare piombare sulle spalle dell’uomo il “peso del fallimento”. La sensazione, cioè, che tutto ciò che ha fatto nella vita sia finito in frantumi, e che ciò lo renda colpevole agli occhi del prossimo. Per questo motivo sarebbe opportuno che le istituzioni mediche predisponessero dei centri di ascolto per uomini in particolari situazioni di fragilità. In questo modo potrebbero evitarsi situazioni di rischio tanto per gli uomini, quanto per le donne.

 

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