L’Omeopatia è mistero. Non per come funziona, oggi la fisica ha aperto nuovi orizzonti di comprensione. Si tratta piuttosto del mistero che emerge quando si dà ai rimedi omeopatici una lettura che si allontana dalla semplice conoscenza del loro campo di azione nell’uso quotidiano e si addentra invece nel territorio del sapere umano nel senso più ampio del termine.
Credo che un esempio pratico valga più di mille chiacchiere. Si potrebbero considerare molte sostanze ma ne prendo ad esempio una, il rimedio Corallium rubrum.
Corallium è preparato con il corallo, animale marino a lungo creduto minerale o pianta. Se non lo ricordate, il corallo, la sostanza dura e spesso di colore rosso, è lo scheletro esterno degli animaletti che vivono all’interno delle sue porosità. Il corallo di fatto è percorso all’interno dall’acqua che penetra attraverso i milioni di forellini in cui vivono gli animali e quest’acqua porta il nutrimento ai piccoli invertebrati.
La conoscenza di una sostanza in Omeopatia avviene attraverso lo studio dei sintomi che questa sostanza è in grado di provocare in un soggetto sperimentatore sano (cosiddetta sperimentazione pura). Tali sintomi provocati dal rimedio in un sano, vengono curati per similitudine quando sono presenti in un malato (cura omeopatica mediante l’applicazione della legge dei simili). Nella sperimentazione omeopatica il rimedio parla di sé attraverso il soggetto sano che lo assume e ne esplicita le caratteristiche.
Si vede così che Corallium provoca tossi secche ed è quindi noto come rimedio sintomatico per trattare le tossi convulsive, particolarmente indicato se si nota anche una congestione rossa del viso; possiamo riconoscere qui una divertente ‘signatura’ che può collegare il rosso del corallo al colore del viso di chi tossisce a più non posso; ma devo a un amico, bravissimo omeopata, dei ragionamenti più attenti: se andiamo a cercare di prescrivere il rimedio in modo da riequilibrare problemi più profondi, dobbiamo conoscere molto meglio i sintomi raccolti durante la sperimentazione e possiamo vedere allora che i soggetti sani che provano la sostanza, riportano spesso sogni o sensazioni di essere perforati o attraversati da parte a parte, ad esempio da correnti d’aria: è stupefacente che un rimedio sappia parlare non solo attraverso i sintomi fisici ma anche attraverso i sogni che provoca. La trovo una cosa straordinaria; salta subito agli occhi questa signatura, perché, come detto, lo scheletro corallino è percorso continuamente dall’acqua attraverso i suoi fori.
Ma c’è dell’altro. Tutti sanno che da sempre il corallo è stato usato contro la sfortuna, o jella che dir si voglia. Un portafortuna che tutti conoscono, il vero corno rosso, dovrebbe essere di corallo, perché così è stato fin dalla notte dei tempi. Non a caso, nelle corone dei re, oltre a tutta una serie di pietre preziose, non mancava mai un pezzetto di corallo come protezione contro la sfiga.
Perché proprio il corallo fa da portafortuna già nella antichità? Chi e perché lo ha scelto, tra tante sostanze che esistono sulla faccia della terra? E sulla base di cosa? Si tratta di superstizioni la cui origine resta ignota.
Ma la cosa davvero incredibile è che secoli e secoli dopo arriva l’Omeopatia e ci si accorge che i pazienti che davvero si giovano in profondità del rimedio corallo sono persone superstiziose, aspetto che si stempera e migliora dopo l’uso della sostanza. Corallium ha dunque davvero un legame inspiegabile con i concetti di fortuna/sfortuna, una conoscenza che l’uomo ha appreso chissà come e dove e che nell’Omeopatia trova una conferma del tutto inattesa.
Ecco, certe cose aprono finestre sul mistero che lega l’uomo alla natura, sul mistero della relazione tra individui e sostanze, sul mistero delle conoscenze ancestrali dell’umanità, e non trovo spiegazioni.
Solo mi sento galleggiare in un oceano di cui non so i confini e sospetto sia infinito; senza alcun timore mi ci sperdo dentro, con la tranquillità di chi non ha un posto da raggiungere ma solo un percorso, verso una meta senza arrivo.








