Dott.ssa Virginia Paribello

Le varianti SARS-CoV-2 e il sistema immunitario: come aumentare la naturale resistenza alle infezioni

Tempo di lettura: 7 minuti

La lotta al Covid-19 non si arresta perché il virus Sars-CoV-2, virus a RNA, evolve molto rapidamente attraverso variazioni del suo genoma. Fin dall’inizio di questa pandemia sono state osservate mutazioni del virus in tutto il mondo. Tutte le varianti del Covid-19 possono causare malattia grave o morte e i pazienti più esposti sono sicuramente gli immunodepressi, i malati cronici e i pazienti fragili.  È necessario monitorare queste mutazioni affinché non diventino motivo di preoccupazione. 

Le varianti potrebbero conferire al virus una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità, con forme più severe di malattia o ancora la possibilità di aggirare l’immunità acquisita con l’infezione Covid-19 o con la vaccinazione. In Italia l’analisi delle varianti viene effettuata da laboratori nelle singole regioni, sotto il coordinamento dell’ISS.

Il 26 novembre l’OMS ha definito la variante B.1.1.529 come Variant of Concern (Voc) e con il nome di variante Omicron. La variante è stata isolata per la prima volta in campioni raccolti l’11 novembre in Botswana e il 14 novembre in Sud Africa, in Italia il 28 novembre. Questa variante presenta oltre 50 mutazioni, di cui 32 sulla proteina spike. Attualmente è oggetto studio l’impatto di Omicron sulla protezione fornita dai vaccini e dalle altre misure di prevenzione.

Secondo i dati del primo report dall’Africa i pazienti positivi alla variante Omicron sviluppano un’infezione più lieve rispetto alle varianti precedenti, manifestando tra i sintomi:

  • dolori muscolari e ossei diffusi
  • estrema stanchezza 
  • mal di testa, da lieve a moderato 
  • leggera tachicardia 
  • nessuna perdita di gusto e/o di olfatto
  • prurito alla gola e tosse secca
  • lieve rialzo febbrile

Il sistema immunitario e l’immunità innata

La prima linea di difesa del nostro organismo è l’immunità innata, fondamentale nella resistenza ai patogeni come batteri e virus. L’immunità adattativa è la nostra linea di difesa più specifica, che può essere stimolata e potenziata, per esempio con i vaccini. Tuttavia, in questi ultimi anni si parte da una prospettiva nuova: i dati confermano che anche il sistema immunitario innato può essere allenato. Una scoperta ancora più importante in questo tempo di convivenza con il virus SARS-CoV-2. 

La prevenzione è un’arma fondamentale, imprescindibile nella lotta contro il Covid-19 

Come si è visto, i vaccini sono una misura di protezione valida, ma non sono sufficienti a fermare la diffusione del virus. Per rinforzare il nostro sistema immunitario è giusto agire su più fronti e ancor meglio in modo sinergico con tutte le strategie a nostra disposizione. 

Adottiamo uno stile di vita sano ed equilibrato, un’alimentazione ricca in frutta e verdure (3-5 porzioni alza la nostra capacità adattativa e riequilibra il microbiota) pratichiamo attività fisica in modo regolare, dormiamo in modo sufficiente e soddisfacente, limitiamo il consumo di alcool, evitiamo il fumo. In più, supportati dai dati scientifici in continua crescita a sostegno dell’efficacia dei prodotti naturali/fitoterapici nel sostenere il nostro sistema immunitario (SI), integriamo la nostra nutrizione con in modo specifico, anche con vitamine e sali minerali, alleati efficacissimi nel prevenire e contrastare le infezioni. 

I rimedi omeopatici 

La causa ambientale determina l’infezione mentre l’ammalarci e il modo di ammalarci restano caratteristiche individuali e sono direttamente legate alle nostre predisposizioni individuali. Per mantenere in equilibrio il nostro stato di salute è necessario curare il nostro terreno biologico con un rimedio specifico e personale, individuato in una visita medica, in modo da curare in primis la nostra debolezza costituzionale. 

