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26 Aprile, 2026

La controriforma del SSN

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La riforma del servizio sanitario nazionale nell’ambito dell’assistenza territoriale e della digitalizzazione prosegue, anche se nessuno se ne sta accorgendo. Il Presidente del GIMBE, Nino Cartabellotta, ormai diventato un  portavoce autorevole del Mainstream si sostituisce al Ministero della Salute per segnalare le criticità della “Riforma”.

La tanto decantata e finanziata operazione delle Case della Comunità (CdC), sta passando un brutto momento. Ricordiamo che le CdC sono strutture sanitarie territoriali previste dal PNRR e quindi doverosamente finanziate per avvicinare le cure ai cittadini, riducendo le ospedalizzazioni improprie. Offrono assistenza multidisciplinare (medici di famiglia, pediatri, infermieri di comunità, specialisti) e servizi sociosanitari, con l’obiettivo di garantire la continuità assistenziale, specialmente per malati cronici e anziani.

Al 31 dicembre 2025, su 1.715 Case della Comunità programmate solo 66 (3,9%) risultano pienamente operative, mentre gli Ospedali di Comunità che hanno attivato almeno un servizio sono solo 163 ma nessuno di questi risulta pienamente funzionante. “Sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile”.

Un’altra punta di diamante dell’italica innovazione, ovvero il tanto decantato Fascicolo Sanitario Elettronico (Fse), rimane ancora incompleto e poco utilizzato. I ritardi nella digitalizzazione, a cui il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi, si stanno trasformando in impossibilità. Nessuna Regione ha reso disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste. Inoltre solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del SSN. Visti i risultati o si cambia rotta o si dovranno restituire i contributi all’UE per mancato raggiungimento degli obiettivi minimali dei target europei. Si fa presente che “la rendicontazione finale del Pnrr, al momento, non prevede alcuno slittamento temporale”.

La conseguenza più rilevante, insiste Cartabellotta, è quella “di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini”.

Discussione

In tutti i contesti dal privato al pubblico il parere o meglio  il “feed back” del fruitore di un servizio è necessario per valutarne la qualità. Sebbene la salute sia un tema in cui non prevale certo l’oggettività, pensiamo che le istituzioni come l’ISS, Il Ministero della Salute, gli Assessorati alle politiche del Welfare delle Regioni e così via, non abbiano ben chiaro lo stato di salute della popolazione. Perchè? Non è una questione di determinanti epidemiologiche ma di paradigmi. Parlando di “Biomedicina” ovvero del substrato a livello sanitario di una visione della scienza medica accademica, possiamo dire che questa coincide con una “medicina di stato” che è ben diversa dalla “medicina pubblica”. Non si tratta di un sofismo in quanto gli attori della medicina pubblica, essenzialmente i sanitari, devono sottostare a una medicina di stato fatta di linee guida che diventano protocolli e indicazioni e raccomandazioni che diventano obblighi. La ricaduta sulla popolazione è sotto gli occhi come abbiamo potuto vedere bene durante la pandemia, dove il malessere e la mala gestione hanno imperato a scapito della salute della popolazione.

La tendenza universale a trasformare il pubblico nel privato (come l’OMS che ha l’80% dei finanziamenti privati), in una forma di trasformazione retrograda, sta fatalmente facendo slittare il SSN in un pantano in cui iniziative, come la “riforma” del SSN, vengono ostacolate all’interno del sistema stesso.

Là dove dovrebbe esserci condivisione e unità, c’è competizione e accaparramento. Le cause radicate del fallimento, a parte le incapacità gestionali, risiedono nelle forme di controllo che la biomedicina esercita sulla salute sociale e sugli organi decisionali. Il pensiero unico, dove si sostiene l’ortodossia di una scienza dominata dagli interessi economici, ha definitivamente spodestato la democrazia sociale, l’autonomia del singolo e i suoi diritti, mentre la pluralità di idee è sempre più un pallido ricordo di una scienza rimasta al palo.

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