Fritjof Capra, fisico e saggista austriaco nato a Vienna nel 1939, è divenuto molto famoso dopo la pubblicazione (nel 1975) del suo saggio Il Tao della Fisica.
Il Tao della Fisica
L’analisi di Capra parte dall’ormai consolidato passaggio da una visione meccanicistica della realtà a una visione olistica, organicistica ed ecologica. Ma si spinge oltre, auspicando la genesi di un nuovo paradigma interdisciplinare, in particolare mettendo in dialogo i più recenti sviluppi della tradizione scientifica occidentale con i più antichi fondamenti della filosofia orientale.
Nell’universo visto come rete dinamica di relazioni, e nel comune superamento delle classiche dicotomie (tra osservatore e osservato, tra mente e corpo, tra sostanza e vuoto), si delinea un parallelismo tra l’universo della meccanica quantistica e della relatività e quello della visione del mondo di induismo, buddismo e taoismo.
Capra cita Heisenberg: “È probabilmente vero in linea di massima che della storia del pensiero umano gli sviluppi più fruttuosi si verificano spesso ai punti d’interferenza tra due diverse linee di pensiero. Queste linee possono avere le loro radici in parti assolutamente diverse della cultura umana… se esse realmente s’incontrano… si può allora sperare che possano seguirne nuovi e interessanti sviluppi”.
I fenomeni del mondo quantistico appaiono paradossali ed indicibili nel linguaggio logico del principio di identità. E questo voler trascendere le opposizioni logiche è un tema certamente centrale nella filosofia taoista ed in quella Zen. Yin e Yang sono opposti e complementari.
Così come il vuoto quantistico richiama per analogia il concetto buddista di vacuità (Sunyata), la sorgente dinamica di tutte le forme materiali. Il vuoto è la forma suprema dell’energia potenziale.
La materia è energia concentrata, e le particelle subatomiche sono configurazioni dinamiche in perenne mutamento: ciò che può ricordare la danza di Shiva, la rappresentazione induista del ciclo cosmico di creazione, conservazione e distruzione dell’universo.
La massa è energia, l’energia è movimento: tutto scorre, come già sosteneva Eraclito e come sostiene la filosofia del Tao. La Fisica ed il Misticismo sono due canali dello stesso fiume. La fisica moderna, se spogliata dal suo tecnicismo utilitaristico, si rivela come una via con un cuore, un sentiero di trasformazione interiore che ci ricongiunge al Tao.
Si tratta in ogni caso, al di là delle risonanze concettuali, di una rivoluzione della consapevolezza: è necessaria una trasformazione radicale della percezione per risolvere la crisi ecologica, restituendo alla ricerca scientifica il suo valore umano, etico e spirituale. Noi siamo sia spettatori che attori. Già la correlazione induista di Brahman e Atman mostra l’unità fondamentale tra la realtà ultima e la realtà individuale, tra la coscienza individuale e la realtà suprema. Noi possiamo acquisire la consapevolezza che il “sé” non sia un’entità isolata, ma una manifestazione locale dell’intero sistema. La frammentazione tra io e mondo è un’illusione (maya): l’universo è un tutto inseparabile.
La Rete della Vita
Capra è in seguito diventato un punto di riferimento del pensiero sistemico. Nel 1996 pubblica La Rete della Vita.
Il degrado ambientale, la stessa crisi sociale dipendono, secondo Capra, da una crisi di percezione. Tale crisi scaturisce dall’inadeguatezza dalla visione meccanicistica, che concepisce l’universo come una macchina e che è incapace di comprendere e agire in una realtà, che è invece caratterizzata da un’interdipendenza fondamentale.
Gli organismi sono sistemi aperti: abbinano un flusso costante fuori dall’equilibrio termico, con una struttura che riesce a rimanere costante grazie alla retroazione. Questa logica permette alla natura di evolvere spontaneamente verso nuove forme di ordine.
E noi non siamo padroni della trama, ma semplici fili in essa. Tutto ciò che accade alla Terra, accade ai figli e alle figlie della Terra: Capra cita un condottiero nativo americano, Capo Seattle. Un’ecologia profonda è quella che riconosce il valore intrinseco di ogni essere vivente.
Vi proponiamo un’altra citazione di Capra, questa presa dell’ambientalista americano Lester Brown: “Una società sostenibile è una società che soddisfa i propri bisogni senza ridurre le prospettive delle generazioni future”.
La nostra sopravvivenza dipenderà dalla nostra competenza ecologica: la capacità di comprendere i principi dell’ecologia profonda e di vivere in conformità con essi, riconoscendo l’interdipendenza fondamentale che lega ogni atomo a ogni rete vivente.
Vita e Natura
Nel 2014 Capra pubblica, in collaborazione con il chimico italiano Pier Luigi Luisi, The Systems View of Life: A Unifyng Vision, dove la visione sistemica di Capra trova la sua più matura formulazione.
Il progresso della scienza procede attraverso cambiamenti paradigmatici. Ed in particolare la scienza della vita ha spesso oscillato tra lo studio delle parti (meccanicismo) e lo studio dell’insieme (olismo). Dall’antico ilozoismo dei filosofi ionici presocratici al contemporaneo pensiero sistemico si snoda l’importanza del paradigma olistico. Data invece al XVII secolo l’affermarsi della metafora del mondo-macchina. La vita sensibile veniva estromessa a favore delle proprietà misurabili e quantificabili. Un universo non vivo era anche più facilmente manipolabile e dominabile.
Ma il pensiero sistemico ha ricompreso la vita come auto-organizzazione, da cui scaturiscono proprietà emergenti ed irriducibili al meccanicismo.
Nelle strutture gerarchiche meccanicistiche, il potere è dominio sugli altri. Nella struttura a rete del paradigma ecologico, il potere diventa empowerment: la capacità di facilitare la connettività, rendendo gli altri autonomi e responsabili.
La recente pandemia ha dimostrato in negativo come tutto sia effettivamente interconnesso: lo squilibrio ecologico di virus che fanno il salto di specie, la densità di popolazione che accelera la trasmissione, la crisi economica conseguenza del lockdown. E tuttavia mentre il nostro mondo antropocentrico si fermava, la natura ricominciava a respirare, tornando a mostrare cieli limpidi ed animali in libertà.
Dunque: se tutto è connesso, perché agiamo come se non lo fosse?
Leggi l’articolo che Fritjof Capra ha concesso in pubblicazione a Generiamo Salute








