Quando il pet è alla fine della vita: come accompagnarlo con amore
Una delle cose più dolorose dell’avere un’animale da compagnia è certamente separarsene a causa della sua scomparsa. È oramai acclarato da numerose ricerche scientifiche che il lutto che si vive quando i nostri amici a quattrozampe ci lasciano in modo definitivo è un evento doloroso e stressante al pari di quando perdiamo un familiare. Molti sentimenti si alternano quando questo penoso evento accade, e per tantissimi la perdita può diventare insopportabile.
La nostra società negli ultimi decenni è mutata e cani, gatti, coniglie ed altri animali d’affezione sono entrati a tutti gli effetti a far parte delle famiglie, anche quelle il cui nucleo è composto da bambini, adulti ed anziani conviventi. I Pet ci riavvicinano al senso della vita, con un’essenza più pura e profonda, famiglie e singole persone provano un gran beneficio emotivo a condividere la propria vita con loro. Non sono “riempitivi” di una mancanza, ma sono un arricchimento per una famiglia. Tutti i componenti del nucleo familiare, dai più giovani ai più anziani, stabiliscono una relazione speciale con quel dato animale, ed esso con loro. Questa relazione, grazie alle moderne scoperte della medicina veterinaria, e alla sempre crescente cultura ed attenzione per la salute dei nostri beniamini, fa si che si protragga anche per quindici, diciassette, venti anni ed oltre, divenendo di fatto una relazione oltre che di amore e soddisfazione reciproca, anche di abitudine.
La stessa ricerca riconosce quanto possa essere profondo il legame con un animale da compagnia. In uno studio del 2024 è stato esplorato un gruppo di anziani, mostrando come l’intensa relazione che si instaura col proprio animale da compagnia possa essere associato alla riduzione di sintomi di ansia e depressione. I sentimenti che seguono la perdita di un Pet sono sempre travolgenti e possono essere variegati spaziando dalla tristezza profonda alla rabbia.
Quando la fine segue una lunga malattia o addirittura un vero e proprio calvario, ci possono essere senso di ingiustizia e dolore paragonabile alla perdita di un parente prossimo. Dopo la fine poi si provano sensazioni di intorpidimento emotivo e nostalgia invincibile per la relazione perduta. Queste emozioni così forti possono incidere anche con il funzionamento cognitivo, provocando in chi le esperisce sintomi come difficoltà di concentrazione, confusione, problemi di memoria e pensieri ricorrenti inerenti all’animale deceduto o alle circostanze della sua morte.
Nei primi giorni si può persino avvertire la presenza del nostro Pet che non c’è più, sentendone magari l’abbaiare o il miagolio, o vedendolo di sfuggita ancora gironzolare in casa. Il nostro cervello insomma non ce la fa a distaccarsi completamente, e se queste esperienze persistono nel tempo è bene rivolgersi ad un professionista, come anche se questo dolore diviene tanto invincibile da incidere sul ritmo sonno veglia, sull’alimentazione, sulla concentrazione al lavoro. Negli ultimi anni alcuni specialisti psicoterapeuti hanno affinato le loro tecniche di cura per supportare i pazienti in questo particolare tipo di lutto.
Pet Loss Counseling: in cosa consiste
Il “Pet Loss Counseling” è un vero e proprio servizio di supporto psicologico dedicato al lutto che si vive per la perdita di un Pet, e che si è diffuso nel Regno Unito e negli USA.
Si tratta di un vero e proprio intervento terapeutico rivolto alle persone che hanno perduto il loro amico a quattro zampe e ne soffrono enormemente.
Il Pet Loss Counseling rappresenta anche un’opportunità per molti medici veterinari, che scelgono di integrarlo nelle proprie cliniche, collaborando con il “pet loss counselor” per aiutare i proprietari nella gestione degli aspetti psicologici legati ad una diagnosi grave, al fine vita o alla morte del proprio animale da compagnia.
