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Strategie pseudoscettiche e pseudoscientifiche utilizzate negli attacchi all’Omeopatia

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Nell’ottobre 2020 è stato pubblicato sui social network un manifesto contro la legislazione europea che sostiene le pratiche della Medicina Complementare/Alternativa (CAM; “Primo manifesto mondiale contro le pseudoscienze nella salute”), scritto da associazioni o gruppi “pseudo-scettici” senza rigore scientifico, che presentano nel loro corpo associativo individui che si presume abbiano il diritto di criticare le pratiche sanitarie che non accettano per opinioni personali, dogmatiche e autocratiche, denigrando sistematicamente e negando qualsiasi prova scientifica che le sostenga. Data la sua ampia accettazione, il suo uso e il suo riconoscimento a livello mondiale, l’Omeopatia era il bersaglio preferito di questo manifesto.

Dico associazioni “pseudo-scettiche” perché la corrente dottrinale del vero “scetticismo” (sképsis in greco significa “esame” o “valutazione”), fondata nell’antica Grecia dal filosofo Pirro (IV secolo a.C.), sostiene che “non è possibile affermare la verità assoluta di qualcosa, essendo necessario essere costantemente in discussione.” 

Il termine “pseudo-scetticismo” è emerso nella seconda metà del XIX secolo, indicando la tendenza esplicita al negazionismo, invece della valutazione e dell’interrogazione etica e oggettiva proposta dallo scetticismo greco. 

Nel 1987, Marcelo Truzzi (1935-2003), sociologo danese e professore di sociologia negli USA (Eastern Michigan University), ha elaborato un’analisi molto illuminante del termine “pseudo-scetticismo” o “scetticismo patologico”, dicendo che “è usato per indicare le forme di scetticismo che deviano dall’oggettività, negando dogmaticamente tutto ciò che non si conosce, invece di dubitare, investigare e accettare le prove che appaiono con una posizione agnostica e neutrale, con una mente aperta e libera da pregiudizi”. 

“Poiché lo ‘scetticismo’ si riferisce propriamente al dubbio piuttosto che alla negazione, alla non-credenza piuttosto che alla credenza, i critici che assumono una posizione negativa piuttosto che agnostica, ma si definiscono comunque ‘scettici’, sono in realtà ‘pseudo-scettici’ e hanno, a mio avviso, ottenuto un falso vantaggio usurpando questa etichetta”. 

“I critici che riportano affermazioni negative, ma che erroneamente si definiscono ‘scettici’, spesso si comportano come se non avessero alcun onere di prova a loro carico, anche se una tale posizione sarebbe appropriata solo per l’agnostico o il vero scettico. Una conseguenza è che molti critici sembrano sentire che è solo necessario presentare un caso per le loro contro rivendicazioni basate sulla plausibilità piuttosto che sull’evidenza empirica. […] Mostrare che le prove non sono convincenti non è un motivo per respingerle completamente. Se un critico afferma che il risultato è dovuto all’artefatto X, quel critico ha poi l’onere della prova per dimostrare che l’artefatto X può, e probabilmente ha, prodotto tali risultati in tali circostanze.” 

Nella sua analisi isolata, Marcello Truzzi ha descritto le strategie utilizzate dagli pseudo-scettici per negare e squalificare le nuove idee e le rispettive prove scientifiche: la tendenza a negare, piuttosto che a dubitare; due pesi e due misure nell’applicazione della critica; la formulazione di giudizi senza un’indagine completa; la tendenza a screditare piuttosto che a indagare; l’uso del ridicolo o degli attacchi ad personam; la presentazione di prove insufficienti; etichettatura peggiorativa dei sostenitori come “promotori”, “pseudo-scienziati”, o praticanti di “scienza malata”; assumere che la critica non richieda alcun onere di prova; fare contro-dichiarazioni non comprovate; contro-dichiarazioni basate sulla plausibilità piuttosto che su prove empiriche; suggerire che studi non convincenti siano motivi per respingerla; e tendenza a rifiutare ogni evidenza.

