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9 Agosto, 2026

Il tempo

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Siamo tutti convinti che il tempo sia oggettivo e misurabile, oltre che valutabile anche economicamente. Anche la valutazione delle persone la facciamo sulla base del tempo che “ci dedicano”: un amico è tale perché c’è “sempre”, un professionista è bravo perché ti ha fatto una visita “lunga”. E così via continuando.
E il tempo per noi? Quello è diverso, viene calcolato con un altro orologio. Il tempo per noi non esiste, è sempre riempito di cose da fare, spesso non per noi, ancora piu spesso di incombenze poco gratificanti per non dire noiose o faticose.
Eppure il tempo è l’unica cosa che ci apapartenga davvero, è nostro. Come scorre, come lo impieghiamo, di quanto ne abbiano bisogno per fare (o non fare) qualcosa possiamo deciderlo noi. Così come possiamo decidere noi se vogliamo vivere nell’oggi o fare un viaggio nel passato o vederci nel futuro. Siamo viaggiatori del tempo. Solo che, ultimamente, abbiamo messo in garage la nostra macchina del tempo ed abbiamo deciso che il tempo è solo quello segnato dall’orologio e che deve essere usato per “fare” cose utili.
Tutto il tempo in cui siamo fermi è considerato “tempo perso”. Lo vedo anche durante le visite: non c’è il tempo del silenzio nè quello della riflessione meno che mai che il tempo per osservarci, sentirci, guardarci. Non guardare quello che abbiamo fatto o dobbiamo fare. Ma per guardare noi.
Io medico non devo fare certe domande, se non servono per risolvere quello specifico sintomo. Ormai sono entrata in competizione con l’AI: se non do una soluzione in meno di un minuto o provo a fare fermare un paziente su un qualcosa che è emerso, ecco che il telefono è in mano e l’hai sta dando la risposta che serviva. E invece, l’elemento più importante per poter iniziare un processo di guarigione è proprio quello di riappropriarci del tempo. Non di quello scansito dall’orologio ma del nostro tempo: di quello passato, di quello dell’adesso e di quello futuro. Di noi come siamo, come eravamo e come pensiamo che potremmo essere. Perché noi non siamo quelli che vediamo oggi e basta: noi oggi siamo il risultato di ciò che siamo stati negli anni, delle nostre “vittorie” e delle nostre “sconfitte”, di tutte le emozioni che abbiamo vissuto, di quelle che non siamo stati capaci di vivere e che per questo continuano a vivere dentro di noi oggi. Ma siamo anche i nostri sogni, desideri ed aspettative che vivono ora, dentro di noi, anche se tecnicamente dovrebbero appartenere nel futuro.
Per cui, per chi vuole davvero iniziare un percorso di cura di sé e di guarigione, per prima cosa deve imparare a fare pace col tempo buttando l’orologio da polso (o da cellulare) e riprendendo il proprio orologio.
O, se volete,la propria macchina del tempo. Buon viaggio

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