In Italia i pet loss counselors non sono ancora riconosciuti e solitamente il supporto all’elaborazione del lutto è affidata ad uno psicologo che abbia una buona conoscenza degli aspetti che caratterizzano la relazione affettiva che lega una persona al proprio Pet. Se il dolore per la malattia o la perdita del nostro amico con la coda diviene insopportabile conviene contattare uno psicoterapeuta che possa aiutarci. Questo dolore non va mai trattato come uno stigma ma caso mai va condiviso con chi ha o ha avuto un animale domestico, in modo da poter essere compresi. Purtroppo infatti, parallelamente all’aumento di animali domestici nelle nostre case ed alla sensibilità nei loro confronti, esistono ancora molte persone non in grado di percepire quanto sia preziosa la relazione con essi.
La decisione più difficile
Decidere se porre fine alla vita del nostro amico con la coda non è mai una scelta facile. L’accudimento e la tutela della sua dignità e del suo benessere devono sempre andare di pari passo, ed accompagnarlo con amore verso il naturale trapasso significa certamente stargli accanto, cercare di concerto con il medico veterinario tutte le soluzioni per alleviare i suoi disagi. In questa ottica le MNC offrono un enorme aiuto in quanto possono alleviare sintomatologie dolorose e fastidiose senza effetti collaterali.
Omeopatia, agopuntura, utilizzo di fitoterapici riescono spesso a lenire il dolore e, se affiancati a farmaci tradizionali necessari, ridurne gli effetti collaterali ed avversi. Il veterinario curante saprà certamente individuare il piano terapeutico più adatto al paziente ed alla sua patologia. È importante in ogni caso cercare di capire fino a che punto spingersi, ovvero qual è il confine oltre al quale si configura un accanimento terapeutico. Ed alla fatidica domanda: “se fosse il suo cane o gatto cosa farebbe?”, ogni medico veterinario non può che avere un’unica risposta: ovvero che quel cane o gatto non è il suo, ma se fosse il suo l’animale stesso glielo farebbe capire. Se il nostro Pet affetto da una patologia dalla prognosi infausta smette completamente di mangiare, non riesce più ad alzarsi dalla sua cuccia, non è più interessato ad interagire con noi e patisce dolore e disagio malgrado le terapie, a quel punto è da prendere in considerazione l’idea di porre fine alle sue sofferenze.
A questo punto si aprono due scenari: quello dell’accompagnamento empatico e dell’eutanasia compassionevole. Entrambe le strade conducono alla stessa meta, ma con modalità e tempistiche diverse. Anche in questo caso ogni paziente è una storia a sé e la decisione dipende da numerosi fattori che riguardano sia la patologia patita dall’animale, le opzioni terapeutiche ed anche la disponibilità in termini emotivi e di tempo che ha l’umano di riferimento. Nel prossimo articolo cercheremo di trattare entrambe le opzioni in modo da cercare di fare chiarezza su questi dolorosi temi che attanagliano l’anima di convive con un Pet giunto alla fine del suo percorso terreno.
BIBLIOGRAFIA
- Un lutto speciale. Delegittimazioni culturali e rappresentazioni della morte nella perdita di un animale domestico; Agosto 2017; Psicoterapia e Scienze Umane 51(3):413-428; DOI: 10.3280/PU2017-003004
- JAMA Netw Open. 2024 Aug 1;7(8):e2424810.doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.24810. Pet Attachment and Anxiety and Depression in Middle-Aged and Older Women Magdalena Zebrowska, Susanne Strohmaier, Curtis Huttenhow, A. Heather Eliassen, OanaA.Zeleznik, Carri Westgarth, Tianyi Huang, Francine Laden, Jaime E. Hart, Bernard Rosner, Ichiro Kawachi, Jorge E Chavarro, Olivia I, Okereke, Eva Schernhammer. Affiliations Expand PMID: 39088217.PMCID: PMC11294964. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2024.24810








