Ci sono cose che, nella valigetta di un terapeuta o di una qualunque persona che voglia aver cura degli altri non dovrebbero mai mancare.
Una di queste è la fiducia.
Quando un paziente si rivolge ad un professionista sanitario è preoccupato. Anche chi non vuole farlo vedere, anche chi si mostra sereno, quando va da un sanitario è preoccupato. Il tipo di preoccupazione e la modalità con la quale la esprimono cambia, come cambia il motivo della preoccupazione. Ma c’è. Ed é una cosa che il medico o qualunque operatore sanitario deve tenere sempre in considerazione perché è un elemento che può influire sul processo di cura e di guarigione.
E la prima “medicina” che il medico deve somministrare a tutti, i dipendentemente dall’età, dal sesso, dalla patologia, è la fiducia. In un mondo ed in un momento storico in cui l’attenzione di tutti è rivolta al negativo, a ciò che non va, che non funziona, che non è perfetto, il medico deve – e sottolineo deve – rompere questo loop e far vedere al paziente la realtà, compresa l’eventuale malattia, da un altro punto di vista: quello della speranza, della positività. Non la speranza del bambino, quella che nega ogni elemento negativo. No, la speranza dell’adulto, che sa che una cosa in quel momento non va ma che può cambiare.
Solo che, per poter vedere il mondo da un altro punto di vista, è fondamentale la fiducia. E non la fiducia in qualcosa, tipo la terapia che stiamo proponendo. No, quella viene dopo. Io sto parlando della fiducia nel paziente, quella fiducia in sé che lui non ha più e che ripone in voi.
Va benissimo che il paziente si fidi di noi ma anche noi dobbiamo fidarci di lui. Perché è lui che dovrà iniziare il processo di guarigione e di cambiamento (senza il quale la guarigione non può avvenire). Il nostro primo compito è quello di ridare al paziente ciò che lui pensa di non avere più: la fiducia in sé stesso e nelle sue capacità.
Loro si stanno affidando a noi ma noi abbiamo il dovere di far comprendere come il medico o il professionista sanitario in genere siano come Virgilio nell’inferno dantesco: accompagnano il paziente nel suo viaggio verso la guarigione sapendo che questo viaggio deve avere una fine. Altrimenti non è una cura, diventa dipendenza.
Ma, per poter far questo, è fondamentale che ognuno di noi che lavora in ambito sanitario, abbia fiducia: in sé stesso, in ciò che fa e anche nel futuro
Perché nessuno può dare ad un altro qualcosa che non ha








