Medici senza pancere: la medicina e la chirurgia

10 Giugno, 2024
Tempo di lettura: 5 minuti

Oramai è acquisito che la figura e il ruolo del medico sono in una transizione continua, termine molto comune e aspecifico che viene abusato soprattutto a sproposito quando si tratta di ecologia.
Ovviamente c’è medico e medico, e c’è transizione e transizione.

Il chirurgo è formato come un medico, almeno fino al conseguimento della laurea (cosa che lascia un po’ perplessi), anche se da molto prima può aver già messo in pratica i suoi talenti manuali. Egli nonostante la ripulsa del viscerale si immola in una dimensione tecnico (l’evoluzione delle tecniche chirurgiche) tecnologica (l’uso della tecnologia diagnostica e chirurgica) e a parte gli svarioni che possono succedere a tutti, porta a compimento egregiamente il suo lavoro senza tante storie, motivato non solo dalla missione ma da compensi appetibili.

Stessa cosa il dentista, che è una specie di chirurgo, e in genere non entra in contatto con la persona se non in sede amministrativa. Sicuramente sono le circostanze che portano a queste preclusioni. Il chirurgo ha solo un corpo anestetizzato di fronte, di cui diventa il padrone assoluto. Il dentista opera su individui svegli ma a bocca aperta. Quindi il paziente a meno che sia un ventriloquo non può comunicare se non a gesti e grugniti.
In entrambi i casi a fine intervento sono fuori uso; quindi, non c’è una alta possibilità di umanizzare il rapporto.

Sappiamo fin troppo bene che avere a che fare con il corpo non è la stessa cosa che interagire con la persona, per cui il chirurgo e il dentista si fermano lì, rendendo il più impersonale possibile il loro compito di restauratori.

Il medico è invece chiamato a ben altre performance. Egli deve ancora affrontare il quesito umano/non umano che caratterizza la professione medica da sempre. Non siamo proprio come nel medioevo, dove tutti scappavano dai medici che ti sottoponevano a purghe e salassi qualsiasi fosse la malattia perchè lo diceva il protocollo e si facevano pagare cifre esorbitanti. L’unica arma del popolo, oltre a evitarli, era quella di schernirli e dileggiarli.

Noi medici contemporanei ereditiamo una arcaica fama sinistra non proprio esaltante, frutto di un lunghissimo processo storico dove ha imperato quasi incontrastato un bieco “galenismo” che in parte sopravvive ancora e che cerchiamo di non vedere e a volte di trasformare.

Mentre prima la gente fuggiva dal medico, adesso è lui a fuggire dalla persona. Si fa di tutto per non conoscere il paziente, per dargli cure standard, per depistare i suoi bisogni, per allontanarsi da lui e non ascoltarlo. Insomma il medico tranne rare eccezioni cerca di evitarlo, depersonalizzarlo.
Se passa il 50% del suo tempo impegnato tra scartoffie e adempimenti  amministrativi e gestionali un motivo ci sarà, non sarà solo il prodotto del bizantinismo burocratico.

Perché il medico evita il paziente

Una parte di tutti noi medici è cosciente che non riesce a curare. Non intendiamo una parte statisticamente parlando, tipo il 30 % dei medici, ma una parte interiore di tutti i medici più o meno sviluppata e consapevole. Non avere successo nel proprio lavoro è un bel guaio, anche per l’autostima. Almeno il chirurgo ha dei risultati concreti. Il medico che vede il chirurgo dall’alto in basso auspica una separazione delle carriere come avviene in magistratura, invece no.

La frustrazione del medico non può essere compensata dal denaro o dal potere, su questo in teoria sono tutti d’accordo, ma nella realtà gli accumuli indiscriminati di beni cercano di compensare un vuoto incolmabile.
Il medico a volte è scarsamente consapevole di questo, oppure cerca di giustificare gli insuccessi, o scarica sullo specialista – che è un medico pure lui – il fallimento terapeutico che è pressoché globale.

In certe situazioni cerca solidarietà, giustificazioni e anche onori come durante la pandemia per aver ottemperato agli innumerevoli compiti emersi in quel periodo. Ma in cuor suo si chiede ancora come mai le terapie per il Covid fossero così astruse e inefficaci. Questo lo tiene solo in cuor suo perché dirlo anche sottovoce può significare un rischio enorme che può mettere a repentaglio la sua professione.

Però adesso quando non sappiamo che pesci prendere abbiamo una risorsa in vista: ci affidiamo all’intelligenza artificiale, se non guarisce la colpa è sua – dell’intelligenza artificiale si intende.