I fitocomplessi al servizio del nostro Sistema Immunitario 

tinture madri e fitoembrioestratti

Echinacea Purpurea

L’Echinacea appartiene alla famiglia delle Composite, nota per le sue proprietà immunostimolanti, antinfiammatorie, antivirali e antibatteriche. Ad oggi i componenti attivi conosciuti sono: acido caffeico, acido cicorico, acido clorogenico, echinacina B, glicoproteine, alchilamidi. Grazie a questi componenti, l’echinacea attiva i macrofagi e i linfociti NK, stimola la fagocitosi di microrganismi patogeni stimolando la produzione di TNF-α, IL-1 e interferone, aumenta le difese aspecifiche. L’Echinacea svolge la sua azione non solo in prevenzione, ma anche in terapia attiva nei confronti di virus, batteri e funghi per questo è indicata in caso di comparsa di raffreddore, febbre e affezioni delle vie respiratorie, come tosse e bronchiti. Ha un’azione sinergica con la Rosa canina, quindi è una valida strategia associarle. 

Controindicazioni Appartenendo alla famiglia delle composite, l’assunzione va sconsigliata nei soggetti allergici a questa famiglia di piante, sconsigliata anche a chi fa uso di farmaci immunosoppressori, benzodiazepine, calcio-antagonisti, inibitori delle proteasi, sconsigliata per i pazienti con malattie autoimmuni, in gravidanza e allattamento. 

La Rosa Canina

Componenti: VitC (2200mg per 100g), VitP, riboflavina, acido malico, acido citrico, acido nicotinico, carotenoidi, tannini. 

Efficace nelle flogosi acute che comportano alterazioni delle mucose nasali, degli occhi e delle prime vie aeree con conseguente produzione di catarro. Ha proprietà immunomodulanti, cioè regola la risposta immunitaria dell’organismo, conferendo un’efficace azione contro tutte le forme di ORL recidivanti. L’uso è indicato anche nei bambini. 

La rosa canina non solo è consigliata nelle affezioni come tonsilliti, rinofaringiti, otiti, tosse e raffreddore di origine infettiva, ma rappresenta un ottimo rimedio nella prevenzione di allergie, sempre più frequenti, e nella cura delle riniti, congiuntiviti e asma, anche dovute al contatto con i pollini.  

L’Acerola, oltre all’elevatissimo tenore di vitC, (1.600 mg per 100g), contiene anche discreti quantitativi di pro-vitA, vitB1, B2, B3, B6, bioflavonoidi e tannini. Tra i sali minerali presenti: Ca, Fe, K, Mg. Tutto questo in un solo fitocomposto, la cui composizione stimola le difese immunitarie, aumentando l’attività di fagocitosi dei globuli bianchi e favorendone la maturazione. 

Inoltre:

  •  Azione antiossidante inattivando i radicali liberi. 
  •  Azione antianemica grazie alla stimolazione della produzione di acido folico a livello intestinale, che a sua volta favorisce l’assorbimento del ferro. 
  •  Azione protettiva sui capillari per la Vit.C in essa contenuta

Il Ribes nero (Ribes nigrum), della famiglia delle Grossulariacee, noto per le sue proprietà antinfiammatorie e antistaminiche. Le gemme, ricche di flavonoidi e glicosidi, agiscono come stimolanti delle ghiandole surrenaliche nella produzione di cortisolo, un cortisone endogeno che aiuta l’organismo a reagire alle infiammazioni e agli stress. L’attività cortison-like aumenta la produzione di steroidi surrenalici, normalmente secreti dalle nostre ghiandole per contrastare ogni tipo di pericolo per l’organismo, per stimolare la conversione di proteine in energia e per disinfiammare le mucose e le sierose. Ha azione immunomodulante, per cui utile nelle allergie sia in acuto che in prevenzione. Il gemmoderivato di Ribes nigrum agisce sia a livello respiratorio che cutaneo. È quindi indicato in caso di riniti, allergiche e croniche, bronchiti, laringiti, faringiti, asma, dermatiti, eczemi, psoriasi e congiuntiviti. Ha inoltre un’azione immunostimolante, combatte la stanchezza e aumenta la resistenza al freddo al fine di prevenire le malattie influenzali. Riequilibra le mucose intestinali dopo cura antibiotica. Sconsigliato nei pazienti a rischio di sanguinamento per l’azione antiaggregante piastrinica. In caso di intervento chirurgico interrompere l’assunzione 2 settimane prima dell’intervento. Nelle sindromi influenzali è da associare all’Olivello spinoso. Da assumere preferibilmente la mattina o massimo il primo pomeriggio.

