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Vaccini Covid: lo Stato ammette i danni
16 Aprile, 2026

Vaccini Covid: lo Stato ammette i danni

RedazioneRedazione
I primi riconoscimenti ufficiali nel Lazio aprono la strada ai risarcimenti. Una svolta che molti aspettavano da tempo.

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Ci hanno detto che erano sicuri. Ci hanno detto che chi sollevava dubbi era un no-vax da ignorare, se non da silenziare. Oggi, quei dubbi hanno un nome, un fascicolo medico-legale e, in almeno un caso, un indennizzo mensile a vita. Nel territorio pontino, in provincia di Latina, due donne hanno ottenuto il riconoscimento ufficiale del nesso causale tra la somministrazione dei vaccini anti Covid-19 e l’insorgenza di gravi patologie. Non si tratta di testimonianze raccolte in qualche forum alternativo: sono pareri medico-legali notificati dalle autorità competenti, che attestano danni cardiaci e neurologici sviluppati dopo la vaccinazione con AstraZeneca e Pfizer.

Una vittoria importante, ma tardiva

I due casi sono seguiti dall’avvocato Renato Mattarelli, da tempo impegnato in ricorsi legati a problematiche post-vaccinali, tra cui alterazioni ematiche, cardiache e neurologiche. Per la donna vaccinata con AstraZeneca è stato già disposto un indennizzo vitalizio di circa 850 euro mensili, oltre al riconoscimento degli arretrati. Per la seconda paziente, vaccinata con Pfizer, sarà necessario un ulteriore accertamento tecnico per definire l’entità del danno, già richiesto attraverso un nuovo ricorso.

Il percorso che ha portato a questi riconoscimenti non è stato né rapido né semplice. Ha richiesto anni di battaglie legali, di medici disposti a firmare relazioni scomode e di pazienti che hanno dovuto difendere la propria storia clinica contro un sistema che, per lungo tempo, ha preferito non vedere.

Il fronte legale si allarga

Il riconoscimento del nesso causale non ha solo un valore sanitario ed economico: ha un peso giuridico significativo. Secondo l’avvocato Mattarelli, questi primi casi aprono concretamente la possibilità di richiedere risarcimenti per danni alla salute nei confronti di diversi soggetti istituzionali, tra cui il Ministero della Salute, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e le aziende produttrici dei vaccini. Si tratta di un precedente che potrebbe cambiare le regole del gioco per i numerosi procedimenti ancora in corso in tutta Italia. Chi ha avviato ricorsi analoghi guarda a questi esiti con rinnovata speranza.

Il peso psicologico di una verità negata

C’è una dimensione di questa vicenda che viene spesso trascurata nel dibattito pubblico: l’impatto psicologico di chi ha vissuto anni con una patologia grave, senza che nessuno volesse riconoscere la causa. In alcuni casi, il riconoscimento formale del danno porta con sé disturbi post-traumatici e difficoltà di adattamento, legati al cambiamento dello stile di vita e alla consapevolezza tardiva della propria condizione clinica. Queste persone non hanno solo subito un danno fisico. Hanno subito anche l’isolamento di chi viene accusato di strumentalizzare la propria malattia, di chi viene guardato con sospetto quando osa mettere in relazione un vaccino “sicuro ed efficace” con il proprio peggioramento di salute.

Una verità che emerge, con ritardo

Per chi segue questo blog da tempo, la notizia non è una sorpresa. Abbiamo sempre sostenuto che la rapidità con cui questi vaccini sono stati autorizzati e poi imposti alla popolazione non fosse compatibile con un’adeguata valutazione dei rischi. I trial clinici erano stati condotti in tempi record, le autorizzazioni erano arrivate in regime di emergenza e le voci critiche (di medici, ricercatori, giuristi) erano state sistematicamente marginalizzate, quando non ridicolizzate o censurate.

(IN PROPOSITO LEGGI ANCHE: Al padre dei vaccini è impedito di parlare dei vaccini)

Oggi qualcosa si muove. Lentamente, con il contagocce, con la resistenza tipica di chi ha interessi da proteggere, ma si muove. E ogni riconoscimento, ogni indennizzo, ogni fascicolo aperto è un tassello in più verso una verità che non può essere soppressa all’infinito.

Per chi si occupa di salute in modo integrale, come facciamo noi, questa vicenda conferma ancora una volta l’importanza di un approccio critico e non dogmatico alla medicina. Ascoltare il paziente, non liquidarlo. Osservare i segnali, non ignorarli. Sono principi che guidano anche l’Omeopatia, da sempre attenta alla persona nella sua interezza, nella sua individualità, e non solo al protocollo da seguire.

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