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In Italia troppe reazioni avverse al vaccino: cosa sbagliamo?

14mila reazioni avverse al 4 febbraio. Nello stesso periodo, al secondo posto in Europa, la Spagna: 3mila casi

Il 4 febbraio l’AIFA ha pubblicato il primo rapporto sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19. A sfogliarlo, salta subito all’occhio un dato fuori scala: in Italia a quella data si segnalavano 14mila reazioni avverse al vaccino. Al secondo posto in Europa, la Spagna: 3mila casi. Gran Bretagna, Germania e Francia si fermano, buon per loro, a 2000. Per giunta, da noi, il 30% delle reazioni sono classificate come di grave entità. Va detto che i numeri si riferiscono ai soli vaccini Pfizer e Moderna, visto che la distribuzione del siero AstraZeneca non era ancora cominciato. Cosa può giustificare un dato così abnorme? Con ogni probabilità la strategia di somministrazione ha fatto la differenza. E, numeri alla mano, andrebbe probabilmente rivista.

In Italia troppe reazioni avverse al vaccino: cosa sbagliamo?

La Prof.ssa Annamaria Colao, titolare della Cattedra UNESCO per l’Educazione alla Salute e lo Sviluppo Sostenibile dell’Università Federico II di Napoli, spiega

in italia troppe reazioni avverse ai vaccini

Fonte: eurosurveillance.org

cosa potrebbe essere andato storto: “L’analisi dei dati AIFA, che abbiamo condotto come Cattedra UNESCO in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), può aiutarci a spiegare meglio una parte degli effetti osservati per l’Italia: abbiamo vaccinato persone giovani, note per aver dimostrato una minima suscettibilità a forme gravi di COVID, nelle quali però si innescano almeno un terzo delle reazioni avverse ad un vaccino il cui target di efficacia al 95% consiste non tanto nell’evitare la possibilità di essere infettati dal virus ma d’impedire effetti clinici gravi in seguito all’infezione”.

Vaccinare prima i sanitari: una strategia sbagliata?

Secondo la scienziata, insomma, abbiamo vaccinato persone che corrono meno rischi se esposte al virus. Ma che, in compenso, sono più soggette alle reazioni avverse, a causa della forte risposta immunitaria dei loro organismi. Altrove, quasi ovunque, i governi hanno deciso di cominciare dagli anziani, molto più colpiti dai casi gravi di infezione e probabilmente meno esposti agli aspetti problematici dei vaccini. Non è tutto: Colao ha qualcosa da ridire anche per quanto riguarda la strategia della doppia dose. Strategia che, a dire il vero, anche il Premier Mario Draghi ha messo in discussione.

La strategia della dose singola: la possibile alternativa

In presenza di una limitata disponibilità di vaccini non sarebbe più utile dosare la risposta anticorpale a tutti dopo la prima dose, riservando la seconda solo a chi ha risposte sub-ottimali? – si chiede la Prof.ssa Colao – Questo ci consentirebbe di vaccinare con una prima dose una più ampia platea di adulti (50-60 anni nel pieno delle attività lavorative), che sono i maggiori beneficiari potenziali del vaccino ad RNA messaggero in quanto più suscettibili di ospedalizzazione o esiti fatali in caso d’infezione. Sarebbe più utile soprattutto se si pensa che attualmente gli over-65 possono ricevere solo il vaccino ad RNA messaggero (Pfizer o Moderna) viste le limitazioni poste a quello AstraZeneca”.

“Procedere a vaccinare immediatamente con la prima dose il maggior numero di italiani possibile – conclude – sanitari e non sanitari, in special modo a partire dai 60 anni in su dovrebbe essere il perno della rimodulazione della strategia vaccinale italiana, monitorando al contempo la risposta anticorpale per identificare in concreto chi non può differire il richiamo”.

Tra gli scienziati c’è chi non è d’accordo

Una strategia, comunque, che non gode di consensi unanimi in ambito scientifico. Antonella Viola, immunologa dell’università di Padova, è ad esempio fortemente contraria all’ipotesi “singola dose”. “È un gravissimo errore – ha detto intervenendo a Buongiorno su SkyTg24 – Abbiamo vaccini con un’efficacia altissima, che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo – ha sottolineato l’esperta – però devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta, rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti del coronavirus”.

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In Italia troppe reazioni avverse al vaccino: cosa sbagliamo?

1 commento

  1. Quello che stupisce è che nessuno ha detto che i vaccini d’ultima tecnología sono basati su modificazioni genetiche, che si vogliamo, possiamo dire che sono vaccini OGM, organismi, questi ultimi, banditi in Italia. Non si dice neanche che sono vaccini testati al massimo sei mesi e forse meno e quindi non sappiamo i suoi effetti sul lungo periodo che potrebbero essere pericolosi. Cioè, vaccini che in realtà si stanno sperimenando sulla popolazione in modo irresponsabile senza essere sicuri se in realtá non stiamo andando in contro a un pericoloso vicolo cieco.

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