Dott. Italo Grassi

Gli incontri impossibili: Hahnemann e Salvador Dalì.

Tempo di lettura: 2 minuti

Hahnemann, una bella mattina di maggio, rientrò nel suo appartamento parigino, al 26 di rue des Saints-Péres. Fischiettava. Era felice. Alcuni  giorni prima aveva chiesto alla sua amata Melanie di posare per un ritratto. Per dipingerlo aveva chiamato Salvador Dalì, il nuovo insegnante di pittura della donna.

Il maestro e  Melanie  si trovano nella camera da letto. Il medico tedesco entrò e, per poco, non gli pigliò un colpo. Melanie, completamente nuda, era sdraiata sul letto, mentre il pittore spagnolo, osservandola con sguardo lascivo, tratteggiava il pennello sulla tela.

– E’ impazzito? – Gridò Hahnemann, il viso in fiamme, coprendo la moglie con una coperta. – Le avevo chiesto di ritrarre il volto di mia moglie, non di toglierle i vestiti.- 

Salvador Dalì si lisciò i lunghi baffetti e, stizzito, rispose: –  L’unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo.

– Mi sarei aspettato un altro comportamento da un artista del suo prestigio.- Tuonò Hahnemann.

Il segreto del mio prestigio rimarrà un segreto.

Segreto perché immeritato.- Commentò Hahnemann, avvicinandosi alla tela. – Spero almeno che quest’opera meriti i soldi spesi. – Il medico tedesco guardò e sbiancò. – Che schifo! Speravo di vedere l’immagine di mia moglie, invece c’è raffigurato un albero striminzito, una montagna brulla e alcuni orologi flosci. –

Il pittore spagnolo, gli occhi sbarrati, urlò: – Orologi molli!

– Molli o flosci è lo stesso. Io volevo la raffigurazione di mia moglie e non questo obbrobrio.- Mi sa dire che cosa rappresenta questa schifezza?-  Salvador Dalì spalancò le braccia verso il soffitto. – Questa tragedia grandiosa che chiamiamo arte moderna.-

– Moderna un corno! Perché ha accettato l’incarico, se non voleva dipingere la mia Melanie?- 

Restano ancora pochi paesaggi. Essi convergono tutti qui. La Catatonia è il centro del mondo.- 

Il medico tedesco, scuotendo la testa, si girò verso la finestra a guardare il tranquillo passaggio di carrozze lungo la strada. – Catatonia? Non so dove si trovi questo assurdo posto. Qua siamo a Parigi e lei, pittore da strapazzo, se ne vada da questa casa.- Hahnemann si distrasse a pensare ai propri malati e alle cure omeopatiche. L’urlo di Melanie lo riportò alla realtà.- Mi ha morsicato un braccio. –  Gridò, in lacrime, la donna.

– Chi oggigiorno vuole fare carriera dev’essere un po’ cannibale. – Sentenziò Salvador Dalì, mordendosi anche le sue mani, fino a farle sanguinare. Hahnemann osservò, per un lungo momento gli occhi spalancati luccicanti del pittore spagnolo, poi corse a prendere un flacone di vetro dall’armadio e lo diede a Salvador Dalì. – Questa è la medicina che fa per te, artista pazzo e da due soldi. Prendi queste gocce di Opium e vattene da qua che, tra poco, devo andare a giocare a scacchi. – Salvador Dalì inspirò profondamente, come se dovesse fare una grande rivelazione, si portò le mani al petto e, con enfasi, esclamò: –  Il gioco degli scacchi sono io.-

Ci fu il tonfo di un corpo che ruzzolava lungo le scale, il gemito di dolore del pittore spagnolo e la voce secca di Hahnemann: – Allora scacco matto!-

 

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti.

Share This