Un blog ideato da CeMON

6 Novembre, 2026

# 11 – Riflessioni di un omeopata indisciplinato

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ogni lunedì riceverai una ricca newsletter che propone gli articoli più interessanti della settimana e molto altro.
Tempo di lettura: 4 minuti

Chiariti il senso del curare e del guarire, cosa va dunque curato e guarito in un malato?

La risposta più ovvia è ‘la malattia’, ma cos’è la malattia? E per conseguenza a questa domanda, eccone subito un’altra: che intendiamo dunque per salute? Solo rispondendo a una delle due si può rispondere all’altra. Dove c’è salute non c’è malattia e viceversa.

Se ci chiediamo cosa è la salute viene subito da dire che è ‘stare bene’. Con questo intendiamo che non abbiamo sintomi, cose fastidiose che ci disturbano. Purtroppo è tanto vero quanto falso. Tante volte ci sono dei problemi che ancora non hanno prodotto sintomi, ma la ‘malattia’ già è presente, lo abbiamo già accennato in altre occasioni. Quindi non è facile capire la salute e per conseguenza la malattia. Direi che sono concetti che oggi possiamo definire con un termine alla moda, sono concetti fluidi. Dipende molto dal punto di vista con cui si affronta il discorso. Se parliamo di ‘sintomi’ è un conto. Se parliamo usando il metro delle analisi del sangue le cose possono cambiare e anche di molto, credo sia capitato a tutti di incappare in analisi fuori norma senza avere in apparenza alcun problema evidente. Se usiamo altri mezzi di diagnosi, ecografie, TAC, risonanze… le cose cambiano ancora. Per non parlare poi di indagini indirizzate allo studio della psiche, dove a fronte del sentirsi mediamente persone ‘equilibrate’ si possono andare a scoprire disagi e problematiche profonde che danno letture molto diverse, a volte francamente patologiche.

Di sicuro la salute è qualcosa in continuo divenire, non è un fatto statico, quindi è ‘dinamica’.

Una possibile definizione può essere questa: la salute è uno stato di esistenza dinamico in cui l’energia globale dell’organismo si trova in un equilibrio, anch’esso dinamico, che si traduce in un silenzio organico ovvero in una assenza di sintomi, soggettivi e oggettivi, percepito come uno stato di benessere.

E la malattia? Anche la malattia è qualcosa di dinamico, ma dove viene meno l’equilibrio.

Quindi potremmo dire che la malattia è uno stato di esistenza dinamico in cui l’energia globale dell’organismo si trova in uno squilibrio, anch’esso dinamico, che si traduce in un rumore organico ovvero in una presenza di sintomi, soggettivi e oggettivi, percepito come uno stato di malessere.

Ma se la ‘malattia’ siamo riusciti a definirla in senso generale, andando nello specifico va precisata meglio giacchè chiamiamo ‘malattia’ cose che possono essere profondamente diverse tra loro per causa, natura, decorso e interventi terapeutici che ne conseguono. Capire tutto questo ci tornerà utile in seguito, quando andremo a riflettere sul significato profondo dei ‘sintomi’.

Nell’Organon il paragrafo 72 aiuta a fare chiarezza sul significato di malattia.

Si possono riconoscere malattie individuali e collettive, traumi, indisposizioni, malattie acute, (sporadiche o epidemiche) e malattie croniche, quelle che si possono considerare le ‘vere’ malattie o malattie propriamente dette, con le loro riacutizzazioni.

A parlare di ‘indisposizione’ si fa un salto nel passato, oggi è un termine piuttosto obsoleto.

Ma ricordo quando da piccolo mi veniva qualche disturbo occasionale, le solite cose che capitano ai bambini perché prendono freddo o mangiano troppo. Stavo malissimo e arrivava il medico a visitarmi. Basso, tarchiato, gran testa pelata, occhi scuri mobilissimi, sempre di fretta per il sovraccarico di lavoro. Mi scrutava ascoltando mia madre che spiegava la situazione e poi diceva severo ‘Portatemi un cucchiaio’. Oh no! L’incubo degli incubi: il cucchiaio-abbassa lingua per guardarmi in gola. Era il preambolo della fine sicura a cui andavo incontro. Mi infilava il cucchiaio in bocca, strabuzzavo gli occhi per il conato che mi saliva su e lui impassibile sentenziava: ‘È solo una indisposizione’. Ma che dici, dottore? Io sto di un male cane e tu a dire quella parola strana. E subito dopo il peggio: ‘Dieta in bianco, niente dolci e gli segnamo una bella curetta ricostituente, una iniezione al giorno per una settimana’.

