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OMS: cambiamenti climatici e salute mentale sono collegati

L'Organizzazione mondiale della Sanità sottolinea la necessità di interventi, e indica la strada da seguire
20 Giugno, 2022
Tempo di lettura: 2 minuti

Collegare il cambiamento climatico ai disagi psicologici non è immediato. Si potrebbe incorrere nell’errore di credere che le due cose non abbiano niente a che fare, ma purtroppo si commetterebbe un grave errore. Il generale innalzamento delle temperature comporta infatti un gran numero di cataclismi ambientali – inondazioni, tsunami, tornado, siccità, solo per citarne alcuni – e questi portano a un aumento delle patologie psicologiche. Ecco quindi aumentare i casi di ansia, stress, disturbi post-traumatici, depressione, fino al suicidio nei casi più gravi. Una correlazione già nota agli esperti da decenni, ma che oggi è diventata più che mai oggetto di studi.

OMS: cambiamenti climatici e salute mentale sono collegati

Se già nel 2009 Lisa Page e Louise Howard dell’Istituto di psichiatria presso il Kings College London avevano sollevato il problema, oggi è un rapporto dell’OMS a mettere sotto i riflettori un collegamento che non è più possibile ignorare. “Il cambiamento climatico pone seri rischi per la salute mentale e il benessere delle persone”, si legge tra le conclusioni del documento politico dell’OMS, divulgato al termine della conferenza Stoccolma+50. L’occasione è stato il 50° anniversario della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente umano.

Includere politiche di sostegno psicologico nelle unità di crisi

L’OMS insiste perché politiche di sostegno alla salute mentale siano previste da tutti gli stati membri e vengano incluse nei programmi di risposta alle emergenze climatiche. Secondo Maria Neira, Direttore del Dipartimento di Ambiente, Cambiamenti Climatici e Salute presso l’OMS, “Gli impatti dei cambiamenti climatici fanno sempre più parte della nostra vita quotidiana e c’è pochissimo supporto dedicato alla salute mentale disponibile per le persone e le comunità che si occupano di rischi legati al clima e rischi a lungo termine”.

Il mondo è ancora molto indietro

Secondo un’indagine condotta dall’OMS stessa nel 2021, solo 9 paesi sui 95 presi in esame hanno incluso la salute mentale e il supporto psicosociale nei piani nazionali per la salute. Secondo Dévora Kestel, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Abuso di Sostanze dell’OMS, “L’impatto del cambiamento climatico sta aggravando la situazione già estremamente difficile per i servizi di salute mentale a livello globale. Ci sono quasi 1 miliardo di persone che vivono con problematiche psicopatologiche, ma nei paesi a basso e medio reddito 3 su 4 non hanno accesso ai servizi necessari”.

5 punti per limitare i danni

Il documento redatto dall’Organizzazione si spinge oltre, arrivando a suggerire ai governi come intervenire, in 5 punti:

  1.  integrare i programmi di salute mentale nelle strategie di contrasto del cambiamento climatico
  2. Integrare – viceversa – considerazioni sul cambiamento climatico nei programmi di supporto psicologico
  3. investire su impegni globali
  4. Implementare approcci multisettoriali basati sulle comunità per ridurre le vulnerabilità specifiche
  5. colmare il grande divario esistente tra i fondi dedicati alla salute mentale e al supporto psicosociale

 

C’è anche un caso di studio positivo

Lo stesso documento porta anche un caso di studio che potremmo chiamare “positivo”. Nel 2013 le Filippine furono duramente colpite dal tifone Haiyan: prima di quel momento i programmi di assistenza alla salute mentale erano molto limitati. Dopo l’evento, però, il Dipartimento della Salute del Paese ha istituito una serie di corsi di formazione per operatori sanitari non specializzati. Più del 90% del personale sanitario in tutte le 32 strutture sanitarie è stato formato per fornire assistenza psichiatrica. Oltre 4 milioni di persone hanno così potuto accedere a servizi di salute mentale di qualità.

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