Gli insetti nel piatto, ce lo chiede l’UE

12 Febbraio, 2024
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Altro che panettone, in omaggio alla squisitezza gastronomica italica, senza particolare clamore mediatico, il governo ha dato il via libera durante le feste alla commercializzazione di quattro farine ricavate da altrettanti insetti, con un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 29 dicembre 2023. Le misure riguardano in particolare alimenti destinati al consumo umano, che da quest’anno potranno contenere farine d’insetto, componenti che andranno segnalati nell’etichetta.

Di cosa si tratta? Farina di grillo, farina di larva gialla, farina di locusta migratoria e verme della farina potranno essere utilizzati per esempio in pane, pizza, cracker, barrette, minestre, birra, patatine e cioccolato. Il decreto prende atto delle delibere europee degli ultimi anni che hanno reso legale la commercializzazione di questi alimenti. Occhio alle etichette dunque: la farina d’insetto verrà indicata col nome latino corrispondente all’insetto: ecco i nomi da sapere per non essere ingannati linguisticamente dall’etichettatura:

  • Acheta domesticus (Grillo domestico).
  • Locusta migratoria (Cavalletta)
  • Tenebrio molitor (Larva gialla della farina).
  • Alphitobius diaperinus (Verme della farina minore)

Nonostante le forti resistenze da parte dell’opinione pubblica, l’Italia si allinea dunque alle direttive europee in materia.

Il Paese che per antonomasia esporta i propri prodotti ed il proprio sapere culinario nel mondo avrebbe potuto fare diversamente? Forse sì, ma non ne ha avuto il coraggio.

Un sondaggio Coldiretti del 2021 segnalava un 54% di cittadini contrari alle misure UE:

“L’arrivo sulle tavole degli insetti solleva dei precisi interrogativi di carattere sanitario e salutistico. Interrogativi ai quali è necessario dare risposte, facendo chiarezza sui metodi di produzione e sulla stessa provenienza e tracciabilità. Bisogna infatti considerare che la maggior parte dei nuovi prodotti proviene da Paesi extra Ue, come il Vietnam, la Thailandia o la Cina, da anni ai vertici delle classifiche per numero di allarmi alimentari”.

Farine di insetti e rischio allergia

Il ministro della salute Orazio Schillaci ha segnalato i possibili danni per la salute: “chi acquista prodotti a base di farine di insetti deve sapere che c’è un rischio di allergia”.

La conoscenza medica (non troppo divulgata) è quella per cui chi è allergico ai crostacei, ai molluschi e agli acari della polvere è predisposto a fenomeni allergici, anche gravi, se mangia farine d’insetti. Chi non è allergico potrebbe diventarlo entrando in contatto con questi nuovi componenti alimentari per il fenomeno detto sensibilizzazione, ben noto a chi è del mestiere. Un po’ come succede per i crostacei, situazione a noi più nota per le abitudini alimentari delle nostre latitudini. Esistono inoltre in letteratura numerosissimi studi riguardanti lo sviluppo di allergie in soggetti venuti a contatto con farine di frumento o d’avena semplicemente contaminate da diversi tipi di insetto.

Lo stesso Ente Europeo per la Sorveglianza dei Cibi (EFSA) ha già sconsigliato l’uso di farine a base di larva gialla ai minori di 18 anni per le possibili zoonosi. Non ci risulta che i dirigenti scolastici siano stati informati dal Ministero della salute che nei distributori automatici di merendine istallati presso gli Istituti a breve potrebbero essere presenti questi alimenti allergizzanti.

Qual è lo scopo della liberalizzazione del consumo di farine d’insetti?

L’Unione Europea si è data l’obiettivo di combattere l’insicurezza alimentare derivante dalla crescita demografica e dall’aumento della domanda di proteine presso le classi medie. In nome della sostenibilità ambientale, ritiene di poter conseguire questo obiettivo ridimensionando le tradizionali colture agroalimentari per promuovere invece il consumo di farine d’insetti e di carne sintetica.

Questo progetto, coerente con l’Agenda 2020-2030 della Nazioni Unite, ha numerosi punti critici. Come sta emergendo (anche in riferimento ai veicoli elettrici, per esempio), è evidente che si sono fatti male i conti con la reale fattibilità e sostenibilità ambientale di alcuni programmi.

Infatti:

  • rallentare e ridurre drasticamente la tradizionale produzione alimentare sia agricola che animale nel nome della riduzione della CO2 può davvero influire sulla salute del pianeta? non sono ben altri i veri fattori inquinanti?
  • è proprio la CO2 il grande nemico del pianeta? Un appello scritto da 1800 scienziati afferma il contrario
  • la tanto acclamata produzione di carne sintetica è assai dispendiosa per il consumo energetico industrialmente necessario a crearla; perché si ritiene che inquini di meno dei tradizionali allevamenti animali?
  • la salute della popolazione può risentire negativamente dall’introduzione di farine d’insetti e carne sintetica in quanto alimenti estranei alla tradizione culturale e genica del nostro territorio (riconoscimento antigenico da parte del sistema immunitario): quali studi super partes sono stati condotti per tutelare la salute dei consumatori?
  • ridimensionare le colture agricole tradizionali potrebbe essere vantaggioso soltanto per le fameliche multinazionali del settore, pronte a fagocitare la piccola produzione locale, inevitabilmente destinata a estinguersi a causa delle restrizioni europee;
  • come emerge dalla COP 28, vertice mondiale sull’azione per il clima, tenutasi a Dubai nell’inverno 2023, solo il 7% delle emissioni di CO2 del pianeta proviene dal territorio europeo: l’UE è l’unica entità istituzionale del mondo davvero impegnata in questo utopico progetto. Che senso ha sacrificare salute, economia e ambiente europei per questa finalità?

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