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9 Ottobre, 2026

# 10 – Riflessioni di un omeopata indisciplinato

Riflessione sul curare e sul guarire

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L’arte del guarire coniuga dunque conoscenza, esperienza, sensibilità, estro, in un certo senso deve emergere una creatività che ha assai poco di scientifico ma tantissimo di umano.

Come premessa però è necessario capire bene i termini che usiamo, prima di tutto cosa intendiamo per ‘guarigione’. Se manca la definizione puntuale delle cose di cui stiamo parlando, si generano malintesi e confusioni che possono venire strumentalizzati fino a proporre una realtà che non è tale. Come ad esempio l’uso della parola ‘prevenzione’, di cui dirò tra poco, detta spesso senza chiarire di cosa stiamo parlando. Si provocano fraintendimenti a cascata che riverberano sull’intera lettura della condotta sanitaria di una società.

Ricordo il Dott. Ortega, uno dei miei maestri di Omeopatia, che aveva una attenzione maniacale per l’uso corretto dei termini che si usavano durante lo studio delle basi concettuali dell’Omeopatia.

Viveva in un paesone messicano, Tulancingo, distante mi pare un paio di ore di auto da Città del Messico. Andai a seguirlo per circa due mesi insieme ad altri colleghi, una esperienza interessantissima. La mattina (con orari comodi, tipicamente messicani) in ambulatorio. Il (tardo) pomeriggio, dopo la siesta, lezioni di teoria omeopatica e studio della materia medica fino a sera inoltrata.

Alloggiavamo in una sorta di fattoria ai margini del paese, una ‘fazenda’. C’era un enorme maiale che viveva legato sotto un grande albero, circondato dai cani del posto. Si era anche innamorato di una cagnetta del gruppo, l’unica da cui si faceva avvicinare oltre al proprietario, che era il suo padrone: lo accoglieva scodinzolando. Era un maiale da guardia, quando arrivavamo saltellava, tirava la corda e grugniva ad alto volume. La cagnetta e il maiale dormivano accucciati vicini ed era gelosissimo della sua fidanzata, nessuno poteva accarezzarla senza scatenare grugniti di protesta e tentativi di attacco, per fortuna frenati dalla corda. In effetti sono convinto che si sentisse assolutamente cane, e come tale difendeva il posto e il suo amore.

Digressioni a parte, Ortega pretendeva assoluta precisione e definizione dei termini utilizzati e devo dire che è stato un insegnamento prezioso.

Dunque è necessario distinguere bene tra cura e guarigione. Una cura può portare alla guarigione, ma spesso possiamo solo alleviare dei sintomi, ovvero fare cure palliative. Senza scomodare malattie gravi e devastanti, basta pensare a una ‘cura’ per la pressione alta o per un diabete per rendersi conto che i farmaci sono necessari per tutta la vita: ‘curiamo’, ma non ‘guariamo’. Si tratta allora di aiuti per evitare complicazioni ulteriori o per togliere i sintomi fastidiosi più evidenti, ma non sono certo una soluzione definitiva del problema. Se per le malattie acute la guarigione è possibile, per quelle croniche, che oggi affliggono il mondo occidentale in percentuale assai maggiore, la guarigione è un miraggio. La stessa definizione di ‘cronico’ ci dice che si tratta di un obiettivo irraggiungibile.

La cosa veramente straordinaria su cui riflettere è che una grande quantità di persone si sentono ‘malate’, ovvero hanno disturbi e fastidi che non le fanno sentire in piena salute e ciononostante analisi e accertamenti di ogni tipo non mostrano alcunchè di anomalo. Dagli esami clinici risultano quindi ‘sane’.

Al contrario, tantissimi altri che prendono farmaci, ad esempio per la pressione, per il colesterolo, per la circolazione, non hanno alcun disturbo evidente e si considerano ‘sane’, quando invece, già per il solo fatto che devono assumere dei farmaci sono per definizione necessariamente dei ‘malati’.

È chiaro che i conti non tornano.

Spesso si dice in questi casi che si fanno delle cure ‘preventive’. Ma il termine è (volutamente) usato a sproposito. Prevenzione significa fare qualcosa prima che ci sia qualcos’altro. Nel caso della pressione alta, la vera prevenzione sarebbe impedire che la pressione diventi alta. Quando diamo un farmaco per abbassare la pressione non preveniamo l’ipertensione in sé, quella già è presente. Al massimo cerchiamo di prevenire i danni che deriverebbero dalla pressione alta se non fosse tenuta a bada, ma la malattia in sé lì sta e lì resta.

Le stesse campagne di ‘prevenzione’ che vengono periodicamente annunciate (ad esempio del tumore mammario, dei tumori intestinali, del diabete…) sono in realtà interventi tesi a fare in anticipo una diagnosi di malattia.

Sono tutti sforzi encomiabili, perchè agire prima garantisce successi terapeutici molto superiori e tantissimi guai in meno, ma non è ‘prevenzione’: è ‘diagnosi precoce’.

C’è poca chiarezza e la poca chiarezza ci rende spesso o troppo sani o troppo malati.

Se non capiamo cosa significa ‘sano’ e cosa ‘malato’ viene meno la capacità di collocarci nel giusto posto e viene meno la capacità critica, quella che ci consente di discernere nel modo più chiaro possibile cosa sia bene per noi in un dato momento.

Da omeopata indisciplinato sono anche convinto che la mancanza di chiarezza sia perseguita in modo lucido da chi preferisce fare mercato sanitario piuttosto che dare l’opportunità di migliorare davvero il proprio stato di salute, ma questa è una storia diversa. Qui ne parlo solo come spunto di riflessione generale.

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