E il dramma era consumato. Odiavo le indisposizioni.

Le indisposizioni sono dunque quei disturbi occasionali e molto personali, una freddata, una mangiatona, una qualsiasi causa di malanno che capita solo alla persona che c’è cascata.

Altra valenza hanno le malattie acute, di cui quelle epidemiche sono un caso particolare.

Le malattie acute sono di fatto dovute ad ‘agenti infettivi’ e si ripropongono con le medesime caratteristiche. Si possono diffondere in modo più o meno ampio a seconda della contagiosità dell’agente che le determina (principalmente virus o batteri).

Tanto per fare un esempio, il morbillo, la varicella o quant’altro si voglia, si manifestano sempre con le stesse modalità, fatta salva una certa variabilità dovuta alla diversa costituzione delle persone che si ammalano. Intendo dire che l’esantema della varicella, il decorso clinico, i sintomi correlati, sono caratteristici, anche se poi c’è chi potrà avere un esantema molto diffuso, chi meno, chi febbre più alta e chi poca e così via. Ma non cambiano le caratteristiche di fondo della malattia, quelle che permettono di diagnosticarla come ‘varicella’.

Le malattie croniche invece non hanno un agente causale come le acute (tralasciando per semplificare i casi di malattie acute che possono cronicizzare). Molte malattie croniche hanno nomi specifici, altre restano un elenco di sintomi narrati dal paziente senza che si riesca a riconoscere una entità nosografica precisa (cioè una ‘malattia’ che abbia un nome e un cognome e a cui corrispondono i sintomi riportati).

Ma quello che conta è che non si tratta di malattie contagiose e che si esprimono con sintomi molto condizionati dalla natura di ogni singolo individuo. Anche qui faccio un rapido esempio. Prendiamo una qualsiasi malattia ‘cronica’, che so, un diabete, una artrosi, una demenza senile. Si tratta di malattie ben codificate, anche senza essere medici possiamo distinguere senza difficoltà i sintomi dell’artrosi da quelli della demenza senile. Tuttavia ogni sofferente di artrosi racconta i suoi sintomi in modo estremamente specifico e personale: c’è chi peggiora fortemente con l’umido, chi col freddo secco, chi ha dolori che peggiorano col movimento e chi invece col movimento migliora e così via per ogni esempio che vogliamo fare.

Queste sono le malattie che colpiscono davvero in profondità, non forniscono speranze di guarigione completa e si presentano con caratteristiche estremamente personali. Nei confronti di tali patologie la medicina va davvero in affanno e costringe ad assumere spesso terapie ‘a vita’ a meno di non rassegnarsi a trattare solo le riacutizzazioni dei fastidi, alzando bandiera bianca su ogni possibilità di modificare davvero il decorso del problema di fondo.

Su questo tipo di malattie invece l’Omeopatia può aiutare davvero tanto e in alcuni casi può riportare a uno stato di equilibrio tale da poter parlare se non di guarigione almeno di remissione completa dei sintomi.

Ovviamente, tanto più è precoce l’intervento e tanto minori sono i danni anatomici derivati dalla malattia, tanto maggiori saranno le possibilità di miglioramento.

La ‘salute’ in senso pieno e totale può quasi sembrare un miraggio teorico, ma in realtà tra questa teoria e la malattia conclamata esiste una zona di sufficiente benessere che ci fa sentire sani e che dobbiamo imparare a custodire accuratamente.

Prendersi carico di se stessi e del proprio ‘star bene’ è davvero fondamentale per mantenersi in un buon equilibrio vitale il più a lungo possibile.

Lascia il primo commento