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26 Agosto, 2026

Esami del sangue nel cane e nel gatto

Perché sono importanti anche quando sembra tutto normale. Spiegazione del valore del controllo periodico, soprattutto negli animali adulti e anziani.

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Il nostro Fido è abbattuto, non vuole mangiare e tende a riposare sempre. Anche Micia non sembra in forma: dorme di più e capita ogni tanto che vomiti poco dopo aver mangiato. Fiduciosi li portiamo dal veterinario curante, ma alla visita clinica i segni che emergono sono aspecifici. Il veterinario ci propone quindi di effettuare un prelievo di sangue per valutare la funzionalità metabolica dei nostri amici a 4 zampe. 

Ma le analisi del sangue servono davvero? Ebbene sì! Cani, gatti ed altri animali mostrano alcuni segnali e sintomi in numerose condizioni patologiche. Per esempio, il rifiuto del cibo, l’abbattimento e l’astenia possono essere spia di numerose condizioni cliniche, dalle più alle meno gravi. È per questo che un esame del sangue, ed altri tipi di diagnostica, possono risultare dirimenti per emettere una diagnosi precisa ed impostare la terapia. 

Ma quando è opportuno effettuare un prelievo ematico al nostro amico? In animali sani io consiglio un esame del sangue ogni 1 o 2 anni fino ai 6-8 anni; nella mezza età consiglio almeno un esame all’anno, mentre al di sopra dei 12-14 anni anche ogni 6 mesi. Il prelievo di sangue va effettuato sempre dopo un digiuno di circa 12 ore, ed in particolari condizioni anche di 16-18 ore. Vediamo nello specifico cosa si può indagare con gli esami del sangue in cani e gatti.

 

Esame emocromocitometrico

È questo un esame fondamentale per valutare diverse condizioni cliniche. L’emocromo effettua la conta di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Una volta prelevato il sangue questo va posto in una provetta con anticoagulante ed il veterinario può anche allestire un vetrino effettuando il così detto “striscio ematico”. 

Il conteggio dei globuli rossi ci da indicazioni su un eventuale anemia e va confrontato con altri parametri come l’emoglobina e l’ematocrito. L’emoglobina è una proteina contenuta nei globuli rossi che veicola l’ossigeno ai tessuti, mentre l’ematocrito è la percentuale del volume del sangue occupata dai globuli rossi rispetto al volume totale del sangue; in pratica rappresenta la parte corpuscolata del sangue. In caso di perdita di liquidi che si può verificare ad esempio con vomito e diarrea la percentuale dell’ematocrito sale a causa dell’aumento percentuale della componente solida del sangue a discapito di quella liquida. 

In questi casi il veterinario proporrà un’integrazione di fluidi attraverso una fleboclisi. Se questi parametri, ovvero globuli rossi, emoglobina ed ematocrito sono al di sotto dei range normali, il nostro amico ha un’anemia. L’anemia può essere causata da varie patologie, da quelle infettive, a quelle infiammatorie, carenziali, neoplastiche. Serve quindi studiare anche il resto delle analisi del sangue. 

Sempre nell’esame emocromocitometrico abbiamo i globuli bianchi che si dividono i 5 classi principali: i linfociti che possono variare numericamente in malattie virali, neoplasie ed altre condizioni di stress, i granulociti neutrofili che variano in corso di infezioni batteriche, infiammazioni, i granulociti eosinofili che si alterano in corso di allergie, parassitosi ed alcune neoplasie ed infine i granulociti basofili ed i monociti, che pure variano numericamente durante forme allergiche o infezioni. 

Oltre a queste cellule nell’emocromo è presente anche la conta delle piastrine, piccoli frammenti cellulari privi di nucleo e prodotte dal midollo, che hanno la funzione di coagulazione. Quando ci feriamo o si feriscono i nostri amici le piastrine accorrono a riparare i tessuti fermando le emorragie. Le piastrine possono variare numericamente per malattie infettive, anemia, patologie neoplastiche ed infiammatorie. 

Oltre a queste macrocategorie nel sangue intero e nello striscio ematico si ritrovano altre cellule come i reticolociti che sono in pratica globuli rossi immaturi immessi in circolo dal midollo durante le anemie, e si possono rinvenire numerosi parassiti del sangue. 

L’emocromo fornisce molte informazioni preziose sulla salute dei nostri animali e, associato ad altre indagini, conduce a diagnosi anche complesse. Se l’emocromo dei nostri amici con la coda è perfetto è già un gran sollievo! Avremo escluso con questo semplice esame il dubbio di patologie infettive gravi e condizioni infiammatorie e metaboliche ancor più gravi. 

 

Esame ematobiochimico

Questo esame viene effettuato sulla porzione di sangue privata delle cellule di cui abbiamo parlato prima, ovvero sul siero. Il siero si ottiene centrifugando il sangue intero contenuto in una provetta dotata di gel separatore. Le cellule si disporranno al di sotto del gel mentre al di sopra si raccoglierà la parte liquida. Il prelievo va sempre fatto dopo 12 o più ore di digiuno perché attraverso questo esame si andrà a valutare la funzionalità di diversi organi, apparati e sistemi metabolici che sono influenzati dal pasto. 

Principalmente in questo esame si valuta la glicemia che si altera ovviamente a stomaco pieno. La glicemia, ovvero il tasso di glucosio nel sangue, è influenzata dalla funzionalità del pancreas endocrino e a digiuno deve rientrare in determinati range. Oltre alla glicemia lo studio della funzionalità del pancreas si affida anche alla misurazione di amilasi e lipasi che sono gli enzimi digestivi prodotti dalla porzione esocrina del pancreas.  Inoltre, attraverso le transaminasi, la GammaGT, la colinesterasi, la bilirubina si va a valutare la funzionalità del fegato. 

