Dott. Sergio Segantini

Perché stiamo tutti male

Tempo di lettura: 6 minuti

La percezione del proprio stato di salute psicofisica è subordinata al contesto in cui viviamo. Chiunque è collegato allo stato della famiglia in cui vive, al contesto sociale, alla situazione planetaria ecc.

È un tema senza confini, talmente vasto da non poter essere definito da un preciso  inquadramento conoscitivo. Gli elementi psicosociali che hanno determinato queste sofferenze nella popolazione mondiale sono di varia entità, categorie e dinamiche. La fenomenologia concepita come la capacità di individuare il sapere immediato, ci può essere più utile per procedere nell’indagine rispetto a una analisi storica o sociologica che richiede una rigida strutturazione e lunghi tempi di osservazione e ci permette di mettere insieme elementi di differente valore, rilevanza e appartenenza.

Che succede?

L’antropologia sociale sta annaspando nell’intento di una lettura della realtà contemporanea, almeno  per quello che si possa desumere dal pensiero degli autori competenti. 

L’idea stessa di democrazia come autodeterminazione della cittadinanza è in crisi da parecchio: la gente vorrebbe delle cose (stabilità, pace, benessere, cultura, lavoro etc.) che la Governance non è in grado di concedere. La democrazia è stata sostituita da un “liberalismo autoritario” che permette di governare senza il popolo e dove la sorveglianza è permanente e dove il dibattito è quasi assente.

Per quello che si può capire ci sono elementi dinamici di vario ordine che contraddistinguono questa forma di involuzione del tenore socioeconomico, dello stato d’animo e della salute collettiva. 

1. La velocità 

In questi decenni e progressivamente, il mondo si è velocizzato. L’aumento costante dei ritmi ha determinato un aggravarsi di affaticamento e di surmenage, sia mentale che fisico, non solo in Occidente. Le richieste di produttività sono crescenti a fronte di limiti umani che non sono trascurabili. La velocità è diventata un mito alimentato dall’esplosione dell’informazione e della tecnologia. 

Vs. Percepire i propri limiti e rallentare. 

2. L’aggressività 

L’aumento dell’aggressività è evidente in chiunque sia disposto a coglierla. La frustrazione, la rabbia e l’impulso a offendere sono in crescita drammatica. Fatte le debite differenze etniche i conflitti sono in aumento all’interno delle popolazioni. Secondo gli esperti questo avviene in particolare in gran parte del mondo occidentale dove il rispetto dell’altro è poco più di un ricordo.

Vs. Essere coscienti che l’aggressività lasciata a se stessa crea patologie

3. Le condizioni economiche

La povertà è in evidente crescita. Il pluricitato gap tra abbienti e non, aumenta inesorabilmente. Il tenore di vita della popolazione media è in calo progressivo per via del degrado del potere d’acquisto. Per sopravvivere la gente fa più lavori. La precarietà dilaga. Invece di andare verso una tesaurizzazione del tempo dedicato a noi stessi, si lavora sempre più con ritmi soffocanti. La tendenza al consumismo sfrenato e all’accumulo non è parimenti in calo. 

Vs Evitare di farsi strumentalizzare nel perseguire i propri bisogni

4. La passività

La gente subisce passivamente le indicazioni provenienti dai regnanti e dai governi, che a loro volta sono soggiogati da delle inesorabili leggi di mercato.

I media sono condizionati e asserviti, diventano mezzo di una propaganda martellante degli interessi di regime. Solo in pochi casi le persone diventano protagoniste del loro pensiero.

Vs. Non cadere nella logica del mainstream e reagire legalmente ai soprusi sempre più frequenti

5. L’ambiente

Il degrado è evidente. Non ci sono piani sensati per affrontare le emergenze climatiche. La produzione di plastiche, gli allevamenti e le coltivazioni intensive si stanno espandendo in tutto il mondo con tutte le inevitabili conseguenze sulla salute. La qualità del cibo è in evidente peggioramento. I rifiuti stanno invadendo il mondo e non è possibile farci niente.

Vs. Trovare soluzioni sul proprio territorio per migliorare i propri stili di vita

6. L’immigrazione

Lo spostamento di enormi masse di persone verso i cosiddetti paesi più ricchi ha ulteriormente aggravato le condizioni di vita degli stranieri che svolgono compiti di manovalanza. Invece di viverlo come un arricchimento, la popolazione, spinta dai politici e dai media, lo percepisce come una invasione mal tollerata di gente diversa e culturalmente lontana. 

Vs  Essere maggiormente a contatto e conoscere meglio l’antropologia dell’immigrazione

7. Il nichilismo.

Non c’è fiducia nella politica, nella sanità, nella gestione del territorio… I giovani non percepiscono un futuro degno di essere vissuto, costellato da una immane mole di doveri e con prospettive vitali ridotte. Un riflesso evidente di questa sfiducia è che la natalità è in calo progressivo nel mondo occidentale.

