Redazione

Un mondo super tecnologico e l’effetto che ha su di noi

Viviamo in un mondo iper-industrializzato in ogni aspetto dell'esistenza. Siamo pronti ad affrontarne le conseguenze?
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Immagina un dialogo tra un uomo del passato e un uomo moderno. “Sai, abbiamo automatizzato gran parte del nostro lavoro!” esclama tronfio il secondo. “Fantastico, quindi nel futuro lavorate di meno!” risponde il primo guardando l’altro con un’espressione speranzosa. “Beh, non esattamente, lavoriamo quanto prima, però, insomma, nel mio tempo usiamo meglio il tempo libero…” risponde l’uomo moderno con voce non troppo sicura. “Davvero? State sempre insieme a divertirvi e fare festa?” – “No, proprio insieme no. Cioè, stiamo più o meno insieme, ma ognuno da casa sua”. A questo punto l’uomo del passato ha il volto corrucciato e fatica a capire. “Ma almeno guadagnate tutti di più? avete sconfitto la povertà?” – “Giammai! Qualche nostro politico l’ha sostenuto, ma ormai da decenni le disparità economiche non fanno che aumentare. Però oggi tutti abbiamo un telefono con almeno 4 fotocamere”. “EH?!”.

Un mondo super tecnologico e l’effetto che ha su di noi

Questo dialogo immaginario fotografa con una certa precisione la sofferenza dell’uomo contemporaneo, distratto da centinaia di led colorati e divertimenti prêt-à-porter che fungono da surrogato della felicità, ma che a ben vedere con la felicità hanno poco a che fare. Viviamo in contesti tecnologici alienanti ai quali cerchiamo faticosamente di adattarci, solo per vedere che il contesto attorno a noi è cambiato di nuovo prima che lo raggiungessimo. Tutto ciò ha profonde ricadute sul nostro stato di salute. L’organismo umano, come quello di ogni altro mammifero, ha attraversato un lunghissimo processo evolutivo. Nel corso di migliaia di anni ha costruito il suo funzionamento in un equilibrio perfetto, affinando gli ingranaggi nel corso di un processo durato millenni.

Un cambiamento a cui il nostro corpo non riesce ad adeguarsi

Oggi il mondo cambia a velocità frenetica, e il nostro corpo non ha gli strumenti adatti per cambiare con esso. Il cambiamento di un’abitudine alimentare, per fare un esempio, prima impiegava centinaia se non migliaia di anni, mentre oggi avviene nel corso di un giorno, a seguito di una pubblicità più accattivante. La maggior parte di ciò che mangiamo è frutto (solo metaforico) di un processo di industrializzazione. Quel processo di industrializzazione che induce un produttore di arance a pulire il frutto dalla sua buccia naturale per poi rivendertelo in una “buccia” di plastica. Chiaramente a prezzo maggiorato. Questi cibi, per arrivare “commestibili” sulla nostra tavola, subiscono aggressivi trattamenti chimici. Trattamenti che non ci danneggiano solo per il loro contenuto calorico, ma che agiscono molto più in profondità, interagendo con la genomica delle nostre cellule e potendo comportare danni su periodi anche molto lunghi.

Cause e possibili soluzioni

C’è una via d’uscita? Forse non totale, nessuno può vivere avulso dal contesto in cui si trova. Ma una via d’uscita parziale, quella sì che la si può trovare. Un nuovo approccio all’esistenza, che preveda ritmi più congeniali all’essere umano. La ricerca di una nuova felicità, che passa per un allontanamento, magari doloroso, dai surrogati a cui la nostra mente è ormai abituata. Un libro, un vino, una tisana. Abitudini da “slow living” di cui mai come ora abbiamo bisogno. Comincia a percorrere la via del cambiamento, e vedrai che tante altre persone sono sulla tua stessa strada.

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