Abbiamo poi i parametri della funzionalità renale come il valore di azotemia e creatinina, i parametri che valutano il metabolismo dei lipidi come trigliceridi e colesterolo, gli indici infiammatori come la proteina C reattiva e la transferrina. Oltre a questi parametri di base esistono poi test più specifici per valutare la funzionalità di alcuni organi come ad esempio i folati, la vitamina B12 ed il TLI (immunoreattività tripsino-simile) che valutano la funzionalità pancreatica esocrina e quella digestiva, oppure il CPK e LDH che se alterati indicano prevalentemente dei danni a livello muscolare. 

Altri importanti analisi che si possono valutare con l’esame ematobiochimico sono il calcio ed il fosforo, fondamentali per numerosissime funzioni cellulari oltre che costituenti di molti tessuti dell’organismo, primo tra tutti lo scheletro, e gli elettroliti come sodio, potassio, cloro, ferro, magnesio, tutti fondamentali per l’equilibrio metabolico del paziente. 

Oltre a questi parametri attraverso questo prezioso esame si possono valutare anche i bicarbonati e l’acido lattico fondamentali per l’equilibrio acido-base dell’organismo. Con il siero si può inoltre indagare un altro capitolo fondamentale della diagnostica, ovvero il quadro proteico elettroforetico. Questo viene solitamente refertato come un grafico e misura la quantità di proteine presenti nel sangue dividendole in albumine, e globuline. Le prime sono fondamentali per l’equilibrio acido base del sangue, per trattenere i liquidi dentro i vasi sanguigni evitando gonfiori, trasportano ormoni, farmaci e sostanze nutritive nel corpo, oltre ad essere una spia dello stato di nutrizione del paziente. Le albumine vengono perse attraverso feci ed urine quando il rene o l’intestino non funzionano più al meglio. Le globuline invece si suddividono in alfa, beta e gamma. Le prime due variano nella quantità in caso di infiammazione ed infezione acuta, mentre le gamma globuline solitamente aumentano quando c’è un’infezione cronica o una neoplasia. 

Tutti questi parametri vanno in ogni caso confrontanti tra loro, pertanto, molto spesso vengono proposti screening ematici completi.

 

Esame coagulativo

Questo esame serve a valutare la funzionalità coagulativa del sangue attraverso alcuni parametri. Si effettua su un substrato chiamato plasma che si ottiene ponendo il sangue del prelievo in una provetta contenete un agente anticoagulante e, dopo centrifugazione, prelevando la parte liquida che si raccoglie in superficie. 

I parametri più utilizzati per un test della coagulazione sono il PT (Tempo di Protrombina), l’aPTT (Tempo di Tromboplastina Parziale Attivata) e il Fibrinogeno. Quando questi si alterano c’è un disturbo della coagulazione e questo può verificarsi in numerose condizioni come avvelenamenti, malattie epatiche, malattie infettive, neoplasie. 

Anche in questo caso i risultati dell’esame coagulativo vanno confrontati con altri parametri ematici.

 

Esami speciali

Nel caso si sospettino patologie particolari occorrono poi esami speciali, come ad esempio dosaggi ormonali, test di stimolazione della funzionalità di determinate ghiandole, o in caso di alterazioni che pongono il sospetto di una malattia infettiva, test infettivi specifici. 

La maggior parte delle ghiandole dell’organismo possono essere indagate sempre attraverso un semplice prelievo di sangue a digiuno su siero, mentre per alcune patologie è necessario effettuare più prelievi dopo iniezioni di alcuni farmaci o dopo un pasto. 

Per esempio, la funzionalità della ghiandola tiroide necessita solo di un prelievo di sangue a digiuno mentre quella delle ghiandole surrenali di diversi prelievi effettuati prima e dopo la somministrazione di sostanze che stimolano la ghiandola stessa. 

Per quanto concerne i test di malattie infettive la gamma degli esami è veramente vasta e varia in base all’agente patogeno da ricercare. Alcuni patogeni si possono ricercare sia su sangue intero che su siero, per altri invece si utilizza il siero, mentre per altri ancora campioni allestiti da substrati diversi, come ad esempio escreato nasale o tamponi in diverse aree del corpo. In ogni caso questi test di secondo livello vengono prescritti solo dopo la valutazione dei parametri dell’emocromo e dell’esame biochimico.

 

Chiediamolo a dottor Google!

Sempre più spesso nella mia pratica clinica mi ritrovo a dover consolare proprietari di cani a gatti che, una volta ricevute le analisi del proprio Pet, invece di chiedere lumi al veterinario curante, cercano online. 

Niente di più sbagliato! 

Tutti i parametri di cui abbiamo trattato in precedenza vanno sempre confrontati tra loro e soprattutto inquadrati nel contesto clinico in cui si trova il paziente. Un gatto molto anziano, con valori di azotemia e creatinina elevati, una lieve anemia che si alimenta spontaneamente e tutto sommato conduce una vita serena desta la mia attenzione molto meno di un giovane gatto con gli stessi valori renali alterati, che però non mangia, sembra abbia dolore ed è fortemente abbattuto. Il primo potrebbe avere un’insufficienza renale compensata, il secondo un blocco urinario o un avvelenamento! 

È per questo che sconsiglio vivamente di affidarsi al web per cercare di comprendere i valori delle analisi del sangue di cani e gatti, ma di affidarsi al proprio medico veterinario di fiducia che le ha prescritte, conosce il nostro Pet e potrà sicuramente offrirci spiegazioni migliori della fredda e asettica IA! Via libera quindi agli screening diagnostici per i nostri amici a 4 zampe, ma sempre in accordo con il veterinario curante, per evitarci inutili tormenti!

 

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