Per milioni di persone nel mondo, la medicina tradizionale non è un’alternativa, ma la normalità. È il decotto preparato con le piante locali, la visita dal medico ayurvedico, l’agopuntura praticata negli ambulatori di quartiere, i rimedi tramandati da generazioni che fanno parte della vita quotidiana molto più di una prescrizione ospedaliera. È questo universo concreto, vivo e tutt’altro che marginale che oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità decide di portare definitivamente sotto la lente della ricerca scientifica.
«La medicina tradizionale è utilizzata da miliardi di persone ed è profondamente radicata nei sistemi sanitari di molti Paesi», ha spiegato Shyama Kuruvilla, responsabile dell’OMS per la ricerca sulle medicine tradizionali. Proprio per questo, secondo Kuruvilla, non può più restare in una zona grigia: va studiata, compresa e valutata con strumenti adeguati, affinché il suo utilizzo sia sempre più sicuro e fondato su dati affidabili.
Un patrimonio di salute che non può più essere ignorato
Quando si parla di medicine tradizionali, non si fa riferimento a un insieme indistinto di pratiche esotiche. Si parla di sistemi complessi come l’Ayurveda in India, della Medicina Tradizionale Cinese con le sue diagnosi energetiche, dell’uso medico delle piante in Africa e America Latina, di pratiche integrate da decenni nei percorsi di cura di intere popolazioni.
Secondo l’OMS, fino all’80% della popolazione mondiale ricorre in qualche forma a queste medicine, spesso come primo livello di assistenza. Ignorare questa realtà significa lasciare milioni di pazienti senza riferimenti chiari su efficacia, sicurezza e qualità dei trattamenti. È da questa consapevolezza che nasce la spinta dell’OMS a investire in ricerca strutturata, superando approcci frammentari o puramente ideologici.
Tecnologia e intelligenza artificiale al servizio della ricerca
La novità non sta solo nel riconoscimento, ma negli strumenti scelti per affrontare la complessità della medicina tradizionale. L’OMS intende utilizzare intelligenza artificiale, big data e strumenti digitali per raccogliere informazioni cliniche su larga scala, analizzare l’uso reale delle terapie e individuare schemi di efficacia e sicurezza. Come ha sottolineato Kuruvilla, le nuove tecnologie permettono di “leggere” dati che prima restavano dispersi, soprattutto in contesti dove la medicina tradizionale è praticata al di fuori dei grandi centri di ricerca. Non si tratta di sostituire la clinica, ma di rafforzarla, rendendo visibile ciò che finora è rimasto ai margini delle statistiche ufficiali.
Uno dei nodi centrali riguarda il modo in cui si valuta l’efficacia delle medicine tradizionali. Molte di queste pratiche si basano su trattamenti personalizzati e su una visione globale della persona, difficilmente riducibile a protocolli standardizzati. L’OMS non propone scorciatoie, ma un ampliamento degli strumenti di ricerca, affiancando agli studi clinici convenzionali nuove metodologie osservazionali e digitali. L’obiettivo resta lo stesso: produrre conoscenza affidabile, capace di orientare decisioni sanitarie responsabili.
Il ruolo dell’Omeopatia nel dibattito internazionale
Anche l’Omeopatia rientra nel perimetro di attenzione dell’OMS come parte delle medicine tradizionali e complementari. In numerosi Paesi europei, così come in India e in America Latina, l’Omeopatia è già inserita nei percorsi di cura di milioni di persone ed è praticata da medici formati, spesso all’interno di sistemi sanitari regolamentati. L’approccio dell’OMS non è ideologico, ma pragmatico: laddove l’Omeopatia è utilizzata in modo esteso, diventa necessario studiarne l’uso reale, i contesti clinici, i profili di sicurezza e gli esiti osservabili. L’integrazione di strumenti di ricerca avanzati, inclusi quelli digitali, può contribuire a raccogliere dati più strutturati e a migliorare la qualità complessiva delle evidenze disponibili, favorendo un confronto scientifico più maturo e meno polarizzato.
Per l’Omeopatia, questa fase rappresenta un’opportunità importante per rafforzare il rigore della pratica clinica, valorizzare il ruolo del medico omeopata e promuovere un utilizzo sempre più consapevole e appropriato, inserito all’interno di una visione integrata della salute della persona.
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