Marcoen Cabbolet, ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia, Centro di Logica e Filosofia della Scienza, Vrije Universiteit Brussel, studioso di fisica delle particelle elementari, nel suo saggio “Tell-Tale Signs of Pseudo-skepticism (BogusSkepticism)”,  ha avvertito che “lo pseudo-scetticismo, che tipicamente è ritrarre il lavoro di qualcuno come spregevole con polemiche scientificamente non valide, è una minaccia moderna al tradizionale standard di discussione nella scienza e nella scienza popolare”.

Così, “dove lo scettico afferma semplicemente che non crede nelle affermazioni di qualcun altro, lo pseudo-scettico se ne esce con affermazioni e queste sono sempre (molto) negative. Ma lo pseudo-scetticismo non è solo fare affermazioni negative: le parole chiave sono ‘disonestà’ e ‘gioco sporco’. E non mira a scoprire la verità, ma a screditare la ricerca di qualcun altro.”

In un altro articolo, Cabbolet ha affrontato la questione della pseudoscienza descrivendo in modo chiaro e oggettivo la “cattiva condotta scientifica con diversi esempi classici che portano a conclusioni negative sul lavoro di qualcun altro e che sono assolutamente false”. Ha chiarito che “tre problemi noti sono identificati come forme specifiche di tale cattiva condotta scientifica: valutazione di qualità distorta, diffamazione, e sdoganare ufficialmente la cattiva condotta scientifica”.

Cabbolet ha ribadito che lo pseudo-scetticismo è il centro di questa cattiva condotta scientifica, che ha l’obiettivo di “pronunciare conclusioni negative sul lavoro di qualcun altro che sono assolutamente false”, suggerendo inoltre che questo atteggiamento può essere “una strategia calcolata”, piuttosto che un atteggiamento appassionato, e fornisce raccomandazioni per prevenire e affrontare queste tre forme di cattiva condotta scientifica attraverso misure educative e misure coercitive.

Nel primo saggio citato, Cabbolet spiega “sette segni rivelatori dello pseudo-scetticismo” (in dettaglio nella Tabella 1), la maggior parte dei quali inizialmente descritti da Marcelo Truzzi, attraverso i quali la condotta e la strategia degli pseudo-scettici possono essere facilmente riconosciute.

Ampliando i segni rivelatori dello pseudoscetticismo, Cabbolet ha anche messo in guardia sul fatto che “gli pseudoscettici non pubblicano mai una ritrattazione”: “Di solito nella scienza, se il ricercatore A pubblica un’affermazione e il ricercatore B confuta la prova, allora A pubblica una ritrattazione dell’affermazione. Ma non si comporta così lo pseudoscettico. Anche quando si confronta con la prova definitiva che le sue affermazioni sono false, egli rifiuterà di pubblicare una ritrattazione o di riconoscere pubblicamente che le affermazioni sono state fabbricate: il tipico pseudoscettico si atterrà alle sue invenzioni come se non fosse stata detta una parola […]”.

Come descritto da Cabbolet, lo pseudoscetticismo si osserva anche nei rapporti delle revisioni paritetiche delle pubblicazioni scientifiche, in tutte le aree del sapere, quando l’opinione prevenuta e pseudoscientifica di un revisore nega la pubblicazione di un articolo che non è d’accordo con la sua visione dogmatica, anche se soddisfa tutti i requisiti del metodo scientifico. Questo è stato da noi comunemente osservato quando abbiamo inoltrato articoli scientifici omeopatici a riviste non omeopatiche. Paradossalmente, seguendo uno stratagemma pseudoscettico (Tabella 1 – #7: direttamente sui media), le accuse parziali  e pregiudizievoli contro l’Omeopatia vengono ripetutamente trasmesse attraverso articoli e interviste su giornali e vari media popolari, astenendosi dal seguire il consueto percorso scientifico di sottoporle ad una rivista scientifica peer-reviewed.  

Pertanto, gli pseudoscettici agiscono secondo due pesi e due misure: richiedono ai ricercatori omeopatici di pubblicare i loro studi in riviste scientifiche non omeopatiche (anche se studi relativi a qualsiasi specializzazione medica siano pubblicati su riviste specializzate), ma scartano questa premessa, diffondendo le loro critiche all’Omeopatia, propagandandole in mass media non scientifici come “due pesi e due misure nell’applicazione della critica”.