Olivello Spinoso, uno dei segreti della vitalità dei Tibetani, è uno dei rimedi principe per affrontare la stagione invernale come trattamento delle sindromi influenzali derivanti da colpi di freddo e per combattere la mancanza di luce. È anche un ottimo tonico, pertanto può essere assunto in periodi di astenia, stress, affaticamento, utile nelle convalescenze per fortificare l’organismo. Utile come ricostituente per supplire a inappetenza, carenze nutrizionali o per reintegrare vitamine e minerali. Infatti, le bacche sono ricche di nutrienti quali: Vit.A, Vit.C, Vit.E, Vit.P, ferro, acido folico, acido palmitoleico, ω3, ω6, ω9. 

Ha anche azione antisettica, cicatrizzante, allevia le infiammazioni del cavo orale, gengiviti, ulcere gastriche e infezioni a carico dell’apparato digerente. Inoltre:

  •  azione immunostimolante e immunomodulante, utile in caso di raffreddore, febbre e influenze
  •  azione vasoprotettrice, utile a contrastare la fragilità capillare

Ma ancora l’Olivello spinoso ha proprietà lassative, antiossidanti e può essere assunto anche in gravidanza. È sconsigliato per chi soffre di calcoli. Azione sinergica con Rosa canina e Ribes nero.

Ontano nero, appartiene alla famiglia delle Betulacee, contiene tannini, alnulina, protoalnulina, emodina. A questi principi attivi sono attribuite proprietà febbrifughe, antinfiammatorie, astringenti e diuretiche. Per Pol Henry, fondatore del metodo, come gemma occupa un posto preminente in fitoembrioterapia. È un ottimo rimedio per le infiammazioni e le malattie infettive acute. A livello delle vie respiratorie alte è utile per riniti, sinusiti e tracheiti. A livello polmonare agisce su bronchiti, polmoniti, pleuriti e anche infezioni polmonari croniche. Gestisce la mucosa respiratoria e la mucosa digerente in un quadro catarrale grave. Utile anche nelle infiammazioni articolari, venose (flebiti) e coronariche (coronariti), previene le trombosi venose e retiniche, favorisce la rigenerazione delle coronarie (angiogenesi coronarica). Contrasta i vuoti di memoria, le emicranie vascolari e tutti i tipi di edema cerebrale.  Ha un’azione galattofora, quindi è sconsigliato durante l’allattamento.

I Betaglucani, del lievito Saccharomyces cerevisiae, solitamente sono utilizzati in ambito nutrizionale per le proprietà ipocolesterolemizzanti, ipoglicemizzanti e immunomodulatorie.

La frazione di betaglucani digerita a livello intestinale sembra dia origine a glicosidi e oligosaccaridi bioattivi, che giustificherebbero il ruolo immunomodulante di questi nutrienti. 

Introdotti con gli alimenti o integratori, i betaglucani attivano il sistema immunitario in modo dolce ed equilibrato stimolando

  •  Immunità innata, con l’attivazione di macrofagi, neutrofili e cellule dendritiche 
  •  Immunità adattativa, con l’attivazione dei linfociti CD4+ e del complesso maggiore di istocompatibilità

allo scopo di intrappolare e distruggere sostanze e microrganismi xenobiotici, come funghi, virus, parassiti e batteri senza incorrere nel rischio di indurre una risposta immunitaria, alla base di molti fenomeni allergici e diffuse malattie autoimmuni.

