Redazione - Tempo di lettura 4 min.

Poker di vaccini no-profit per la piccola Cuba

Mentre Big Pharma modifica gli equilibri geopolitici mondiali a suon di tagli alla produzione, l'isola produce sieri accessibili a tutti

Nel mondo infuria la nuova guerra del XXI secolo, quella dei vaccini. La geopolitica mondiale viene riscritta a colpi di contratti, diffide, consegne, blocchi all’export. Cavilli che oggi prendono il posto dei più classici mortai e carri armati, ma che lasciano corpi a terra allo stesso modo. Le potenze mondiali provano a trascinare l’Europa nella loro sfera d’influenza, tentandola con generose offerte o minacciandola con tagli crudeli. All’Africa, come sempre e al di fuori di qualche rarissima eccezione, è precluso sedere al tavolo delle multinazionali Big Pharma. Eppure, anche in questo mondo così diverso da quello che vorremmo, c’è qualche eccezione, anche se così piccola da essere difficile da identificare sul mappamondo.

Poker di vaccini no-profit per la piccola Cuba

Per chi non lo avesse già capito parliamo di Cuba, la piccola isola tropicale che da sempre in campo medico ha avuto molto da insegnare a tutti. Ricordate quando vi parlammo del PrevengHo-vir, il farmaco omeopatico che veniva somministrato gratuitamente come profilassi per il covid19? Bene, ad oggi l’isola ha contato 61.472 infezioni e 370 morti (fonte: John Hopkins University) su 11 milioni di abitanti. L’Italia, con una popolazione che supera di poco i 60 milioni, ha registrato 3,2 milioni di casi e 102mila decessi. Se non foste bravi in matematica, vi diamo una mano noi. A Cuba è morta di Covid19 lo 0,00003% della popolazione. In Italia lo 0,17%. E questo con un durissimo embargo che va avanti da 50 anni e rende difficile sull’isola reperire farmaci e componenti.

Il farmaco omeopatico come profilassi

Ma i miracoli di Cuba non finiscono certo qui. Perché mentre l’Italia, prima in Europa e terza nel mondo nel business dei farmaci, cerca affannosamente di passare alle fase 2 dei test dei suoi due vaccini, i cubani ne hanno in approvazione ben 4. E due di questi (Soberana 01 e 02) sono ora in fase 3, ossia all’ultimo miglio prima di poter essere approvati dalle autorità di controllo. Se tutto dovesse filare liscio, il governo di Miguel Díaz-Canel potrà arrivare a produrre 100milioni di dosi entro la fine del 2021. Abbastanza da immunizzare tutti gli abitanti dell’isola ed esportare le dosi restanti all’estero, in particolare ai paesi del terzo mondo. I vaccini cubani, infatti, sono pubblici e no-profit al 100%, e hanno quindi costi molto bassi rispetto a quelli prodotti dai grandi gruppi.

Un vaccino accessibile per i paesi del Terzo Mondo

Tutti i vaccini cubani sono prodotti da Biocubafarma, il grande polo di ricerca centralizzato creato nel 2012. Si tratta di un network di imprese che impiega più di 20mila lavoratori. Il costo molto più basso dei sieri prodotti non è dato solo da una differenza societaria, ma anche dal metodo di produzione. A differenza dei vaccini Pfizer, Moderna e AstraZeneca che usano piattaforme mRNA o adenovirali, infatti, quelli cubani usano il metodo più tradizionale delle subunità. Rolando Perez Rodriguez, direttore del settore scienza e innovazione di Biocubafarma, ha spiegato al Fatto Quotidiano: “tutti i nostri vaccini sono a subunità. Ciò vuol dire che non usano il virus o suo materiale genetico, ma una proteina del virus, la Rbd (receptor binding domain) che viene impiegata come antigene, per indurre la risposta protettiva nell’organismo e impedire al virus di entrare nelle cellule”.

L’embargo e la difficoltà ad approvvigionarsi

Si tratta di vaccini che vanno conservati tra i 2 e gli 8 gradi, quindi non presentano grandi difficoltà logistiche come invece quelli a mRNA. Un’ulteriore novità di grande interesse riguarda la modalità di somministrazione di un altro vaccino in approvazione, il Mambisa. Si tratterà, infatti, di un farmaco da somministrare come spray nasale. Così bypassando la necessità di medici e infermieri, altra fase critica della attuale campagna vaccinale. “Stiamo facendo tutto questo contando solo con le risorse stanziate dal governo cubano – sottolinea Perez Rodriguez – e non è stato per niente facile quest’anno far arrivare le materie prime tra il blocco economico dagli Usa e le restrizioni ai voli aerei e al traffico marittimo. Ma noi abbiamo sviluppato una forte capacità di resistenza negli anni”.

 

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2 Commenti

  1. Buonasera,
    Articolo molto interessante! Grazie
    Tuttavia mi sembra che l’1,7% di 60.000.000 faccia 1.020.000 e non 102.000.
    Cordialmente
    Chiara

    Rispondi
    • Ha ragione, grazie della segnalazione, abbiamo corretto.

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