Anche l’Omeopatia brasiliana subisce continui attacchi da parte di gruppi pseudoscettici proprio come in Europa. Per demistificare l’errore pseudoscettico che “non ci sono prove scientifiche per l’Omeopatia”, la Camera Tecnica per l’Omeopatia

(TC-Omeopatia) del Consiglio Medico Regionale dello Stato di San Paolo (Cremesp, Brasile) ha preparato un dossier speciale nel 2017 intitolato “Prove scientifiche per l’Omeopatia“, che è disponibile online in portoghese e in inglese nella Revista de Homeopatia, la rivista scientifica dell’Associazione Medica Omeopatica di San Paolo Paulo Homeopathic Medical Association (APH).

Il dossier comprende nove recensioni narrative su diverse linee di ricerca omeopatica (storica, sociale, educazione medica, farmacologica di base, clinica, sicurezza del paziente e patogenetica) e due studi clinici randomizzati sviluppati da TC-Homeopathy contengono centinaia di articoli scientifici pubblicati in diverse riviste scientifiche peer-reviewed e indicizzate; il dossier cerca di evidenziare lo stato dell’arte della ricerca omeopatica.

Infastidito dall’eccellenza di queste prove, nel novembre 2020, un gruppo di pseudoscettici brasiliani ha divulgato nei media e nei social network un manoscritto derisorio e denso di fallacie (“Contro-dossier di prove sull’Omeopatia”) per valutare alcuni degli articoli pubblicati nel citato dossier secondo “il miglior rigore scientifico” e “informare la popolazione su ciò che dice la scienza sulla presunta efficacia dell’Omeopatia”: Sfortunatamente, nulla di questo è avvenuto nel suddetto manoscritto. Contrariamente all’annunciato “miglior rigore scientifico” nell’analisi degli articoli del dossier, ciò che si osserva in tutto il testo è un insieme di critiche basate su “strategie pseudoscettiche” per sfatare e squalificare qualsiasi lavoro scientifico: la tendenza a negare, piuttosto che a dubitare; i doppi standard: nell’applicazione della critica; la formulazione di giudizi senza un’indagine completa; l’uso del ridicolo o degli attacchi ad personam; la presentazione prove o evidenze insufficienti; l’etichettatura peggiorativa degli autori; il presupposto che la critica non richieda l’onere della prova (assenza di prova); la formulazione di controdeduzioni non comprovate (commenti non specifici); il suggerimento che gli studi non convincenti siano motivi per respingerle; la tendenza a criticare tutte le prove in tono polemico; false metafore; e direttamente ai mass media tra gli altri (“Pseudoskeptic and pseudoscientific fallacies of the ‘Counterdossierof Evidence on Homeopathy’“).

Tabella 1. Sette segni rivelatori di pseudoscetticismo secondo Marcoen Cabbolet.

Evidenziando queste strategie pseudoscettiche nell’analisi dettagliata delle critiche presentate, abbiamo smascherato questipseudoskeptics travestiti da pseudoscienziati nell’immagine falsa e ipocrita di essere i “difensori della scienza”, come si definiscono nel suddetto controdossier. La cecità causata dallo pseudoscetticismo o scetticismo patologico ha fatto sì che “ricercatori esperti e rinomati nelle loro aree di appartenenza” incorrano in errori infantili nelle loro analisi pregiudiziali, come la semplice lettura attenta dei testi che attaccano in modo fallace, denotando il non rispetto delle premesse fondamentali del metodo scientifico.

“La cosa fondamentale era di non accettare mai per vero niente che non sapessi chiaramente essere tale; cioè di evitare accuratamente la precipitazione e il pregiudizio, e di non comprendere nel mio giudizio altro che ciò che si presentava alla mia mente in modo così chiaro e distinto da escludere ogni motivo di dubbio” (René Descartes, “Discorso sul metodo”).

Dott. Marcus Zulian Teixeira – Universidade de Sāo Paulo, School of Medicine

Traduzione a cura di Generiamo Salute

 

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