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L’arrivo dell’Omeopatia in India

Come un discepolo di Hahnemann ha piantato il seme della conoscenza della medicina omeopatica nel lontano Punjab
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Oggi per molti di noi l’associazione mentale tra Omeopatia, meditazione e medicina tradizionale indiana è immediata. Tutt’e tre, del resto, partono da un approccio olistico della salute. Da una compenetrazione tra l’Io e ciò che lo circonda, contrapposta alla visione meccanicistica della medicina allopatica. Eppure Omeopatia e Ayurveda nascono in ambienti culturali ed epoche profondamente diversi. Così come del resto l’Omeopatia e il buddhismo, dal quale provengono molte delle pratiche meditative. Samuel Hahnemann, scienziato tedesco e padre della medicina omeopatica, era del resto cristiano.

L’arrivo dell’Omeopatia in India

Ma allora dove affondano le radici comuni di queste tradizioni mediche, filosofiche e spirituali così distanti tra di loro? L’arrivo dell’Omeopatia in India avvenne circa 200 anni fa, con l’arrivo dei missionari tedeschi nel sub-continente indiano. Se in un primo momento fu relegata al mondo di religiosi, esploratori e mercanti, le cose cambiarono con l’arrivo di un medico romeno, John Honigberger. Honigberger era un omeopata discepolo del grande Hahnemann di origini sassoni e nativo della Transilvania, dalla quale era partito per i suoi tanti viaggi esotici come medico governativo.

Aveva girato il Levante in lungo e in largo, vivendo tra Persia ed Arabia, Egitto e l’attuale Iraq, e nei suoi tanti spostamenti aveva operato nel contrasto di terribili epidemie, in particolare di peste. A Baghdad aveva sentito parlare del Marajà Ranjit Singh che era in procinto di mettere su un esercito moderno per contrastare l’influenza inglese e ne era rimasto affascinato. Così, ottenuta una lettera di raccomandazione, era partito alla volta del Punjab, in India.

La storia di un medico omeopata romeno

All’epoca quattro generali europei, Jean-François Allard , Paolo Avitabile , Claude Auguste Court e Jean-Baptiste Ventura, prestavano servizio alla corte del Marajà. Honigberger si mise in luce prestando servizio alle loro dipendenze. Il figlio adottivo del Generale Allard, di nome Achillian, si era ammalato gravemente di una “fistola alla spina dorsale”. Il dottor Honigberger lo curò e si sparse la voce che dopo che tutti gli altri dottori avevano fallito, questo “gora” lo aveva riportato in vita. Poi un giorno il Marajà lo convocò e gli disse che voleva che curasse il suo cavallo preferito che soffriva di ulcere. Fu un altro successo, e presto il Marajà lo prese in simpatia, fino a farlo diventare medico di corte.

Dai bassifondi del Cairo alla corte del Marajà

Ranjit Singh, il sovrano del Punjab, fu presto ripagato della sua scelta, quando l’omeopata romeno lo curò con successo da una paralisi delle corde vocali che gli esplose improvvisamente. Mahendra Lal Sircar, il primo medico omeopata indiano, fece poi in modo che la fama positiva dell’Omeopatia crescesse sempre più in tutto il subcontinente, fino all’istituzione del “Calcutta Homeopathic Medical College”, il primo college di medicina omeopatica, nel 1881. Oggi, a distanza di quasi 150 anni, il legame tra la cultura indiana e quella omeopatica si è fatto più forte che mai, arrivando a espandere la propria influenza fuori dall’ambito più strettamente medico, per abbracciare un’intera filosofia di vita.

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