Enneatipo 8 sociale Tuberculinum

Dott. Stelio Mazziotti di Celso
16 Gennaio, 2024
Tempo di lettura: 3 minuti

L’enneatipo Otto ha la lussuria come passione dominante, una esagerata sessualità che diviene una sete vorace di intensità, ovvero una intensificazione del desiderio che lo rende però in questo modo inesauribile. La sua impossibilità di trovare soddisfazione può farlo diventare vendicativo.

Nel sottotipo sociale questa irruenza spinge ad una condivisione, ad un patto di sangue, ad una complicità. L’Otto sociale “mette la sua aggressività al servizio della giustizia e della solidarietà” (D’Agostini, Fabbro, Enneagramma e personalità). Questo carattere può essere quello di un grande idealista, un salvatore del mondo e un leader, come Fidel Castro. L’Otto sociale è un antisociale solidale con gli oppressi, un Robin Hood. Una persona avventurosa e con un anelito di giustizia sociale, come poté essere Jack London. Un carattere fiero e leale, come il cane Buck protagonista de Il richiamo della foresta, romanzo di Jack London.

Questo sottotipo sa essere leale ed affidabile, come Razumichin, l’amico di Raskol’nikov in Delitto e castigo.

Huckleberry Finn è sicuramente un personaggio che rappresenta l’amicizia ma anche l’indipendenza, la ribellione ma anche il senso di giustizia, lo spirito di avventura ma anche un certo atteggiamento cinico e sfrontato.

Romantico ed amante della natura e dell’erotismo, sostenitore di una fratellanza che tutti ci accomuna, ma anche convinto di essere in qualche modo superiore agli altri: tali tratti di questo carattere C. Naranjo (Dramatis Personae) riconosce nel poeta americano Walt Whitman (famosa è la sua raccolta di poesie Foglie d’erba).

  La parola chiave nell’analisi che P. Bailey (Psicologia omeopatica) fa del carattere del rimedio omeopatico Tubercolinum è: irrequietezza. “L’immagine dello scrittore tubercolotico che lotta contro il tempo per completare la sua opera di romanticismo intellettuale, vivendo solo di pane, vino e tabacco, è profondamente emblematica dello spirito di Tubercolinum. Gli individui Tubercolinum hanno una specie di bramosia nello sperimentare molte cose in poco tempo, come se il tempo stesse davvero sfuggendo loro di mano”. È un fosforico con una spasmodica ansia di vivere fino al limite che gli è possibile, di bruciare e consumarsi velocemente. Con espressione idiomatica francese: brûler la chandelle par les deux bouts.

Tubercolinum desidera viaggiare, è voracemente curioso, alla ricerca di esperienze avventurose. Sono scrittori Tubercolinum secondo Bailey: D. H. Lawrence, Henry Miller, Aldous Huxley.

Sensuale e distaccato, elegante e felino, irrequieto ma anche irritabile, la sua insoddisfazione può diventare distruttiva, la sua agitazione si manifesta già da bambino in una incontenibile iperattività.

A proposito del desiderio di viaggiare di Tuberculinum C. Coulter (Portraits of Homoeopathic Medicines) cita Robert Louis Stevenson: “Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per il gusto di viaggiare. La cosa importante è muoversi”. O suggerisce di pensare, nel romanzo Le cure domestiche, al personaggio bizzarro e stravagante, libero ed irrequieto di zia Sylvie.

Oppure Coulter, per descrivere il carattere inquieto, agitato, mutevole ed insoddisfatto di Tuberculinum ricorre ad una metafora di Montaigne sul matrimonio, quella di un uccello che non dispera di essere chiuso in gabbia, ma si dispera di poterne uscire. “Il matrimonio è come una gabbia; si vedono gli uccelli chiusi fuori che tentano furiosamente di entrare, e quelli chiusi dentro che tentano furiosamente di uscirne”.

Coulter cita l’epigrafe che Puškin usa per il suo personaggio Eugene Onegin: E a vivere s’affretta e a provare sensazioni.

Coulter allarga la galleria di artisti che rappresentano secondo lei il tipo tubercolinico: Chopin, Mendelsohn, Jane Austen, Keats, Shelley, Emily Brontë, R. L. Stevenson, Poe, Čechov, fino a Modigliani.

La ribellione di Tuberculinum è anche sociale, la lotta del dionisiaco contro le strettoie della civiltà: “Alla radice di questa irrequietezza, del desiderio di cambiamento, dell’umore mutevole c’è un conflitto primario tra due nostri opposti modi di essere: da una parte un comportamento civilizzato, controllato ed educato, dall’altra una atavica sessualità ed altre passioni ed altre energie”.

In questa chiave Coulter rilegge anche Catherine, il personaggio di Cime tempestose, in bilico tra il matrimonio con Edgar, tenero educato ed intelligente, e la passione per Heathcliffe, intenso ribelle e spregiudicato. Catherine vuole un mondo che sia confortevole, gentile, bello ed armonioso, ma anche al tempo stesso vagare libera e selvaggia  nella brughiera. Fin da piccolina ella sapeva essere una bambina dolce e sensibile, o trasformarsi in una furia vendicativa.

Infine una bella rappresentazione cinematografica di questo carattere possiamo trovarla nel personaggio di Idgy in Pomodori verdi fritti. L’indicazione è di Naranjo (Dramatis Personae), ripresa da D’Agostini e Fabbro (Enneagramma e personalità). Anticonformista e ribelle, Idgy è una ragazza forte, selvaggia, indipendente, libera e fiera. Amica ed amante della fidanzata del fratello morto giovane, si batte per sottrarla ad un matrimonio vessatorio, ed insieme aprono e gestiscono un piccolo bar. Esuberante e ruvida, si batte costantemente contro l’ipocrisia e solidarizza con i negri e con gli emarginati. Dura ed impassibile se occorre, spavalda e tagliente nella sua ribellione, è sempre sostenuta da un forte senso di giustizia e da un profondo sentimento del vincolo dell’amicizia.

Come scrive Fannie Flagg nel libro da cui è tratto il film: “Se chiudi in trappola un animale selvatico, puoi star certa che morirà, ma se lo lasci libero, nove volte su dieci tornerà a casa”.

 

Il personaggio di Idgy in Pomodori verdi fritti

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