Questa storia iniziò in una fredda mattinata di Marzo quando la veloce corsa della BMW si arrestò nell’ampio piazzale. Davide entrò nel supermercato e, con la sciarpa alzata fino al naso, camminò veloce verso il banco della cassa. Davanti a lui si ergeva una lunga fila di teste e di schiene. Si spazientì, spinse e sgomitò, passando davanti a tutti, senza curarsi di mugugni e di rimproveri.
Il cassiere era un pancione alto e calvo, vestito con un ridicolo camicione bianco. Davide infilò la mano destra nella tasca della giacca, pronto ad estrarre la pistola giocattolo, mentre con l’altra mano indicò la cassa piena di soldi. – Dammi tutto quello che c’è lì, sbrigati! –
L’urlo di una sirena e lo stridio di una brusca frenata entrarono assieme al corpo massiccio di un carabiniere. Il militare andò verso Davide e gli domandò: – È sua la BMW parcheggiata nel posto riservato agli invalidi? –- Vado subito a spostarla. – Si affrettò a rispondere Davide.
Il carabiniere lo fermò e gli mise le manette ai polsi. – Lei è in arresto per avere rubato la BMW. – Spiegò il carabiniere. Forse fu la tensione, forse il dolore provocato dalle manette ai polsi: Davide svenne.
Sei mesi più tardi. – La BMW l’avrei riportata indietro la sera stessa: rapinare una banca e fuggire a bordo della mia Panda del 1984 mi sembrava poco elegante. – Pensò Davide, appeso ad un lenzuolo, mentre osservava con una certa apprensione i 20 metri che lo separavano dal piazzale sottostante. Mancavano due minuti alle 15. Aveva trascorso tutta la notte insonne per mettere a punto il piano d’evasione. Alle 13 si era fatto ricoverare in infermeria, fingendo una colica addominale poi, rimasto solo, dalle 14 alle 14,30 aveva segato le sbarre di una finestra e, dopo avere annodato alcune lenzuola, si era calato lungo il muro esterno della prigione. Alle 15 in punto un camion di materassi, guidato da Peter, si sarebbe fermato sul piazzale antistante la prigione, permettendo a lui di cadere su soffice gomma piuma.
Alle 15,02, non vedendo arrivare il camion, Davide iniziò a preoccuparsi. Alle 15,05 il medico sarebbe tornato a visitarlo e, non vedendolo, avrebbe dato l’allarme.
Guardò in lontananza. Dall’alto il mondo sembrava diverso, avvolto in un dialogo intenso e profondo. Il sole pomeridiano veleggiava pigro sulle cime degli alberi e gettava brevi ombre sui prati. Un ragazzo e una ragazza si baciavano su una panchina, mentre alcune donne passeggiavano piluccando un gelato e un gruppo di bambine si rincorrevano nel giardino della scuola. Più distanti, paesi e colline erano nascosti da un velo d’umidità.
Alle 15,04 si fermò un camion pieno di cani randagi e pronti a morderlo con i loro denti aguzzi; si aprì una portiera, scese un omino che, guardando Davide, urlò: – Dai, vieni giù che ti spacco la faccia! –
Davide riaprì gli occhi. Era stato solo un breve sogno. Gli capitava spesso di fare un sonnellino durante il pomeriggio, dopo avere mangiato in fretta, quando il cibo, affondando nei succhi gastrici, sembrava innalzare verso la mente un gas leggero che gli intorpidiva i pensieri. In quei momenti, per digerire assumeva alcuni granuli di Nux vomica, rimedio omeopatico che serviva anche per curare una fastidiosa rinite da allergia al polline. Ma a causa della fretta si era scordato il tubulo omeopatico in cella. Uno schiocco secco e sinistro lo riportò alla realtà. Il lenzuolo si era lacerato, due metri sopra di lui, tra il davanzale della finestra e un mattone sporgente. Restava solo un piccolo lembo di tessuto intatto, prima della rottura completa, quando il camion dei materassi apparve in fondo alla strada.
Davide fu preso da una folle euforia ed iniziò a contare i metri che separavano il camion dal punto stabilito. – 50…45…40… Lentamente il lenzuolo continuava a sfilacciarsi…35…30…25…Fibra dopo fibra …20…15…Centimetro dopo centimetro …10…9…8… Più in fretta! – Urlò Davide. – Prese la mira e, con il cuore in gola, si apprestò a lasciare la presa. – Ancora poco, ormai sono salvo! 7…6…5…- Ma dal nulla un vento dispettoso soffiò contro il suo viso un’aria satura di pollini. Il naso di Davide a causa della fastidiosa rinite allergica alle graminacee iniziò a prudere maledettamente.
-…4…3…2…Epciù!- Gli partì un violento starnuto. Il contraccolpo causò la definitiva lacerazione del lenzuolo. Si udì un urlo e il tremendo botto del suo corpo spiaccicato sull’asfalto del piazzale davanti al camion. Fine della storia.