La Lattoferrina è una proteina globulare multifunzionale, la troviamo soprattutto nel latte e protegge i neonati dalle infezioni dell’apparato gastro-intestinale. Ha proprietà antimicrobiche (effetto batteriostatico), dovute alla capacità di legare il ferro, sottraendolo al metabolismo delle specie batteriche, quali l‘Escherichia coli, che dipendono da esso per la propria moltiplicazione e adesione alla mucosa intestinale. Ha inoltre un’azione antibatterica (battericida), grazie alla capacità di ledere gli strati più esterni della membrana cellulare dei batteri GRAM negativi (Klebsiella, Proteus, Salmonella, Pseudomonas, Enterobacter). L’effetto antivirale è dato dalla capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso del virus e bloccando l’infezione sul nascere. Molto efficace contro le infezioni virali, comprese quelle da Herpes Simplex, citomegalovirus, HIV. 

Lo Zinco è un minerale importante per il corretto funzionamento dell’anidrasi carbonica. 

Le anidrasi carboniche sono una superfamiglia di metalloenzimi (Zn-enzimi) che catalizzano l’interconversione tra anidride carbonica e ione bicarbonato. Quando i globuli rossi raggiungono i polmoni, lo stesso enzima aiuta a convertire di nuovo gli ioni bicarbonato in anidride carbonica, che possiamo eliminare col respiro. In assenza di catalizzatore questa reazione è lenta in condizioni fisiologiche e incompatibile con le necessità di respirazione. Lo zinco è essenziale per la formazione di complessi enzimatici necessari per il corretto funzionamento di ormoni come l’insulina, ormoni sessuali e ormone della crescita. È importante anche per la vista, l’olfatto e la memoria.  I livelli nell’organismo vanno da 1,4 a 2,5 g, contenuti per lo più nei globuli rossi e bianchi e nei muscoli. 

Lo zinco per le sue proprietà è un elemento fondamentale per un’equilibrata crescita corporea. Tra i sintomi di carenza di zinco: perdita di capelli, eruzioni cutanee, diarrea, disturbi mentali e infezioni frequenti dovute a un mal funzionamento del sistema immunitario. 

Le strategie da mettere in atto

Le strategie per ridurre la diffusione del virus SARS-CoV-2 sono le stesse anche per questa nuova variante: mantenere una distanza di almeno un metro dagli altri, indossare la mascherina con particolare attenzione agli ambienti chiusi o affollati, tossire o starnutire nel gomito o in un fazzoletto, igiene delle mani, garantire una adeguata ventilazione degli ambienti chiusi.

Prospettive future

I sintomi della variante Omicron assomigliano molto a un coronavirus del raffreddore. Per questo motivo alcuni ricercatori hanno ipotizzato che questa mutazione possa essere il risultato di un fenomeno di ricombinazione avvenuta all’interno di uno stesso organismo coinfettato da entrambi i virus. Questo spiegherebbe il perché Omicron sembra essere una variante più contagiosa di Delta, permettendole di sfuggire più facilmente al nostro sistema immunitario ma allo stesso tempo meno virulenta. Segno che il virus SARS-CoV-2 si stia spontaneamente indebolendo, perdendo la sua forza iniziale, causa di infiammazioni gravi? Possiamo dire che il virus si sta umanizzando? Purtroppo, non ci sono ancora abbastanza dati che possano avvalorare questa ipotesi in cui sicuramente speriamo tutti. Soprattutto perché questo studio è un preprint, una versione preliminare di un articolo scientifico, non ancora sottoposta a peer review e perché la maggior parte delle informazioni in nostro possesso riguardano per il momento una popolazione diversa rispetto a quelle dei paesi occidentali. Quindi per ora non abbassiamo la guardia, utilizziamo tutte le strategie possibili, fortifichiamo il nostro organismo. 

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