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I potenti del mondo sono anziani

I potenti del mondo sono anziani. Joe Biden, che ha appena vinto le elezioni USA, ha 77 anni. Ma non è certo il più agée. Dobbiamo proprio citare la Regina?

Queste elezioni americane passeranno alla storia come quelle che hanno visto confrontarsi due arzilli vecchietti. Il presidente uscente Donald Trump di anni ne ha 74. Joe Biden, lo sfidante uscito vincitore, ne ha addirittura 77. Questo vuol dire che alla fine del primo mandato di anni ne avrebbe 81. E quindi, alla fine di un eventuale secondo, addirittura 85. Sorprendente, certo, ma mai quanto Papa Francesco, che di anni ne ha ben 84 ed è più attivo e in forma che mai. E che dire, allora, della “Regina Eterna”, Elisabetta, che alla veneranda età di 94 anni continua a reggere le sorti inglesi dallo scranno più alto?

I potenti del mondo sono anziani

Questi sono gli esempi più noti, ma ce ne sarebbero molti altri. E non solo tra vip e governanti. La realtà sotto gli occhi di tutti è che la Terza Età è tutto tranne che l’età del ritiro forzato. Anzi. Oggi un anziano, qualora mantenga corpo e mente attivi e sia inserito in un valido tessuto sociale, è perfettamente in grado di avere un ruolo in società, anche di primo piano. La Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) sottolinea che questo cambiamento delle abitudini è arrivato per restare.

Il parere del presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria

Secondo Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, la vittoria di Biden può essere un punto di svolta: «Ha 78 anni ed è il presidente americano più anziano mai eletto, e anche il più resiliente. Ha perso la moglie e la figlia di tredici mesi in un incidente stradale. Ha cresciuto da solo i due figli avuti dalla prima moglie, di cui uno poi è morto per un tumore cerebrale. La pandemia ha scoperchiato il vaso di Pandora della condizione anziana oggi nel mondo e delle considerazioni contrastanti su di essa. Biden è la prova che la teoria secondo cui gli anziani sono meno indispensabili dei giovani per la società, fatta inavvertitamente filtrare dal governatore ligure Toti, non trova conferma nella realtà».

«Biden rappresenta anche la migliore testimonianza di resilienza in età avanzata cioè della capacità di adattamento e superamento delle ferite del passato che possono duramente colpire la vita di chiunque. Infatti, un uomo che ha superato una serie di eventi drammatici personali e ora diviene presidente degli USA, a 78 anni, fornisce la prova di avere valori solidi e ben strutturati che potranno consentire un recupero di quella dimensione relazionale e quella capacità di ascolto del prossimo che la presidenza Trump ha sostanzialmente abbandonato», spiega Antonelli Incalzi.

Una Terza Età molto diversa da quella di un tempo

«Grazie al benessere, ai progressi della medicina e al miglioramento complessivo della qualità di vita, sovente anziani ben oltre gli 80 anni, in condizioni di salute invidiabili sono presenti nel circuito della socialità, della cultura e anche della politica – aggiunge poi – Non si tratta di gerontocrazia al potere, ma della dimostrazione che confinare ed escludere dalla vita sociale le persone anziane, sia pure con l’intento di proteggerle dal Covid, non solo rischierebbe di peggiorare le loro condizioni di salute anche psichica ma priverebbe la società di una risorsa ideale e pratica del cui valore molti non si rendono conto».

Il presidente della SIGG nutre forti perplessità verso la proposta del governatore ligure Toti, che voleva un lockdown per i soli anziani, così da preservare la loro salute senza danneggiare eccessivamente l’economia. «Non solo l’età in sé ma le malattie croniche, più prevalenti in età avanzata, condizionano una maggiore vulnerabilità al Covid-19. Non pochi anziani godono di salute invidiabile, così come non pochi adulti o giovani hanno la salute minata da importanti malattie croniche. Il protratto confinamento riduce l’esercizio fisico, che è a tutti gli effetti un ‘farmaco salvavita’ negli anziani che, già durante il precedente lockdown hanno pagato un prezzo altissimo con un aumento del 40% delle morti per infarto e ictus».

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