Lo scaricabarile in Sanità è una pratica diffusa, in Italia siamo bravi, ma l’OMS è insuperabile forse perché ha elaborato strategie universali di “fusion” avanzate e sofisticate, avvalendosi dei geni delle varie popolazioni che vi aderiscono.

Le frontiere della salute

“My health, my right” è il tema scelto quest’anno per la giornata mondiale della salute, promossa dall’OMS che si è celebrata il 7 aprile.
L’OMS sottolinea che, nel mondo, il diritto alla salute è sempre più minacciato. “Le malattie e le calamità – scrive – incombono come cause di morte e disabilità”. Cose ovvie e già sentite mille volte ma sempre attuali. Non a caso in vista della votazione che avverrà il 27 maggio del famoso (ma poco discusso e conosciuto), trattato pandemico, l’OMS mette le mani avanti. Vuole dimostrare che il diritto alla salute è una priorità tra i suoi obiettivi.
Mentre sta preparando il terreno per un colpo di stato sanitario internazionale, nel nostro paese non se ne parla proprio, né in Parlamento né attraverso i mezzi di informazione.

L’OMS sta accuratamente coltivando l’humus per le emergenze sanitarie. Le condizioni poste sono tali da ritenere che l’emergenza sanitaria sia permanente e infinita. In questo momento per esempio il rinovirus risponde ai requisiti posti nel trattato per l’emergenza “ad libitum”. A discrezione dell’OMS potrebbe scattare l’emergenza da un momento all’altro con i relativi Green Pass che tornerebbero alla ribalta supportati dalle incontrastate scelleratezze delle politiche limitative e reclusive dei ministeri.

Privato e pubblico

Si sta delineando un sistema globale in cui il “pubblico” spende e il privato incassa. Per far questo però il privato deve invadere il pubblico: non c’è altra via.
Più dell’80% dei finanziamenti dei 194 stati membri dell’OMS sono dovuti a contributi privati. I contributi “volontari” detti anche privati, provengono per lo più dai governi degli stati membri. Perché questo escamotage? Così il donatore può negoziare le priorità che vuole finanziare.

Per pararsi le spalle, l’OMS ha firmato accordi con Linkedin, Facebook ecc. per controllare le informazioni attraverso i social e internet.

Tutt’oggi chi comanda davvero sono le grande imprese transnazionali che contano più dei governi e li orientano a piacimento decidendo in pratica le strategie e le sorti dell’OMS.

Intanto la vocazione umanitaria e sociale dell’OMS ridefinisce il protocollo per la Covid con “farmaci innocui e alla portata di tutti”. Il trattamento con Remdesivir costa 1600 – 4500 euro, quello con Nirmatrelvir arriva fino a 1206,00 €, scontato. Non proprio a buon mercato specie nell’Africa subsahariana dove ci sono priorità leggermente diverse.

Se vogliamo c’è anche il Molnupiravir e l’immancabile Paracetamolo che ha il primato di essere il peggiore della lista dei farmaci “competitor”. Nel frattempo il Lodopovidone che ha costi irrisori ed è quello più efficace, dal 2023 viene tolto dalla lista dei farmaci essenziali. Questa è la politica “sociale” dell’OMS. Se il medico prescrive qualcosa che esula la terapia essenziale è a suo rischio e pericolo.

Conclusione

In questi ultimi anni la distruzione della piramide di certezze che hanno accompagnato da sempre l’umanità occidentale, ha avuto i suoi picchi più acuti nella sanità.
La frantumazione va dagli spazi sacri di libertà di scelta, mai così violati in precedenza, alla comunicazione, dal linguaggio ai diritti, dal lavoro alla formazione, ovvero tutto ha subito una accelerazione disgregante che ha generato forze in cui siamo coinvolti come in un colossale campo elettromagnetico pieno di emettitori.
A parte gli elettrosensibili come minimo viene mal di pancia.

Se Baumann nel 2000 ha parlato di liquidità della società contemporanea, del dissolvimento di tutto ciò che è solido, naturale, imperituro, ora dovremmo scomodare tutti i quattro elementi per disegnare meglio la distruzione di tutte le certezze.
In una dimensione di dissolvimento sociale che non risparmia niente e nessuno il medico contemporaneo sta capicollando a ritmo vorticoso verso la debacle.

I modelli sanitari attuali stanno facendo di tutto per aiutarlo in vista dell’annientamento finale quando l’OMS lo priverà definitivamente del suo status professionale. D’altra parte niente è eterno. Dopo l’abbattimento dell’etica il medico non ha più protezioni, non gli resta che togliersi la pancera e indossare il giubbotto antiproiettile.

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