Dott. Gaetano Maria Micciché

Calcarea Carbonica e la bulimia di Martina

Tempo di lettura: 3 minuti

La possiamo raccontare così. Fatta di lusso e di benessere. Fatta di agiatezze e soldi che non mancano.

La possiamo raccontare di vacanze in montagna, come sullo yacht blu e bianco da 50 piedi a prua verticale, e con equipaggio e steward compresi.

La possiamo descrivere con abiti estivi colorati e bianchi leggeri, i capelli sciolti, che sventolano insieme al vento che gonfia le vele.

Ma possiamo anche osservare l’interno di una famiglia dove solo le apparenze coprono una realtà di distacchi e di sentimenti algidi, dove il bon ton sembra essere l’unica patina a cera che esista.

Martina adolescente è l’unica in questo cerriglio di afonia che abbia una voce, un cuore e una testa che funzioni.

Ma a queste frustrazioni del vuoto, reagisce mangiando, non molto ai pasti dove è sempre redarguita, ma nelle altre ore non vista: biscotti con e senza cioccolato, salato, patatine in busta, snack, barrette, marmellata, frutta secca. Bicchieri colmi di succhi dolciastri e colorati, e niente frutta per carità.

16 anni, e il peso che decisamente aumenta, siamo già a più di sessanta chili, i fianchi appesantiti, le cosce grosse, la cellulite e le smagliature ormai evidenti.

Non le importa, anzi dal parrucchiere ieri si è fatta un taglio di capelli impossibile, cortissimi a sfumatura alta e con solo un ciuffo sul davanti mesciato blu.

Un piercing sul labbro, un altro al sopracciglio sinistro, un tatuaggio piccolo al polso destro raffigurante due anelli che si uniscono.

In realtà così si sente realizzata, connessa al suo essere, senza femminilità né maschilità, un nulla sessuale a cui vuole appartenere.

L’hanno costretta allo psicologo. Perdita di tempo ne è convinta, tant’è… Ci va.

Martina va male a scuola, non si applica dicono i prof, e spesso accusa dei mal di pancia che diventano una scusa valida per non andare in aula, e stare a letto aspettando che tutti escano per correre in cucina, la sua isola feconda di bontà. sola e sazia si rimette a letto, cuffiette montate e cellulare tra le mani puntato su FB e il suo nulla pneumatico.

Alle 14 rientrano tutti meno papà, si fa trovare in piedi, “no non ho fame, torno a letto”.

“Ah guarda, stasera viene a cena zio Mario (soprannominato affettuosamente Pucci), è tanto che non lo vediamo, e fatti trovare decente, per favore!”.

Una fucilata alle spalle sarebbe poca cosa, rispetto al languore, al trasalimento, al deliquio che evoca quel nome.

Sempre amato, sognato, desiderato per la sua voce calda, per i suoi gesti armonici, per il suo sguardo divertito e divertente, per il suo fascino che lo circonda.

Sin da piccola è stato il suo mito nascosto, nascosto in uno scrigno segreto, dove anche lei aveva paura di entrare per soffermarsi, e nessuno (men che mai lui), si era accorto di tali pensieri e sogni.

Un filo di trucco, un profumo mai indossato, ma il solito maglione lungo e leggins neri.

E neanche la forza di guardarlo stasera, tiene banco a tavola, col suo charme di giovane quarantenne “senza paura e senza macchia”.

Si avvicina dopo cena, si avvicina a Martina, le vuole parlare.

Mi fa accomodare sul divano con la scusa di una canzone di cui non conosce il cantante, me la canticchia e subito la riconosco, e divento rossa o almeno credo, ma lui fa finta di nulla è mi prende la mano tra le sue.

È un medico vicino all’Omeopatia, la sta studiando a fondo, segue una scuola credo, e ne è entusiasta.

Sempre tra il serio e il non serio mi fa tante domande, se ho caldo o freddo, se mi piace il latte, 

Le uova, se peggioro con la luna piena!

È matto, penso, ma lui sorride solidale e mi lascia dicendomi “prenderesti dei granuli per me?”

Per te mi butterei nel fuoco subito! 

“Certo”, sono medicine omeopatiche, e mi scrive su un biglietto: Calcarea Carbonica 30CH granuli, cinque al risveglio da sciogliere in bocca.

“Poi mi fai sapere, chiamami quando le hai finite”.

Che gancio ragazzi, che occasione migliore per risentirlo.

Effetto placebo, alchimia magica, miracolo a Milano?

Non so. So solo che le crisi di bulimia, si sono attenuate insieme ai raptus di mangiare in continuazione. Sto perdendo peso, e quando lo chiamo per raccontargli i risultati mi prescrive un drenante per il fegato in gocce, 50 gocce in un litro d’acqua da bere fuori pasto, e un altro tubo granuli di Calcarea Carbonica 200CH.

E mi saluta con un “ciao amore di zio”. 

Come un diretto al volto, svengo.

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