Vs Trovare delle motivazioni interiori di valore

8. I diritti                                                                                                                       

I diritti primari sono stati violati senza remore, il diritto alla salute, alla scelta terapeutica, i diritti sociali, dei lavoratori, sono al minimo storico. L’attuale Governo ha provato a testare su larga scala il “grado di docilità” della gente. La magistratura non è in grado di correggere quello che impone la politica e la finanza, non è più autonoma ma subordinata. 

Vs Conoscere meglio i propri diritti, non lasciarsi condizionare dall’eccesso di doveri e regole bizantine

9. La cultura                                                                                                                                          

È il settore che più sta risentendo del declino della civiltà occidentale. Il condizionamento commerciale, l’omologazione, il basso livello culturale di chi gestisce le risorse, stanno portando in tutti i settori artistici o quasi, a un evidente appiattimento del livello espressivo e comunicativo. 

Vs Investire nelle proprie capacità artistiche e culturali

10 L’istruzione

I contenuti scolastici sono sempre più tecnici. Non si dà spazio alla soggettività, anzi se sei diverso vieni allontanato o etichettato con sindromi varie tipo ADHD. Il modello didattico prevalente è da INVALSI e gli insegnanti per pigrizia e cultura scadente, fatte le debite eccezioni, aderiscono alle indicazioni ricevute da uno Stato che tende a controllare le idee e le azioni. 

Chi ci riesce scappa alla ricerca di uno spazio mentale e della libertà.

Vs Trovare ambiti di conoscenza personalizzati e affidarsi alla cultura classica. Ricercare spazi.

Omeopatia e malessere

L’Omeopatia è una medicina umanista che si basa sul principio di cooperazione. L’individuo viene visto in senso globale e connesso con l’ambiente in  cui vive.

È documentato che i comportamenti di coloro che ricorrono alla medicina omeopatica sono mediamente migliori e più salutisti rispetto alla popolazione generale. Il senso della cura è finalistico, non si guarda solo il soma o la chimico-fisica ma si focalizza la causa dei problemi sulla vita delle persone.

Ovviamente in questo periodo storico non trova grande spazio almeno a livello istituzionale. L’omeopata, in virtù dell’approccio e dell’indagine medica, possiede enormi potenziali per valutare gli aspetti antropologici. La comunità scientifica non è in grado di percepire l’importanza di questo approccio perché condizionata dagli interessi e per una mentalità fatta di chiusure e di divieti.

Guardiamo avanti

Il tenore della salute collettiva è in caduta libera. Come è possibile stare bene in questa dimensione che piano piano si è creata come in un incantesimo che zavorra e ruba la vivibilità? 

Le persone voltano la testa dall’altra parte e cercano di far finta di niente. Prevale il senso di impotenza e si protesta solo con sterili lamenti. Tutto sommato sono pochi che affrontano la questione o i motivi del loro malessere, forse perché non si intravedono soluzioni praticabili. L’angoscia collettiva non può che determinare guasti anche nel corpo. Chi si cimenta con la salute lo avrà notato. I sanitari sono sottoposti a un carico di lavoro eccessivo e non hanno gli strumenti adatti a far fronte a questo fenomeno.

Il miglioramento delle condizioni di vita e l’aumento della durata sono visti più in una dimensione di comodità che di benessere. Ma lo sappiamo, la natura e la crescita demografica (antropocene) sono correlate con fenomeni imprevisti come le pandemie, i movimenti tellurici, il vulcanismo, le emergenze climatiche ecc. che, volenti o nolenti, ci metteranno di fronte a ulteriori complessità. 

Prima o poi saremo costretti a mettere da parte le bellicose dispute, le guerre, i consumi inutili etc. per far fronte comune e affrontare in modo condiviso i fenomeni e i rischi che ci attendono.  Questo dovrebbe essere il senso compiuto della globalizzazione.

Bibliografia

APPADURAI ARJUN, Modernità in polvere, Milano, Raffaello Cortina, 2012.

GRMEK MIRKO D., Le malattie all’alba della civiltà occidentale, Bologna, Il Mulino, 1985

GRMEK MIRKO D., Storia del pensiero medico occidentale, vol. II. Dal Rinascimento all’inizio dell’Ottocento, Bari, Laterza, 1996

AGOSTINETTO D., DEL MONTE B., MISITI M., L’antropologia ecologica. Nature, culture, umanità, Perugia, Graphe.it Edizioni, 2020

DI PASQUALE CATERINA, Antropologia della memoria. Il ricordo come fatto culturale, Bologna, Il Mulino, 2019

HAZEN ROBERT M., Breve storia della Terra, Milano, Feltrinelli, 2021

Intervista al filosofo Bruno Latour “ Abbiamo cambiato il mondo” in ArteTv

LATOUR BRUNO, La sfida di Gaia, Sesto San Giovanni, Meltemi, 2020

de BENOIST ALAIN – La nuova censura. Contro il politicamente corretto, Diana Edizioni, 2021

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